Per quieto vivere: Massimiliano Smeriglio e le piaghe esistenziali della periferia

NoteVerticali.it_Massimiliano_Smeriglio_per_quieto_vivere

Siciliana DOC, laureata in Comunicazione, non riesce a staccarsi da Roma nonostante tutte le contraddizioni e i problemi. Ama l'arte in tutte le forme espressive e adora leggere. E' alla ricerca di un po' di equilibrio

Nel suo nuovo romanzo Per quieto vivere, Massimiliano Smeriglio, scrittore e vice presidente della Regione Lazio, torna a indagare tra le piaghe esistenziali e non, della periferia romana, un microcosmo che si fa emblema dell’individualismo e dell’egoismo contemporaneo.

Il racconto prende le mosse da un fatto accaduto nel passato per poi svilupparsi e lasciare la sua terribile impronta nel presente. Il 4 giugno del 1944 (il giorno in cui gli alleati arrivano a Roma), una donna fedele al regima fascista, che ha provocato la morte di due giovani considerati pericolosi sovversivi (ovvero partigiani) con le sue denunce, si suicida per sfuggire al linciaggio della folla. Anni dopo, il nipote, portiere nello stesso condominio dov’essa lavorava, cova una rabbia e un rancore cieco per quell’episodio, cercando di vendicarsi nel presente, di trovare i responsabili di quel suicidio, cercando una sua verità, incapace di prendere le distanze da quel passato, incapace di liberarsene.

Indolente, frustrato e superficiale, il portiere segue con morbosa ossessione la vita dei condomini, ciascuno dei quali ha i propri tormenti da sopportare, ciascuno con la propria storia con cui dover fare i conti, con la propria sofferenza. Con l’arroganza di chi si crede nel giusto, di chi si crede migliore, critica e giudica costantemente quelle persone, incapace di provare compassione e gentilezza, arido e avido di sentimenti, il portiere agisce solo per danneggiare gli altri, gioendo delle sue ritorsioni e alimentando il suo desiderio di sopraffazione. E’ come un hater contemporaneo, diffida e odia tutti, in particolare gli individui più fragili, i deboli e i diversi.

Smeriglio si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti e a persone davvero esistite ed esistenti, intessendoli in un racconto intenso e didascalico, seppur tagliente.

Un condominio cupo dove s’intrecciano le esistenze di personaggi anonimi, tormentati e soli, dominati dalla figura del portiere che sembra incarnare il male assoluto. Un condominio che diventa metafora della società, del Paese, in cui troppo spesso ci si lascia opprimere dalla cattiveria e dalla ferocia di certi episodi e di dati comportamenti; in cui per quieto vivere appunto, si rimane alienati, indifferenti alla sofferenza dell’altro, si fa finta di non vedere e di non sapere. E come quei condomini, più o meno consciamente, più o meno inconsciamente, rafforziamo con la nostra indifferenza e noncuranza quelle forme di violenza che minacciano proprio la sicurezza e la tranquillità che cerchiamo di tutelare. Tuttavia, in questo contesto desolante e tetro, c’è spazio per quelli che l’autore definisce “elementi di speranza”: i personaggi femminili, seppur marginali, sono figure positive che in qualche modo riescono a reagire e contrapporsi alla perdita di senso, alla disgregazione e al male che pervadono il condominio.

Smeriglio denuncia e contesta il male che deturpa la nostra società, un male mediato e mediatico fatto di insulti, attacchi e provocazioni e un male reale, quello più pericoloso, fatto di aggressioni e violenza fisica, mettendo tutti di fronte alle proprie responsabilità e alle proprie colpe e invitandoci, dall’altro lato, ad una maggiore tolleranza e comprensione.  Bisogna fare i conti con la propria storia e il proprio passato perché sono una dimensione del nostro presente, indagarne la ragion d’essere che ne ha determinato il corso e, soprattutto (anche quando non siamo in grado di capire a fondo) sciogliere i nodi, imparare ad accettare che le cose siano andate in un modo piuttosto che in un altro e lasciare andare.

Per Quieto Vivere, Massimiliano Smeriglio, Fazi Editore, 2018, 222 pag.

 

Acquista su Amazon.it