The New Pope: Paolo Sorrentino resta in Vaticano per la sua prossima serie tv

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Eh beh s’era capito! Ormai da qualche anno. Siamo entrati nell’epoca delle serie TV. La serialità sembra essere oggigiorno la giusta spezia che invoglia sempre più registi, attori e protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo a confrontarsi e reinventarsi in questa nuova e assuefacente dimensione, una dimensione rinnovata rispetto a qualche anno fa, ampliata, completa, che stuzzica, coinvolge, appaga e paga, ora più che mai. Siamo all’apice insomma.

La scelta del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici è in questo senso emblematica nell’assegnare il Nastro dell’anno a “The Young Pope” di Paolo Sorrentino all’edizione numero 71. Anticipata a Cannes la notizia sorprende, ma non poi così tanto. Si, perché è la prima volta che il premio non viene assegnato a un’opera cinematografica. Strano? Non necessariamente. Perché si parla appunto di una serialità di un livello cinematografico, un prodotto d’esportazione di riconosciuto valore che si appoggia sulla HBO come partner produttivo – per la prima volta in Europa – apprezzato da critica e pubblico in tutto il mondo e che ha registrato ascolti superiori a colossi come The Knick di Steven Sodemberg e Vinyl di Martin Scorsese.

Non si parla della classica storia di santità illuminate o corrotte, intrighi e giochi di potere no, ma una struttura narrativa focalizzata sull’introspezione di un personaggio contraddittorio, a tratti ambiguo a tratti risoluto, chiaro nel suo modo di porsi eppure enigmatico nelle intenzioni, un personaggio che sembra cioè incarnare il paradosso stesso della fede in queste sue svariate duplicità, in questo vedo non vedo, in questo credo non credo. Una scelta intelligente, oltre che intrigante e funzionale a tenere l’audience appiccicata allo schermo, proprio perché offre un input di riflessione che aggira appunto questa spinosa domanda del credo? Non credo? E che invece sposta l’accento sul perché non si possa fare a meno dell’esigenza di Dio? Non getta quindi le fondamenta della narrazione su un principio morale, su un domandone, ma invece le costruisce pazientemente intorno a un’indagine basata su delle necessità, su uomini e donne che scelgono di legarsi a qualcosa che materialmente non c’è, che non è lì, che non si può toccare e del pantano che invece è tutt’intorno, che c’è eccome! Ecco, questo pantano è ciò che interessa a Sorrentino, qualcosa che si porta dietro fin dall’inizio della sua filmografia. Stare al mondo è faticoso, estremamente faticoso.

Un successo che apre molte porte, sopratutto se si parla di future produzioni internazionali e collaborazioni. A questo proposito la produzione della nuova serie “The New Pope” è prevista per fine 2018, creata e diretta da Sorrentino, ambientata in Vaticano e coprodotta da Sky e HBO, per trama e cast bisognerà invece aspettare.

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