Ma in seguito a rudi scontri: Culicchia e il calcio in guerra

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NoteVerticali.it_GiuseppeCulicchia_MaInSeguitoARudiScontriGiuseppe Culicchia (qui la nostra intervista) è uno scrittore versatile, mai scontato e originale, e lo dimostra anche nella sua ultima opera. Racconto lungo o romanzo breve, a seconda di come lo si voglia classificare, Ma in seguito a rudi scontri sorprende, coinvolge, a tratti incanta. A Torino, scenario caro all’autore, va in scena una storia di uomini, di umanità ritrovata in un periodo – quello della seconda guerra mondiale – che sembra lasciare poco spazio a una partita di calcio. Ma non è così.

Ermano Zazzi è un parà da sempre fedele al Duce, ma è anche un grande tifoso del Toro, il Grande Torino che ha conquistato i tifosi del calcio italiano anche in un periodo oscuro come quello della seconda guerra mondiale. Franz Hrubesch è un comandante delle SS tedesche, reduce dalla sanguinosa campagna in Russia. I due, ritrovandosi a Torino nel bel mezzo della guerra, affrontano insieme la domenica del derby, evento raccontato dallo Zazzi con entusiasmo, capace di esaltare e conquistare, col suo “dramma”, anche nel bel mezzo di un conflitto mondiale.

I due protagonisti sono la chiave fondamentale della storia: è attraverso i loro pensieri, le loro riflessioni più o meno drammatiche, la loro vita, i loro amori – la prostituta veneziana Aida, nel caso di Zazzi; la moglie, per Hrubesch, uccisa nei bombardamenti di Dresda – si snoda una vicenda di vita quotidiana, di incontri, di calcio. È proprio il calcio a rivestire un ruolo da sorprendente protagonista; un calcio diverso da quello odierno, ma che appassiona, esalta al pari di uno scontro politico di prim’ordine: quello fra i “granata”, i tifosi del Torino, e i “bianconeri”, i tifosi della Juventus; una fede, quella calcistica, che oltrepassa addirittura lo scontro ideologico fra “rossi” e “neri”, fra comunisti e fascisti.

Il racconto di Culicchia può essere letto anche come una favola moderna; in più occasioni, infatti, vi sono rimandi creativi e fantasiosi al calcio di oggi, alle ombre sulla Juventus della triade Moggi-Giraudo-Bettega; uno sfogo calcistico, ma anche ideologico, di giustizia sportiva e umana. Epica e originale è la scena dello stadio, nella quale Zazzi ha una sorta di visione su quello che sarà il futuro del calcio italiano, sulla Juventus e la sudditanza psicologica degli arbitri, ma anche sul Torino del futuro, e su quel dramma di Superga in cui persero la vita i giocatori di una delle più grandi squadre italiane di ogni epoca. Un libro, ad ogni modo, che resta legato più a un intento umanista che a un qualche tipo di messaggio moralistico; una storia che parla di personaggi, di visioni, di pensieri e sogni.