Due giorni, una notte: la difesa del lavoro in un dramma contemporaneo

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NoteVerticali.it_Due giorni, una notte_2Sandra lavora in una piccola azienda che produce pannelli solari. Sposata con Manu, conduce un’esistenza tranquilla, fino a quando subentra in lei un periodo di depressione che la allontana dall’attività lavorativa. Passa un po’ di tempo, Sandra si cura e sembra essere guarita, ma la direzione aziendale, piuttosto che riaccoglierla, decide di proporre ai dipendenti un bivio: accettare un bonus di 1.000 euro, o acconsentire a che Sandra riacquisti il proprio posto di lavoro. Purtroppo la netta maggioranza dei lavoratori, istigata dal caporeparto, che ritiene Sandra non all’altezza della propria mansione, opta per la prima soluzione, quindi per Sandra non sembrerebbero esserci i termini di un rientro in azienda. A meno che non scatti in lei un senso di rivalsa e di orgoglio. Aiutata dalla collega Juliette, convince l’amministratore delegato a rifare la votazione, e riesce ad ottenere due giorni di tempo. Le resterà un solo weekend per convincere i suoi colleghi a cambiare il proprio voto e salvarle il posto. “Due giorni, una notte” è un film appassionato e militante, una parabola sulla difesa del posto di lavoro, che i fratelli Luc e Jean-Pierre Dardenne, qui alla loro nuova prova registica dopo “Il ragazzo con la bicicletta”, affrontano in un presente su cui l’ombra della disoccupazione aleggia come uno spettro infausto e beffardo. La crisi occupazionale che investe il nostro tempo è una piaga che non può essere ignorata. Sono tante, troppe, le persone che, troppo giovani per una sia pur ipotetica pensione, e troppo vecchie per essere considerate giovani, si trovano in quel limbo di sospensione che li porta a un’esistenza scialba e triste, per autoconvinzione della propria inutilità, perché la società ha deciso per una rottamazione in anticipo.

NoteVerticali.it_Due giorni, una notte_4Marion Cotillard è bravissima nell’incarnare la maschera di Sandra, e il suo percorso coraggioso e difficile per difendere il proprio posto di lavoro. Una strada in salita, nella quale all’inizio non crede neppure lei, ma che saprà darle soddisfazioni inimmaginabili. Il film, che nella tenacia e nella caparbietà di sovvertire un giudizio che sembra definitivo ricorda un capolavoro come “La parola ai giurati” di Sydney Lumet, si avvale di un cast interessante e ben amalgamato, che vede presenti, tra gli altri, Fabrizio Rognone, Pili Groyne, Simon Caudry e Catherine Salée. La pellicola, di nazionalità belga, è distribuita da Bim.

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