Joseph Mazur e la storia dei simboli matematici

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

In un volume sorprendente, una storia affascinante di civiltà e di evoluzione umana 

NoteVerticali.it_Storia-dei-simboli-matematici_JosephMazur_IlSaggiatoreLa comunicazione e il linguaggio hanno da sempre rappresentato elementi di caratterizzazione fondanti dell’evoluzione umana. Il cammino dei discendenti di Adamo, infatti, non sarebbe stato sicuramente lo stesso se non ci fossero stati, a supporto, artifici con cui confrontarsi e dialogare con i propri simili. Si pensa in questo certamente agli alfabeti e alle lingue, fondamentali per relazionarsi e stabilire contatti. Ma altrettanto fondamentale per formalizzare le intese, le crescite e, perchè no, anche i contrasti, sono stati numeri e simboli matematici, che hanno contribuito a cementare , secolo dopo secolo, le relazioni sociali tra uomini e popoli.

Joseph Mazur, professore emerito di Matematica presso il Marlboro College nel Vermont, con “Storia dei simboli matematici” ci conduce per mano in un viaggio affascinante e originalissimo, utilizzando uno stile capace di rendere interessanti e perfino divertenti concetti che in altri contesti sarebbero apparsi noiosi e circoscritti solo agli addetti ai lavori. Da Babilonia ai giorni nostri, una saga familiare che fa del potere dei numeri la sua epicità, e che ci fa scoprire quanto sia preziosa l’eredità che è arrivata fino a noi. Astronomi, sacerdoti, mercanti, fino ai moderni ricercatori, ciascuno ha contribuito con i propri sforzi e le proprie capacità a raffinare un sistema di comunicazione la cui nascita, ci dice Mazur, addirittura precederebbe di oltre un millennio quella della letteratura, se si pensa che idee embrionali di scrittura numerica, di progenitura cinese, sarebbero presenti già dal Paleolitico, e che la scrittura geroglifica egiziana possedeva un ben preciso simbolo per il numero 10.000.

NoteVerticali.it_JosephMazur_Una storia affascinante di civiltà e di evoluzione, che ci parla di luoghi come la Mesopotamia, un tempo fertili e rigogliosi anche dal punto di vista culturale, e oggi tristemente assunti agli orrori delle cronache del nostro quotidiano. Un crocevia florido di intelligenze, che contribuì in misura determinante a gettare le basi per una crescita cognitiva dell’esperienza umana, e che, proprio attraverso i simboli, è riuscita a superare ogni limite nel dare ai segni il potere di rappresentazione di quantità inimmaginabili. E, in questo, c’è un punto di vista dell’autore che riteniamo doveroso segnalare: Mazur scrive che i simboli nascondono sempre allusioni, suggestioni inconsce racchiuse nella loro forma espressiva che lavorano in sottofondo, mentre la mente “attraversa centinaia di casi specifici alla ricerca di connessioni tra i concetti o rimandi a equazioni già incontrate“. E questo, avverte lo studioso, non è prerogativa solo dei simboli poetici, delle figure retoriche e delle simbologie che si adottano in letteratura. E’ invece comunanza anche dei segni matematici, che possono “generare connessioni tra ciò che è esperito e ciò che è ignoto, suggerire pensieri metaforici capaci di trasmettere significato“. A ben vedere, non è un concetto originale, ed è lo stesso Mazur a rivelarcelo, citando Platone, il grande padre della filosofia, il quale nel Menone ci parla dell’esperienza di Socrate che invita un ragazzo schiavo, e quindi non istruito, a riflettere su concetti che riguardano il teorema di Pitagora, che lui non avrebbe mai potuto conoscere.

Questo per rivelarci che ciascun essere vivente è a conoscenza di determinate verità inconsce che comprendono, oltre all’etica e alla logica del comportamento, anche la conoscenza dei simboli matematici. Freud lo chiamerebbe “inconscio collettivo della filogenesi umana“, a noi basta sapere che tutto ciò fa parte dell’essere umano, e che accomuna noi uomini del ventunesimo secolo a un nostro antenato di mille secoli fa, e a chi ci seguirà nella meravigliosa avventura dell’esistenza.

Joseph Mazur, STORIA DEI SIMBOLI MATEMATICI, Il Saggiatore 2015, pp. 390.