Scarti: l’ultimo libro di Giuseppe Marcenaro fra storia e originalità

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Edito da Il Saggiatore, l’ultimo libro del giornalista e scrittore Giuseppe Marcenaro offre una lettura insolita, oltre che sorretta da uno stile originale, di brevi aneddoti volti a ricostruire uno sprazzo di letteratura, storia, arte, cultura.

Servendosi di un linguaggio spesso ironico, certamente brillante e per nulla didascalico, Scarti porta alla luce delle rarità poco, o per nulla, note seguendo un ordine cronologico che inizia dal periodo della Rivoluzione Francese e arriva a giorni più contemporanei. Fotografie, cartoline, inviti a teatro, biglietti da visita, stralci fortuiti. Una Lista di cibi stilata da Giacomo Leopardi durante il suo ultimo – e conclusivo – soggiorno a Napoli. Una cambiale firmata, ma mai onorata, da Gabriele D’Annunzio.

NoteVerticali.it_Scarti_Giuseppe_Marcenaro_Il_SaggiatoreLe immagini di tutti questi “cimeli” sono pubblicate subito dopo il titolo del breve capitolo aneddotico creando la struttura, anche non casuale nel suo svolgimento, del libro. Tali immagini, che possiedono di per sé il fascino appunto del cimelio, sono lo spunto per la narrazione di vicende qui rivelate come nel caso di una lettera inedita, del 1796, scritta da Giacomo Casanova nei suoi ultimi anni di vita trascorsi come bibliotecario di un conte della Boemia.

La lettera riporta i suoi dispiaceri nel vedere l’Italia preda di nuovi barbari, nel caso specifico di Napoleone Bonaparte, che di lì a poco avrebbe messo fine alla Repubblica di Venezia. E la figura di Napoleone è evocata anche nei racconti seguenti sia direttamente sia attraverso il nipote, figlio della sorella Carolina e di Gioacchino Murat. È una lettera ottocentesca a parlare della sorte di questo nipote, passato dai fasti del Regno di Napoli quando il padre ne fu il sovrano, alla direzione degli uffici postali di un anonimo paesino della Florida.

 

E poi ancora: un biglietto da visita di Arthur Rimbaud, forse più fantasioso che reale, riguardante un suo soggiorno a Milano in un edificio presso Piazza Duomo. Uno stralcio di poesia scritta da Paul Verlaine nel 1873, durante la sua reclusione in carcere dopo avere sparato a Rimbaud. Una lettera arrivata postuma a Rimbaud da una terza persona e ancora, sempre restando nell’intreccio dei destini dei due poeti, nel libro si trova anche l’invito al primo suffragio celebrato in memoria di Verlaine stesso.

Ci sono anche oggetti, come nel caso di Stendhal: una scatola per la cipria coperta dalla sua grafia; ci sono degli impensati inviti a teatro come nel caso di Marcel Proust e il biglietto con cui invitò Giovanni Boldini all’Opéra Comique; c’è una cartolina criptica – ma nemmeno troppo – del luglio 1912 tra Stephen Dedalus e Hector Schmitz, rivelando la – in tal caso nota – amicizia tra James Joyce e Italo Svevo.

Nel caso le fonti non siano propriamente documentabili con immagini sono i ricordi, che comunque partono da spunti reali, a ricostruire gli aneddoti. Come avviene nel capitolo che cita la lista dei dodici uomini chiamati a porre fine alla famiglia Romanov.

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Altri capitoli attingono dalla memoria di testimoni, come nel caso dei racconti che narrano di Eugenio Montale redattore al Corriere della Sera.

Per arrivare a giorni più tragici, solo accennati nel loro accadimento storico, con l’evocazione di Benito Mussolini e di Adolf Hitler, ma anche parlando del periodo successivo dell’allora neonata Repubblica Italiana.

 

Giuseppe Marcenaro, Scarti, Il Saggiatore, 2017.