I duellanti: la sfida tra Guardiola e Mourinho nelle pagine di Paolo Condò

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Il romanzo del giornalista di Sky Sport affronta il confronto tra due allenatori entrati di diritto nel mito sportivo  noteverticali.it_i_duellanti_antonio_condo_cover«I duellanti non è un libro di sport: è un libro. Sì, si svolge nel mondo del calcio, ma ha una dignità e un’apertura letteraria rarissima»: queste le parole che Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport, utilizza per introdurre il nuovo libro di Paolo Condò, nota penna del quotidiano dalle pagine rosa e ormai celebre volto di Sky Sport, edito da Baldini e Castoldi e presentato a Milano, presso la libreria Rizzoli di Galleria Vittorio Emanuele, con gli interventi dello stesso Monti e del campione rossonero Alessandro Costacurta.

Il titolo stesso del romanzo, perché appunto di romanzo nell’accezione classica si può parlare, rimanda, strizzando l’occhio all’omonimo racconto di Joseph Conrad, ad una dimensione più vasta, mitica, in cui i protagonisti, l’uno di fronte all’altro, o meglio, l’uno contro l’altro, si trasformano in veri propri archetipi, nei quali il lettore si rispecchia e in cui il campo da calcio è solo il terreno accidentale sul quale si svolgono i fatti. Ma chi sono queste ammalianti figure eroiche, questi miti che incantano il lettore? Josep “Pep” Guardiola da un lato e José “Mou” Mourinho dall’altro: i due migliori allenatori al mondo che, nel campionato 2010-2011, si scontrarono per ben quattro volte in diciotto giorni (due in Champions, una in campionato e una in Copa del Rey) in un continuo “duello” verbale e mentale, trascendente la semplice competizione sportiva, al di là del “Clásico”, del Barcellona e del Real Madrid, squadre rispettivamente allenate dai due coach.

noteverticali.it_antonio_condoPep, monaco zen riflessivo, silenzioso e pieno di dubbi, il cui scopo principale è costruire il gioco; Mou un diavolo senza scrupoli, pieno di certezze, che vuole vincere a tutti i costi e che non teme di colpire l’avversario proprio lì, nel punto più debole, quello della dialettica. Ed è proprio il continuo scambio di battute, con tutti i retroscena spesso intimi e privati, che Condò indaga e riporta in modo fluido, scorrevole ed elegante, lui che in quegli anni era presente, in veste di inviato della Gazzetta, al cospetto dei due big del calcio mondiale, lui che ha potuto assistere di persona alle velenose conferenze stampa, lui che ha avuto la possibilità di “spiare” la reazione dei due campioni, sia sul piano tecnico, sia sul quello quotidiano ed emotivo.

La partecipazione e l’affetto con cui Condò racconta quei giorni coinvolgono totalmente il lettore che non può fare a meno di schierarsi dalla parte di uno dei due, come spesso accade in ambito calcistico e non solo. «Intimamente stavo con Guardiola, condivido la stessa idea di sport – commenta Condò – dal mio punto di vista l’allenatore del Barcellona vince “il duello” non solo sulla carta (il tecnico blaugrana, infatti, si aggiudica la maggioranza degli scontri diretti nell’anno in questione, ndr), ma anche e soprattutto sul versante psicologico, poiché la diatriba con Mou produce in lui un profondo cambiamento e questo è senza dubbio un aspetto positivo». Mourinho, quindi, si trasforma nella personificazione del diavolo, astuto e alla ricerca di un confronto mirato all’annientamento dell’avversario: tuttavia, come Condò sottolinea, parafrasando il titolo della celebre canzone dei Rolling Stones, non si può fare a meno di “simpatizzare” anche per lui.