Bruno Gemelli riporta alla luce uno ‘strano delitto’ di mezzo secolo fa

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Lo_strano_delitto_Bruno GemelliUn caso irrisolto di cronaca nera in Calabria avvenuto cinquant’anni fa, nel 1965. E’ questa la base da cui parte Bruno Gemelli  per il suo ultimo libro, “Lo strano delitto“, edito da Città del Sole. Gemelli, giornalista di razza, indaga sull’omicidio politico di Luigi Silipo, esponente comunista catanzarese, e lo fa con l’occhio attento del cronista esperto, mettendo insieme, pezzo dopo pezzo, tutti i reperti disponibili, non ultimi quelli raccolti dal collettivo Lou Palanca – curatore della prefazione –  che aveva riaperto il dibattito sull’oscura morte di Silipo nel bel volume “Blocco 52, una storia scomparsa, una città perduta” (il blocco 52 è la zona del cimitero catanzarese che dal 1965 ospita le spoglie mortali di Silipo).

Quella di Gemelli è una ricerca storiografica, fatta con certosina metodicità, che consente al lettore di proiettarsi nell’atmosfera in cui fu consumato il delitto Silipo, quella Calabria di metà anni ’60 in cui la vittima, prima ancora di essere tale, va a scardinare ogni equilibrio di convenzioni e di schemi. Silipo, non sposato, comunista, pur vicino alla gente (era presidente regionale dell’Alleanza dei contadini, oltre che membro della segreteria regionale del PCI e del Comitato federale di Catanzaro), è apertamente osteggiato sia dalla borghesia che dal partito. Ma la sua scomparsa ha lo stesso effetto di una bomba ad altissimo potenziale che deflagra in una comunità dominata dall’impasse. Una comunità che vive la vicenda dell’omicidio di un suo concittadino scomodo come qualcosa che non le appartiene. E al cui interno per questo si dà vita a una serie di illazioni, prima fra tutte l’ipotesi che il killer di Silipo dovesse necessariamente essere un forestiero, un non catanzarese, che contribuiscono indirettamente a rendere la matassa ancor più ingarbugliata.

NoteVerticali.it_Bruno-GemelliL’importanza di un volume come “Lo strano delitto” è, a ben vedere, umana e politica, oltre che, ovviamente, storiografica. Ciò perchè riporta alla memoria uno dei tanti delitti irrisolti di cui si è macchiato negli anni il nostro paese e, nello specifico, il territorio calabrese. Quasi una terra di mezzo dove spesso, e più ancora nei decenni che hanno preceduto quelli che stiamo vivendo, i soprusi erano all’ordine del giorno, e magari venivano camuffati sotto la confusa etichetta ‘politica’ dando alle vittime una connotazione sovversiva che invece non avevano. Si pensi in proposito all’episodio clamoroso del delitto di Peppino Impastato, nella siciliana Cinisi, un omicidio di chiaro stampo mafioso inizialmente etichettato come attentato o addirittura suicidio. L’importanza storiografica del volume, infine, consiste nel poter ricostruire la vicenda attraverso le numerose testimonianze che la stampa dell’epoca fornì dell’accaduto. Come è facile osservare scorrendo tra le pagine del libro di Gemelli, non sempre si assiste a chiari tentativi di ricostruzione di un episodio di cronaca. Più spesso, invece, la stampa dell’epoca sembra voler approfittare della vicenda delittuosa per cavalcare il simulacro di una polemica politica fatta più di parole che di fatti. E Gemelli, sapiente cronista ma anche fine ricercatore di storie minime calabresi (come ci dimostrano le sue precedenti pubblicazioni, tra cui segnaliamo “Il grande otto“, del 2013), ci offre l’opportunità di verificarlo.

Bruno Gemelli, Lo strano delitto, Edizioni Città del Sole, 336 pagine, 2015