Sanremo 2018: cronaca e pagelle della prima serata del Festival

Cantante e autrice, le piace esplorare tutto ciò che è musica, arte e cultura. Ha una personalità "multitasking" e per questo riesce a riempire tutto il tempo che ha a disposizione, vivendo tre vite in una...

Il Festival di Sanremo 2018 viene aperto dall’eleganza e dalla potenza di Annalisa, con “Il mondo prima di te” fresco ed energico,un brano d’amore scintillante, decisamente convincente.
Voto 9/10

Successivamente si esibisce Ron, con una brano che ricorda ciò che ha fatto grande la musica degli anni ‘70 ed ‘80. E pura poesia e infatti “Almeno pensami” è un inedito del grande Lucio Dalla.
Voto 8/10

Si esibiscono i The Kolors e all’Ariston e arriva un boato di energia: le percussioni su palco concorrono a creare una performance accattivante e non banale. Il brano è pop, giovane e merita. Stash è un talentuoso cantante ed ha un carisma eccezionale.
Voto 9/10

Dopo Frida dei The Kolors è la volta di Max Gazzè, con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. L’artista si differenzia sempre dagli altri per il suo stile, e in questo brano ci racconta una favola, anche se a tratti sembra cantare un brano tratto dal Signore degli Anelli, spiccatamente in linea col sound delle colonne sonore dei film. Potrebbe essere un vanto ma anche un limite, sicuramente non ha proposto un brano Sanremese.
Voto 8/10

Si esibiscono successivamente Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico con “Imparare ad amarsi”.E’ un piacere poter riapprezzare una delle più belle voci femminili della musica italiana. Fin dalle prime note la canzone si rivela intensa, grazie alla sua interpretazione. Gli altri spariscono, non reggono il confronto : sarebbe bastata Ornella a consacrare questo bellissimo brano: la platea è entusiasta, ed  ha ragione. Ornella esordisce dicendo “Ci sono voluti tanti anni per diventare giovane”. Ed è vero, spesso si nasce stanchi e poi si impara a ringiovanire.
Voto 10/10

Successivamente  è la volta di Fabrizio Moro ed Ermal Meta con “Non mi avete fatto niente”. Sono due cantautori contemporanei di spessore: Ermal è in forma smagliante, Moro risulta un po’ offuscato: rende sicuramente maggiormente da solista, probabilmente è meno abituato ai duetti. Le due voci cantano all’unisono, ma la sensazione è che siano due solisti che cantano insieme, c’è poca fusione in funzione dell’obiettivo. Il brano è molto solare e alleggerisce la tematica del testo, ma a tratti dissona.  Sono deludenti, ma comunque sufficienti.
Voto 6/10.

Mario Biondi canta Rivederti: il suo vocione si è piegato inesorabilmente al pop,  ma per riuscire la melodia deve catturarti subito, e con questo brano non succede: unico effetto previsto è il suo timbro che ci scalda: il brano è di sicuro spessore ma ostico per le orecchie pop. Per essere apprezzato e non da tutti, necessita di maggiori ascolti. Speriamo che 5 serate bastino per ammorbidirlo e farcelo ricordare.L’ eleganza,la precisione e l’estensione di Mario  inebriano, ma non catturano abbastanza.
Voto 7/10

Passano i minuti ed il Festival  non sembrerebbe essere pesante, il ritmo è incalzante, e la Hunziker brilla. Peccato che pensarlo sia un errore. Dopo Il cantante jazz nostrano, si esibiscono Roby Facchinetti e Riccardo Fogli. Le prime note al piano ricordano troppo  qualcosa, forse una canzone di Zarrillo. Il brano è piuttosto triste, Fogli è molto più in forma di Facchinetti. Il brano cambia il mood dell’ascoltatore, non genera emozione, ma pesantezza. Purtroppo si possono percepire imprecisioni vocali marcate, nonostante l’autotune. C’è un uso smodato dell’unisono negli arrangiamenti vocali: probabilmente sarebbe stato meglio armonizzare o imparare a chiudere le frasi con più precisione. Il feeling tra due grandi artisti non è mai così scontato. Il brano si chiude in modo banale. L’applauso generato dalla fine della canzone è dedicato  più alla carriera del duo che alla canzone e alle voci. Probabilmente la tonalità del brano era poco adatta al range dei due cantanti.
Voto 5/10

Lo Stato Sociale porta la musica Indie sul palco dell’Ariston, ma un po’ più di intonazione sarebbe gradita, anche se si vuol cantare “scansonati”.Certo, è anche vero che dopo il brano del duo Facchinetti-Fogli tutto sembra più bello.La gioia dello Stato Sociale cattura, riequilibrando il mood appesantito dal brano precedente .Le parolacce quest’anno sono ammesse. La signora anziana che balla alla fine del brano è energia pura ed è la sorpresa più bella di questa esibizione. Speriamo che non venga paragonata alla scimmia di Gabbani.
Voto 6/10

E’ la volta di Noemi: il brano resta in testa, avrà sicuramente un buon esito in Radio, l’artista non sbaglia un colpo, ed ha la fortuna di poter interpretare dei brani firmati da grandi autori.
Voto 8/10

Con la “Lettera dal duca” si esibiscono i Decibel: l’arrangiamento ricorda vagamente i Radiohead, ma siamo venticinque anni dopo. il brano è comunque qualcosa che ricorda il rock, sarà per questo che nel testo ci sono delle frasi in inglese? Sono state davvero necessarie? E’ comunque un brano ben costruito e si discosta dalle tipiche atmosfere sanremesi.  Quando c’è sostanza, la memoria resta, e la voce ed il talento di Ruggeri non possono essere dimenticate. La speranza è che sia considerata abbastanza radiofonica da diventare un successo.
Voto 9/10

Elio e le storie tese, prima di sciogliersi, presentano in gara “Arrivedorci”. Inizialmente sembrano i Pooh. La canzone sembra avere delle buone premesse. Poi si perde e non si trovano nessi nè perchè. L’unico aspetto degno di nota è l’impeccabile aspetto melodico e compositivo, ma il testo non ha nessuna utilità, ci coinvolge perché sappiamo che si scioglieranno, ci dispiace ma non basta.
Voto 6/10

E il turno di Giovanni Caccamo, che intona frasi come: “Prendimi la mano, scappiamo via lontano”. Ci si chiede se non ci fosse una possibilità meno banale. Una Nota di colore oltre agli immancabili archi è la presenza del flauto traverso. La canzone è innegabilmente ben costruita, resta in testa e Caccamo è un ottimo interprete.
E’ una tipica canzone Sanremese.
Voto 9/10

Arriva Red Canzian e sembra che i Pooh invece di sciogliersi si siano moltiplicati. Era necessario? Volevano sparire dalla scena o raddoppiare le presenze? Sicuramente il brano di Canzian è una spanna sopra quello del duo formato dai suoi colleghi. Brano accattivante per il target dei Fan dei Pooh e Red è in splendida forma vocale, strabiliante.
Voto 10/10

Luca Barbarossa presenta un brano d’autore, che riporta indietro: sembra di essere tornati negli anni ’80-’90 e dopo le performance dei colossi della musica italiana si comincia a percepire una certa pesantezza nell’aria. Piano piano si comprende come la presenza di Baglioni sia davvero un ritorno al passato, agli aspetti genuini della musica, al prediligere arrangiamenti più “sinceri”. Ma alcuni brani invecchiano il festival, si percepisce poca freschezza. Sanremo 2017 era  stata un’edizione più moderna, e la scelta di eliminare gli artisti usciti dai talent recenti un po’ si percepisce.
Voto 6/10

Diodato e Roy Paci sono un duo improbabile. Sul palco si esibisce un bravissimo cantante, un ottimo interprete con una frase chiave nel ritornello che ti entra come un mantra. Roy Paci risulta essere un nome di spessore ma a livello di performance  non arricchisce in modo così tangibile la performance di Diodato. C’è, si sente, ma non si vede.
Voto 7/10

Nina Zilli arriva con classe ed eleganza, ma non la si riconosce. Il brano è Sanremese, ma la sovrasta: ha perso completamente il suo stile vocale. E’ Omogenea. Bella canzone ma manca il carattere vocale dell’artista: non si riconosce più.
Voto 7/10

Arriva Renzo Rubino e sembra di ascoltare il quarto Pooh. La linea melodica e lo stile vocale riportano inesorabilmente agli anni ’70. Viene da chiedersi: perché?
Voto 4/10

Enzo Avitabile e Peppe Vessicchio ci portano in un’atmosfera sospesa. La canzone rapisce e conquista la platea, con delicatezza, senza perdere il suo potere comunicativo.
Voto 8/10

Così sbagliato celebra il ritorno delle Vibrazioni. Sarcina partecipa con la sua band con un brano che esalta la sua estensione, ricordando un po’ lo stile dei Modà, è comunque una buona canzone. Conquista la platea che scroscia in un applauso convinto. All’inizio il cantante sembra quasi fuori forma ma poi ti fa ricredere. Il pezzo è energetico e ti dà qualche speranza che il pop-rock stia ritornando.
Voto 8/10