Dormono sulla collina: la parola a 45 anni di storia d’Italia

NoteVerticali.it_Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, con un gruppo di studenti

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Abbiamo intervistato Giacomo Di Girolamo, che nel suo ultimo libro dà vita a un’originalissima Spoon River italiana, con fatti, misteri e personaggi noti e meno noti. 

NoteVerticali.it_Dormono-sulla-collina1Domande senza risposta, di persone e personaggi che hanno attraversato la storia d’Italia lasciando un segno, a volte di luce, spesso, troppo spesso, di morte e di mistero. “Dormono sulla collina”, di Giacomo Di Girolamo, è la Spoon River d’Italia, il racconto di un paese dalle voci dei testimoni, consapevoli e non, che l’hanno attraversato in quasi mezzo secolo, tra suoni e rumori, tra voci negate e silenzi troppo assordanti. Cos’hanno in comune la Bomba di Piazza Fontana e Anna Magnani? O Giuseppe Ungaretti e Marco Pantani? Nulla, forse nulla, o forse tutto, in anni plumbei e mirabili al tempo stesso, che hanno segnato in modo indelebile le vite di milioni di persone accomunate da un unico marchio di fabbrica: essere italiani.

Giacomo Di Girolamo, autore del libro, è un giornalista, e vive a Marsala. È direttore del portale www.tp24.it e della radio trapanese Rmc 101, e collabora con Repubblica e Il Sole 24 Ore. Nel 2014 ha vinto in Premiolino, il tra i riconoscimenti più ambiti nel mondo del giornalismo italiano. Lo abbiamo incontrato per sottoporgli alcune domande.

NoteVerticali.it_Giacomo Di GirolamoCome è nata l’idea del libro?

Il Saggiatore è una casa editrice unica, molto attenta al “catalogo”, alla creazione di libri che di volta in volta lasciano un segno. In questa occasione tutto parte dalla domanda: come sarebbe il racconto della storia d’Italia degli ultimi 40 anni se a farlo fossero in prima persona i morti? Prendiamo una data zero, il 12 Dicembre 1969, quando scoppiò la bomba di Piazza Fontana, dando inizio alla “strategia della tensione” e facciamo parlare – come nell’antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters – tutti coloro che la storia d’Italia, fino ad oggi, l’hanno fatta, subita, attraversata: politici e terroristi, mafiosi e vittime, uomini dello sport e dello spettacolo, cose. Questo è “Dormono sulla collina”, un libro di 1300 pagine, un atto di coraggio e di immaginazione. Ma, come diceva Italo Calvino, la letteratura ha senso solo se raccoglie sfide al di là di ogni immaginazione.

“Dormono sulla collina” è un libro sulla memoria. Il poeta messicano Octavio Paz, Nobel per la Letteratura 1990, scrisse: “La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda”. Scopo del libro è davvero quello di far ricordare chi eravamo, visto che agli italiani viene spesso rimproverato di non avere memoria?

Chi ha più memoria, oggi? Cosa davvero crediamo di sapere? Tutto avviene sotto i nostri occhi, uniamo alle notizie del mondo il nostro personale quotidiano di notizie, fatto di stati sui social, problemi al lavoro, relazioni. Tutto si mischia e si fonde: la crisi in Iraq con la riforma della scuola, una petizione on line contro i costi della politica, le foto buffe del nostro amico su Facebook. E tutto sembra avere uguale valore. Tutto viene dimenticato in fretta, la memoria dura lo spazio di un tweet. Il presente non esiste, il passato neanche lo studiamo più, dato che a scuola i programmi si fermano, per tradizione, alla Seconda Guerra Mondiale. Non studiamo più, né ricordiamo, perché tanto siamo sicuri di trovare tutto on line, su Wikipedia o su Google. E pazienza se scambiamo la popolarità per verità. No, non c’è memoria. “Dormono sulla collina” non ha lo scopo di far ricordare chi eravamo, racconta invece chi siamo: un Paese che non ha memoria, e non ha storia, e che non può più essere raccontato, perché la storia viene frammentata nei mille punti di vista dei personaggi famosi e non che l’hanno attraversata.

NoteVerticali.it_Piazza Fontana_1969Perché la prima a parlare nel libro è la Bomba di piazza Fontana?

Perché la strage di Piazza Fontana, come dice la bomba stessa, rappresenta l’inizio di una fase di una storia del nostro Paese, che arriva fino ad oggi. D’altronde ogni narrazione comincia con una “rottura” e da questo punto di vista Piazza Fontana ha rappresentato per l’Italia, come impressione collettiva, quello che l’attentato alle Torri Gemelle ha rappresentato per gli Usa. Ecco perché la chiamo “il nostro Ground Zero”. Da lì sono cambiate molte cose, tantissime ne sono nate, ed è cambiato anche un modo di vedere e raccontare l’Italia. Il fatto che poi, oggi, la strage sia ancora impunita, rende ancora più evidente quanto dicevamo poco fa: l’assenza di una verità nel nostro paese, di una storia che possa essere raccontata. Vale per Piazza Fontana come per Piazza della Loggia o per Ustica. La verità non esiste. E i personaggi sulla collina lo sanno bene.

“Dormono sulla collina” è chiaramente ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che a sua volta ispirò il capolavoro di Fabrizio De Andrè “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”. A De Andrè ha riservato uno spazio nel libro? 

De Andrè è la colonna sonora del libro, insieme a tanti altri cantanti, da Battiato a Conte, fino ai Club Dogo. “Dormono sulla collina” non è un libro cupo, c’è molta musica. Anche perché la canzone d’autore in Italia è stata ed in parte ancora oggi è una forma di racconto del Paese, e pertanto non poteva mancare. Per dire “Baci senza memoria” mi è sembrata la colonna sonora più adatta per il più importante “bacio senza memoria” della nostra storia, quello tra Riina e Andreotti, che i pentiti fanno risalire ad un incontro nel 1987. Bacio non vero, senza memoria, appunto, perché sconfessato da diverse ricostruzioni giudiziarie, ma ormai impresso nella nostra immaginazione.

Che differenza c’è secondo lei tra le sue ‘testimonianze’ e quelle di Edgar Lee Masters?

Edgar Lee Masters ha compiuto un lavoro, in tutti i sensi, poetico e creativo. E ha scritto un capolavoro che oggi è un classico per molte generazioni. Ha dato via dal nulla ad un cimitero, a delle persone, a delle storie. Io ho solo osservato e  ascoltato le voci della collina del paese che chiamiamo Italia, cercando di limitare al minimo i miei interventi, evitando di mettere in bocca ai morti parole che non erano loro.

NoteVerticali.it_Anna Magnani“Dormono sulla collina” è un racconto di “un paese che fu” a “un paese che è”. Che paese è l’Italia di oggi?

C’è l’immagine finale che rende bene cos’è l’Italia oggi. Nelle ultime pagine di “Dormono sulla collina” parlano infatti i ruderi di Pompei, i pezzi di quel grande parco archeologico che vanno cadendo giorno dopo giorno nell’incapacità tutta italiana di valorizzazione e tutela. Un muro, se ricordo bene, cade nel giorno in cui l’Italia vince l’Oscar con “La Grande Bellezza”. Sembra quasi che l’abbia fatto apposta. Il nostro Paese ha sempre prodotto rovine, e con fierezza le ha mostrate al mondo. Ci vantiamo di essere il Paese con il più alto numero di beni archeologici al mondo, ed è vero. Le nostre rovine sono la nostra storia. Ma adesso anche le rovine stanno collassando…

In questo libro ci sono vincitori e vinti?

Non lo so, non possiamo dirlo. Peppino Impastato è un vincitore o un vinto? E Tano Badalamenti? Andreotti? I terroristi irriducibili morti nei conflitti a fuoco?  La collina ascolta tutti. Tutti racconta. Giovanni Falcone è un vincitore o un vinto? In vita era molto disprezzato da settori ben qualificati della magistratura e dell’opinione pubblica. Tant’è che fa, in “Dormono sulla collina” questa considerazione iniziale: “Tutti oggi vorrebbero essere Giovanni Falcone, ma io non volevo essere Giovanni Falcone”.

Tra i “testimoni” ospitati nel libro, ce n’è qualcuno che secondo lei andrebbe valutato in modo diverso dalla storia e dall’opinione pubblica?

Non lo so. Più che altro quello che accomuna molti personaggi è l’ansia di essere ricordati, di non cadere nell’oblio, e l’invocazione di una “pietas”. I morti della seconda guerra di mafia, quelli fatti fuori da Riina in una vera e propria guerra con centinaia di morti tra gli anni 70 e ’80, parlano in coro e dicono: siamo i morti dalla parte sbagliata nella parte sbagliata d’Italia, nessuno leggerà mai in piazza ad alta voce i nostri nomi.

E c’è invece qualche personaggio verso il quale ha modificato l’atteggiamento che aveva prima di scrivere il libro?   

No. Il mio è stato un atteggiamento di ascolto, senza pregiudizi. Da Tano Badalamenti a Mike Bongiorno….

Proviamo ad immaginare che i protagonisti del suo libro, oltre a raccontarci la loro verità, possano dialogare tra loro. Che dialogo immaginerebbe tra Aldo Moro e Francesco Cossiga?

“Dormono sulla collina” non è un libro di figurine, ma ha una sua struttura narrativa, dove i personaggi già parlano tra loro, si accusano a vicenda, si raccontano storie, portano avanti un dialogo. Aldo Moro ad esempio racconta: “La Dc mi obbliga a morire”. E con questa frase di Moro tutti, da Andreotti a Zaccagnini allo stesso Cossiga, fanno i conti nelle pagine del libro.

NoteVerticali.it_Giovanni Falcone_Paolo BorsellinoE tra Giulio Andreotti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

Falcone e Borsellino parlano tra loro. Il tema è quantomai attuale, e, per me, doloroso: la fine della lotta alla mafia. “Dove abbiamo sbagliato, Paolo – chiede Falcone a Borsellino – se anche da morti le coscienze che avevamo svegliato sembrano adesso assopite?”. A Falcone risponderà Borsellino. Andreotti, invece, è anticipato da Agnese Borsellino: la verità è la fine del mondo”.

“Dormono sulla collina” potrebbe avere un adattamento teatrale?

Ce l’ha già, dei validissimi giovani attori ne hanno fatto una riduzione teatrale che ha avuto un grande successo al Festivaletteratura 2014 di Mantova e che girerà in altre tappe per l’Italia. Ma ne potrebbe avere altre infinite versionie, perchè infinite sono le storie, le trame narrative, i percorsi che si intrecciano e si dipanano. “Dormono sulla collina” è un libro che si può leggere in tanti modi: dall’inizio, dalla fine, a partire da un anno a piacere, seguendo un percorso (ad esempio tutte le vittime della mafia) e che ognuno dunque può poi interpretare come vuole.

Questo libro si rivolge al presente parlando del passato. Ma cosa vuole comunicare alle nuove generazioni? 

Non è vero che sappiamo tutto, anzi non sappiamo nulla. La storia non esiste, perchè non esiste la verità. Esistono le storie, ma per saperle ascoltare ci vogliono memoria e attenzione. E l’attenzione, oggi, è un miracolo.

NoteVerticali.it_Sandro-PertiniQuale sarà il suo prossimo libro? Ci ha già pensato?

E’ la domanda che si fa sempre ad un autore quando pubblica un libro, ma io non la capisco. Scrivere un libro (questo libro in particolare mi ha comportato due anni di lavoro) è un’attività sicuramente bella e affascinante, ma che esaurisce le tue risorse mentali, te le porta a zero. Purtroppo in Italia pubblichiamo tanto, troppo, e quindi è normale che uno scrittore pensi subito a cosa scrivere dopo. Io non ci riesco. La scrittura nasce da un’urgenza che hai dentro e richiede fatica e concentrazione.  Al momento ho tanta curiosità di capire come verrà accolto (per ora in termini di vendite e critiche i risultati sono ottimi) “Dormono sulla collina”. Gli spunti per scrivere di altro, o per tornare a scrivere di mafia, non mancano, la finestra è sempre aperta, il mio sguardo sempre curioso. Lavorare a stretto contatto con tutti questi morti mi ha insegnato molte cose, forse la principale è di stare più attento alla vita. Come fanno quelli sulla collina, d’altronde.