Cabina 56: la nostra intervista a Psycopathic Romantics e Foxhound

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NoteVerticali.it_Foxhound_3Abbiamo avuto il piacere di essere ospitati alla rassegna musicale Cabina 56 nella splendida cornice del lido Rena Nera di Torre Annunziata. Dall’inizio siamo stati accolti da uno staff attento e preciso che ci ha messo a nostro agio dandoci tutte le informazioni di cui avevamo bisogno. Nella serata del 25 luglio scorso si sono esibiti due dei gruppi più interessanti del panorama musicale indipendente. I primi sono stati gli Psycopathic Romantics band, potremmo dire, italo/americana sia per le origini del cantante, sia per il sound internazionale che propongono. Gli Psycopathic Romantics hanno presentato i brani del nuovo album Bread and circusesdimostrando sul palco grandissima grinta sicuramente anche grazie al carisma del leader Dust. Successivamente è toccato ai torinesi Foxhound intrattenere il numeroso pubblico. Quindici brani, pezzi nuovi e vecchi e anche qualche cover. Inutile dire che anche la loro esibizione è stata impeccabile. Un suond british, mai banale e una capacità di stare sul palco senza precedenti. Uno degli aspetti positivi della serata di sabato è stata la splendida selezione di canzoni indie-rock recenti e non che hanno reso l’attesa molto più piacevole. Forse l’unico aspetto negativo è stato il ritardo con cui è iniziato l’evento, ma considerando ciò a cui abbiamo assistito dopo, ne è valsa la pena. Nel pomeriggio abbiamo avuto anche modo di parlare direttamente con gli artisti e abbiamo raccolto riflessioni, idee e percezioni musicali. La cosa che ci ha principalmente colpito è il feeling che esiste tra i membri di entrambi i gruppi. E’ un feeling che va oltre la capacità di saper suonare insieme. Si tratta piuttosto di qualcosa di speciale che potremmo  ricondurre alla comunanza di intenti e di idee. Di seguito quindi potete leggere cosa ci hanno raccontato sia i Foxhound che gli Psycopathic Romantics.

NoteVerticali.it_Foxhound_1Arriviamo alle ore 19.00, il sole è caldo e bellissimo. Quattro ragazzi giovanissimi in t-shirt e pantaloncino siedono vicino ai loro strumenti. Chiediamo gentilmente di fare qualche domanda e non battono ciglio mostrandosi simpatici e gentili. Loro sono i Foxhound, gruppo torinese composto da Filippo, Riccardo, Lorenzo e Luca tutti giovanissimi si, ma tutti decisi e diretti. Quella con loro più che un’intervista è stata una piacevole chiacchierata sulla musica e sull’idea che ne hanno.

Nel parlare di voi stessi vi siete definiti “musicisti internazionali con cittadinanza italiana”. In effetti nell’ascoltare le vostre canzoni, emerge con prepotenza un sound molto english. Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Beh, sicuramente non la scena italiana tantomeno i cantautori o gli artisti attuali. Le principali fonti di ispirazioni vanno ricercate sicuramente nella musica più nera quindi nel reggae, in Bob Marley, Stevie Wonder e il funk e ovviamente la scena inglese. Quindi Beatles, Simon and Garfunkel e molti altri. Abbiamo sempre ascoltato questo tipo di musica e quindi è stato piuttosto naturale trarne ispirazione.

Uno dei vostri brani più celebri “Criticize you” è stato in rotazione su MTV new generation, ha ricevuto premi e vi è valso un’intervista su Vogue uomo. Come è stato confrontarsi con il successo alla vostra giovane età?

In realtà un premio specificamente per il pezzo, non è stato vinto. E’ stato in rotazione su MTV new generation dove è stato particolarmente apprezzato. E’ stato il disco “CONCORDIA” a vincere nel 2012 il premio come Miglior Gruppo. Con “In primavera” il secondo album,abbiamo vinto la targa mei come miglior autoproduzione. Inoltre grazie al primo album “CONCORDIA”, abbiamo avuto anche modo di essere intervistati da Vogue uomo.

Molti giovani come voi tentano la via per il successo attraverso i talent show. Inoltre anche gruppi rock, spesso utilizzano la tv come mezzo attraverso la quale emergere. Qual è la vostra opinione al riguardo?

Noi non facendo propriamente rock, siamo su un’altra lunghezza d’onda. Dal nostro punto di vista, dipende un po’ da come imposti il tuo progetto. I talent sono un sistema a se stante in cui vieni preso e indirizzato verso un certo stile. Hai dei punti di arrivo, un percorso definito. Noi siamo più per il lavoro personale e preferiamo lavorare in un contesto che non sia così limitante visto che partecipando ad un talent, devi fare un po’ quello che ti richiede lo standard televisivo. Nel nostro caso preferiamo essere un po’ più liberi. Tendenzialmente noi scriviamo la musica, siamo principalmente autori e riteniamo di non possedere ancora il carisma da personaggio televisivo. Siamo inglesi da questo punto di vista.

Tra i collaboratori di “In pimavera” spicca anche il violinista Davide Rossi, che tra l’altro ha lavorato con i Coldplay ed Elisa. Come è stato collaborare con lui?

Beh ci siamo incontrati per parlarne tranquillamente. All’interno di questo sistema diverso dai talent a cui accennavo prima, si va avanti soprattutto con le collaborazioni e quindi volevamo un musicista bravo e lui essendo anche il direttore anche dell’Orchestra di Sanremo, ci è sembrato il migliore. La collaborazione con lui, è stata il modo attraverso il quale colorare il disco con gli archi e questo aspetto è molto nuovo per noi, sia allo stesso tempo realizzare un pezzo completamente diverso rispetto anche a quelli presenti nell’album. Volevamo valorizzare la composizione e Davide è stato davvero disponibile.

NoteVerticali.it_Foxhound_6Avete dichiarato che il vostro album “In primavera” è stato partorito praticamente in isolamento nella villa Gasulì 04 a Brescia. Nel posto in cui vi trovavate, c’era completa assenza di segnale telefonico. Dunque eravate soli con la vostra ispirazione. Sappiamo che oggi nessuno potrebbe vivere senza i social network anche se la nostra dimensione sociale viene spesso minata dall’ossessiva presenza del cellulare. A vostro avviso quella che si genera dalla tecnologia, è una moderna forma di solitudine?

Esatto, il telefono era completamente irraggiungibile. Per il disco è stato un isolamento voluto, ma rispetto ad un discorso di tecnologia come isolamento, in realtà credo che anche nel periodo in cui i cellulari con internet non esistevano, se volevi isolarti lo facevi comunque. Nel nostro caso, noi volevamo staccare completamente da quella che era la quotidianità e stare lì a suonare per tutto il giorno e non ci interessava avere quel tipo di relazione con l’esterno. Questo isolamento l’abbiamo voluto per quel disco ma non è detto che sia la cosa giusta da fare o che la tecnologia sia per forza una cosa negativa. Allo stesso modo parlare di isolamento in relazione ai social network, non è corretto perché per esempio Facebook è un ottimo modo per proporsi anche come band. Quindi dipende sempre dall’uso che si fa di essa, ma la tecnologia non è né buona né cattiva.

I Foxhound devono fare il suondcheck e quindi li lasciamo liberi. Non prima di aver fatto le foto di rito. Una chiacchierata piacevole con dei ragazzi che faranno strada. A questo punto ci spostiamo dall’altro lato del palco dove ci attendono gli Psycopathic Romantics. Anche con loro il tempo trascorre piacevolmente, tra chiacchiere, risate e scambi di opinione. Vediamo cosa ci hanno raccontato.

Il vostro album “Bread and circuses” è ricco di sfumature sonore diverse che toccano il rock più profondo unendolo ad un sound quasi folk. Quali sono state per voi le principali fonti di ispirazione?

La maggior parte delle canzoni sono scritte da Dust che è italo americano. Quindi la maggior parte delle sfumature sonore, sono dovute al suo  background e alle sue esperienze che mischiate alle nostre che sono tipicamente territoriale e campano, creano uno stile molto vario e particolare. Il nostro nuovo stile, deriva dal fatto che noi come gruppo, abbiamo cercato di mettere al centro la voce di Dust e valorizzarla ancora di più mentre prima lavoravamo più suoi suoni. La cosa interessante è che in alcuni brani tra cui “Einstein said” utilizziamo anche strumenti della tradizione come il mandolino o la chitarra battente che è principalmente di origine cilentana ma esiste anche nella variante calabrese. E’ uno strumento che difficilmente viene tirato fuori dal contesto della musica popolare ed è davvero un aspetto interessante.

A conferma della versatilità del vostro stile, la canzone “Up and down” vede la collaborazione del rapper napoletano Robert Shamantide. Come è stato collaborare con lui?

Rob è una persona speciale. Collaborare con lui è stato molto naturale, c’è stato subito feeling. Inoltre questa scelta, fa parte sempre della nostra attenzione al territorio che ci circonda. Sappiamo che a Napoli, c’è una bella scena rap e a nostro avviso il rap cantato in dialetto napoletano è molto più bello. In generale  il rap in dialetto, qualsiasi esso sia è sempre più interessante. Tornando a Rob, gli abbiamo fatto sentire il pezzo e lui ha scritto la sua parte che ricalca un po’ quello che aveva scritto Mario ed è venuta fuori una cosa interessante.

E invece della collaborazione con Amaury Cambuzat leader degli Ulan Bator cosa puoi dirci?

Amaury lo abbiamo contattato personalmente perchè siamo suoi fans da molto tempo. Anche con lui abbiamo instaurato subito un buon feeling. Gli abbiamo inviato dei demo che lui ha apprezzato particolarmente, poi ci siamo incontrati ai live, siamo rimasti in contatto e ci ha dato la possibilità di collaborare con lui.

E invece il rapporto per così dire musicale con Johnny Cash?

Abbiamo una vera e propria passione per Cash. Ci piace il suo carattere, è un ribelle, un punk vestito da country. Ci riconosciamo in questa figura “antisociale”.

NoteVerticali.it_Foxhound_5Gli ascoltatori di oggi sono più sensibili alla musica commerciale piuttosto che a quella cantautoriale. Però è altrettanto vero che in molti partecipano con convizione ai festival di musica indipendente come quello che vi ha visti protagonisti. A vostro avviso, in che modo la musica può liberarsi da questa dimensione superficiale che l’ha completamente offuscata negli ultimi anni?

E’ una domanda difficile. Non pensiamo che sia un problema legato alla musica, in quanto la musica buona in generale, si fa sempre nel corso della storia. E’ semplicemente che una musica più semplice ed immediata, ha una presa diversa perchè non tutte le persone sono necessariamente appassionate di musica. Non è che la musica non è più quella di una volta, sono cambiate le esigenze e il modo di fruirne. Negli anni 60/70 per esempio, chi ascoltava la musica era una persona più di cultura e quindi questa rifletteva quel target. Magari oggi, la musica è un po’ più per tutti. In via generale, ci sarà sempre qualcuno che farà buona musica e qualcuno che l’ascolterà.

Dopo le foto alla band, salutiamo anche loro.

Il live ha confermato le nostre aspettative. Ci siamo trovati di fronte a due band davvero interessanti e talentuose.