Appia: Paolo Rumiz e il diario di un’esperienza unica

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Un’opera preziosa, che profuma della terra e dei colori che si incontrano tra boschi e laghi, e che ci consegna voci e testimonianze del Paese migliore

NoteVerticali.it_Paolo_Rumiz_Appia_coverLe imprese più clamorose forse sono davvero quelle che partono dalla semplicità dei gesti. Come camminare, per attraversare territori, incontrare altre persone, integrarsi nelle comunità che si attraversano, e dalle quali assorbire un po’ della loro essenza, per crescere e diventare migliori. Paolo Rumiz, giornalista e scrittore che ha fatto dell’esplorazione la propria essenza di vita privata e professionale, in “Appia” (Feltrinelli) ci regala il diario di un’esperienza di cammino sui generis percorrendo, a piedi con alcuni amici, da Roma a Brindisi, i 580 km di quella che a tutti gli effetti è la prima grande via europea. Una testimonianza che sa di dovere civile, per restituire al presente, con la massima dignità, un pellegrinaggio laico verso entità dimenticate, espressioni di voci che sembrano provenire da un pianeta lontano, ma che sono eredità ancestrali del nostro presente, frettolosamente seppellite sotto una cava di rumore e piattume assordanti.

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Il libro, che non si configura come un semplice diario di bordo, ma piuttosto come espressione viva e vitale dello spirito sopito che vuole animare le radici di un popolo pigro e sonnacchioso, è un piccolo scrigno ricco di tesori, che, con uno stile narrativo sobrio ma mai disadorno, restituisce la giusta visibilità a personaggi che intrecciarono le loro sorti con quelle dell’Appia. Ecco quindi Orazio, lucano nativo di Venosa, che sotto l’influenza di Lucillo decise di raccontare il suo viaggio lungo lo stesso itinerario, lasciandoci un diario ricco di appunti a volte persino irriverenti su luoghi e personaggi. Ecco Federico II di Svevia, che la percorse nel 1228 per giungere a Brindisi e da qui imbarcarsi per le Crociate. Ed ecco ancora Spartaco, protagonista di una epica battaglia che lo vide soccombere contro i Romani, che destinarono ai prigionieri l’orrenda fine con crocifissione. E, in tempi più recenti, ecco Vinicio Capossela, artista cantore del recupero di tradizioni dimenticate, o Antonio Cederna, la cui campagna di sensibilizzazione contro le speculazioni edilizie rappresentò la voce inascoltata nel deserto di arrivismo e scempi costruttivi che negli anni tolsero ossigeno a quella che Stazio aveva definito la regina delle lunghe strade. Sì, perché accanto all’incanto, appare, anzi si mastica, l’indignazione, quella scaturita dal constatare che negli anni sessanta del secolo scorso il dilagare del brutto ha regnato inesorabile, profanando la memoria di una strada che più di ogni altra aveva rappresentato la Storia d’Italia.

NoteVerticali.it_AppiaUn volume, arricchito dalle mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che è declinazione di più voci, dicevamo, tante quante sono quelle delle diverse popolazioni che qui, da Roma a Brindisi, si sono susseguite nel meticciato di razze e popoli che ha attraversato il territorio italiano, forgiando uno spirito che ha sempre fatto dell’accoglienza il proprio faro di eccellenza. Ne viene fuori un’opera preziosa, che profuma della terra e dei colori che si incontrano tra boschi e laghi, sotto un cielo testimone inerme di cementificazioni dissennate, sentieri invasi dai canneti, segnaletica assolutamente incoerente e, quel che è peggio, per usare le parole dello stesso Rumiz, “la solitudine degli onesti e la protervia di una burocrazia spagnolesca“.

Un filo d’Arianna esile e precario, che prende corpo, pagina dopo pagina, nelle persone che incarnano il Paese migliore, quello capace di difendere il buono e il bello, anche partendo da un uliveto o un campo di papaveri, o da un gesto di carità e di buonsenso, come il regalo di una bottiglia di acqua fresca al viaggiatore-narratore.

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Paolo Rumiz, Appia, Feltrinelli, 2016, pagg. 360