Sanremo 2017 – Cronaca della prima serata: video e pagelle

Sanremo 2017: Fiorella Mannoia

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Per essere insostituibili, bisogna essere differenti. La prima serata del festival di Sanremo è stata completamente monopolizzata dal talento di Tiziano Ferro, artista che in un’ospitata è riuscito a cancellare qualsiasi altra cosa. Apre la serata il cantautore di Latina rendendo omaggio a Luigi Tenco nell’anniversario della sua scomparsa, un’entrèe efficacissima ma molto pericolosa. Da quel momento qualsiasi altra esibizione pone lo spettatore nella condizione di chiedersi quando tornerà Tiziano. Appare a suo agio Maria De Filippi, che riesce a condurre con il suo solito stile , stile che però richiede un format chiaro dove la conduttrice possa dare il meglio di sé. Ecco allora un tributo agli eroi di tutti i giorni, storie di persone normali che nell’esercizio del loro lavoro hanno contribuito a salvare vite umane. Maria si siede, scherza con Carlo Conti e propone quel talento intuitivo che tutti conosciamo. Presenta ogni storia con tono discreto, lasciando la scena a queste persone coraggiose. La competizione rimane sullo sfondo, canzoni non particolarmente memorabili si alternano alle comparsate di Raul Bova o di Antonio Albanese in coppia con Paola Cortellesi. Quando finalmente torna sul palco Ferro, tornano il talento e la musica. L’artista canta “Potremmo ritornare” e tutti si chiedono: se fosse in gara, un pezzo simile avrebbe senso continuare a presentare altre canzoni?

Per fortuna arriva Ricky Martin a portare un po’ di allegria presentando un medley dei suoi titoli più conosciuti. Martin è simpatico e sorridente riesce a svegliare un po’ la platea dell’Ariston e i telespettatori, Tanto Ferro non torna. La serata scorre lenta, tra una denuncia sul cyberbullismo e il grido sorridente di Diletta Leotta per le sue foto osè rubate on line. Un’imitazione poco costruttiva di Bob Dylan e un intervento di un’ex valletta del festival saranno presto dimenticati. Prima di parlare dei pezzi in gara occorre ricordare la copertina di Maurizio Crozza, ripetizione poco ironica di un format che nei suoi punti più alti riesce a far sorridere, Ferro non torna ancora e forse è il caso di cambiare canale. La gara impone però, di prendere una posizione, proviamo una pagella degli undici “Big” in gara:

 

Giusy Ferreri – “Fa talmente male” – Voto 4
La Ferreri migliora il suo tono da contralto, ma la canzone proprio non regge. Giusy è preoccupata, giustamente di dare il meglio di sé e ci riesce. Purtroppo non trasmette nemmeno un’emozione per la sorpresa di un ovetto Kinder.

 

Fabrizio Moro – “Portami via” – voto 5
Un misto tra Franco Battiato e Vasco Rossi, alla ricerca perenne di uno stile Moro prende spunto da due grandi. E’ possibile che il pezzo abbia bisogno di altri ascolti, per ora non convince.

 

Elodie – “Tutta colpa mia” – voto 6
Elodie è una cantante dotata di una voce notevole, riesce a fare il meglio con il poco che ha in mano. Una canzone mediocre, che non rende omaggio alle qualità vocali di questa interessante artista, musica e parole sono ancora la parte fondamentale. Non è colpa sua di certo.

 

Ludovica Comello – “Il cielo non mi basta” – voto 3
“Violetta” toppa il festival di Sanremo. La ragazzina dei “best off” ( attrice, conduttrice, cantante etc etc) presenta una canzone discutibile con un testo che rimane la fiera delle banalità.

 

Fiorella Mannoia – “Che sia benedetta” – voto 9
Basterebbe il verso “per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta” per convincere l’intero uditorio che questa è l’unica canzone di classe delle undici presentate questa sera. Fiorella canta con il suo solito stile severo e, per prima, riesce a emozionare.

 

Alessio Bernabei – “Nel mezzo di un applauso” – voto 4
Simil Nek , dance con risvolti filosofici. Se gli applausi e il successo sono il premio per la vita, occorrerebbe presentare una canzone diversa o dire  tutto in un altro modo. Banalità a porzione singola, qualcuno prenda esempio dalle vecchie ballate di Pippo Franco .

 

Al Bano – “Di rose e spine” – voto 8
Al Bano è Al Bano, un uomo coerente, un artista senza possibilità di discussione uguale a se stesso negli anni. Capace di ironizzare anche sulle sue scelte e disgrazie, il voto è solo per lui. Non importa la canzone, come diceva il maestro “un grande avvenire dietro le spalle”.

 

Samuel – “Vedrai” – voto 7
Riflessione sui sentimenti e le paure, messa in musica da un professionista che riesce sempre a produrre, piaccia o non piaccia, un lavoro degno. Pezzo pop di tutto rispetto.

 

Ron – “L’ottava meraviglia” – voto 6
L’autore di “piazza Grande” presenta un brano 2.0 per rinnovare la sua cifra stilistica aggiornandola alle nuove generazioni. Il retrogusto di Jovanotti è dietro l’angolo ma Lorenzo non inquina mai nulla piuttosto migliora.

 

Clementino – “Ragazzi fuori” – voto 5
Quando si è schiavi di un personaggio l’unica cosa da fare e ucciderlo e crearne uno nuovo. Clementino racconta le realtà che meglio conosce, ma quest’anno il retrogusto di già sentito è pericolosamente dietro l’angolo e il mestiere sembra ormai aver preso la scena.

Ermal Meta – “Vietato morire” – voto 6
Un inizio stile Dario Baldanbembo introduce una canzone dal testo riflessivo sul tema delle violenze domestiche. Meglio di Povia, ma alcuni tempi andrebbero solo rispettati senza la pretesa di raccontarli, a meno di non chiamarsi Fabrizio De Andrè.

A notte inoltrata, la giuria popolare ‘rimanda’ Clementino, Giusy Ferreri e Ron, che giovedì dovranno giocarsi un posto in finale.

In attesa degli altri Big e delle nuove proposte, non resta che partecipare a questo splendido “vecchio” format che rimane popolare per i ricordi più che per le intenzioni. Dopotutto non ha una pretesa dichiarata e aiuta a passare qualche serata d’inizio Febbraio.