Macbeth: Franco Branciaroli si confronta con Shakespeare

Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo, appassionata e inquieta. Una delle citazioni che riassume il suo pensiero è “L’arte vive di costrizione e muore di libertà” (A. Gide)

Fino al 22 gennaio in scena al Teatro Argentina Macbeth, per la regia di Franco Branciaroli che offre la propria lettura della tragedia shakespeariana.

Il “Macbeth” è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali, dell’ambiguità, del caos, e della distruzione che ne consegue. Franco Branciaroli firma una originale versione scenica dell’opera di Shakespeare in cui si descrive “un mondo esterno in guerra, dove caratteristiche come efferatezza e sete di sangue, al pari del coraggio, sono ritenute virtù, in quanto preservano il mondo “interno” della corte, una società patriarcale civilizzata regolata da leggi divine”.

Un dramma complesso e tremendo nel quale i protagonisti sono il tempo e la magia tra cui si muove il personaggio di Macbeth, il più problematico, il più sfortunato, prigioniero dell’immaginazione e schiavo dei suoi sentimenti. Macbeth, uccidendo il re, il “padre”, il divino, uccide la sua stessa umanità ed entra in una dimensione di solitudine dove perde tutto, amore, ragione, sonno, scopo di vivere. In più, la sua vittoria è sterile perché non ha eredi, e questa sua rinuncia alla sua umanità servirà solo a passare il trono al figlio di un altro.

Al caos generato da donne che sono uomini (da una natura femminile perversa) solo un “non nato di donna” potrà porre fine. Una scatola nera, uno spazio mentale gelido e metafisico, pervaso da violenza e sangue, che conduce verso quel caos totale che avviene quando la parte femminile si snatura e prende caratteristiche maschili.

Oltre a Branciaroli, saliranno sul palco Valentina Violo, Tommaso Cardarelli, Daniele Madde, Stefano Moretti, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti e Alfonso Veneroso. La produzione è a cura del CTB Centro Teatrale Bresciano e del Teatro de Gli Incamminati