Cantico dei Cantici: Andrea Ponso e l’amore tra umano e divino

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Il Saggiatore pubblica coraggiosamente una nuova versione del libro d’amore per eccellenza 

Occuparsi del Cantico dei Cantici dal punto di vista letterario, oltretutto stando non dalla parte più comoda del lettore, significa possedere un bagaglio culturale fuori dal comune che comprende anche la conoscenza della lingua ebraica. Il Saggiatore ha ritenuto opportuno far convergere tutto ciò in un risultato concreto, pubblicandone la nuova versione a cura di Andrea Ponso, affermato poeta veneto e studioso.

Nuova versione specie perché, come per la maggior parte delle traduzioni letterarie, nessuna è mai uguale a se stessa fosse anche solo per una parola. Problematica approfondita nella parte iniziale del saggio, in cui viene proposta la riflessione sul lavoro del traduttore e sul risultato che ne ottiene: a volte può apparire un po’ diverso dall’originale, altre può rendere l’originale un po’ diverso a sua volta.

Non va certo dimenticato che tradurre il Cantico dei Cantici significa tradurre dall’ebraico, trattandosi di un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, avvalendosi in tal caso di note – anche corpose – che non sono radici che sostengono e tengono in piedi l’arazzo del Cantico, ma piuttosto immersioni che, almeno nell’esperienza di chi ha tradotto, tolgono il fiato, costringendo ogni volta a reimpararlo di nuovo.

L’antico testo biblico, attribuito a Salomone, re d’Israele nel x secolo a.C., ha avuto varie interpretazioni tra le quali quella allegorica: come nella più familiare Divina Commedia, le immagini concrete di concetti e di altro che s’intende narrare vanno lette e, soprattutto, codificate.

Questo è quanto il traduttore ha fatto: non solo essersi occupato della traduzione fine a se stessa, ma anche avere esteso questo suo progetto poetico-letterario a una riflessione globale sul testo di partenza. Da qui l’esposizione di studi, pensieri e citazioni dei padri della Chiesa che, nell’analisi dell’opera, lo hanno preceduto di secoli; e allo stesso modo anche l’esposizione di altri studiosi che lo hanno altrettanto preceduto.

Andrea Ponso
Andrea Ponso

Ponso dedica quindi gran parte della sua opera anche all’esegesi che, in quanto tale, si è occupata delle varie interpretazioni cui il Cantico dei Cantici è stato sottoposto nel corso dei secoli. E offre molte spiegazioni alle interpretazioni stesse, non solo religiose ma anche allegoriche, seppure intese come bibliche.

Il saggio è arricchito dunque da molte citazioni e mostra spesso lo stile proprio della disciplina estetica unendo a ciò numerose riflessioni sulla preghiera e i suoi significati.

Da qui la spiegazione, tra le altre, del curatore circa la “preghiera del cuore”, ossia quella che unisce opponendosi a quella di chi, invece, intende dividere.

E quella circa il meditare come un papavero: Meditare come un papavero significa iniziare la pratica del fiorire, del nascere continuo nell’adesso, rivolti alla luce ma, nello stesso tempo, presenti e abbandonati con fiducia come gli evangelici “fio­ri dei campi”: con una certa flessibilità, senza pensieri sul passato e senza preoccupazioni sul futuro.

“Sul letto mio, dentro le notti,
cercavo lui che desidera la gola mia,
il respiro di me,
cercavo lui e non arrivavo a toccarlo.
Salirò, sì, e girerò nella città,
nelle strade e nelle piazze,
cercherò lui
che desiderò la gola mia – il respiro di me”.

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