Progetto More: a Cosenza va in scena il teatro contemporaneo, ed è piena qualità

NoteVerticali.it_Progetto More_Alexis_2013

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Danio ManfrediniL’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Lo cantava Lucio Dalla, e lo si sperimenta ogni giorno, in questi anni di plastica che viaggiano verso l’appiattimento e l’uniformità agli standard dettati dalle televisioni. In questo scenario, dove si sfornano surrogati di talenti che ormai parlano, cantano e ballano tutti allo stesso modo, interscambiabili con la mediocrità propria e di quelli che ascoltano e subiscono passivamente il messaggio che gli viene propinato, l’arte può rappresentare lo stimolo utile a risvegliare le coscienze e a scuotere dal torpore piatto e meschino chi vuole aprire la mente e il cuore a nuovi input. Non scopriamo certo ora la forza dirompente del teatro militante, la logica senza regole dell’artista che, libero da compromessi, viaggia fuori dagli schemi e rompe ragnatele che ovattano le sensibilità silenziose di chi, da spettatore, recepisce il messaggio che giunge dal palcoscenico. Ma ritengo quantomeno doveroso rendere atto a Scena Verticale, che, nelle vesti di Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano, e con il patrocinio del Comune di Cosenza, porta avanti dalla primavera 2012, con coraggio e originalità non comuni, un discorso articolato che al “Morelli” dà spazio alle migliori espressioni del teatro contemporaneo d’autore. E’ il Progetto MORE, che da tre stagioni fa risplendere di nuova luce i venerdì cosentini, dando lustro e vigore alla proposta artistica e culturale di un teatro non di tradizione e, anzi, portando “al di qua del fiume” giovani e non che, in cerca di vere emozioni, rinunciano all’assuefazione al già visto e al già sentito. Dalla provocazione aggressiva del duo Ricci/Forte alla struggente intensità di Danio Manfredini, dalla località selvaggia di “U Tingiutu”, l’Aiace di Calabria, opera di Dario De Luca, alla tragica follia della guerra in “Roccu u stortu” sceneggiato da Cauteruccio, in tanti hanno calcato nelle prime due stagioni le tavole del “Morelli” proponendo ogni volta situazioni e logiche fuori dalla abitudinaria percorribilità del quotidiano. E la conferma arriva anche quest’anno, con la terza stagione iniziata lo scorso ottobre che si declina in due varianti, musicale e teatrale, e che sta accompagnando con un sold out quasi ogni appuntamento. Il programma teatrale è partito con “Invidiatemi come io ho invidiato voi”, una storia tragica e grottesca, scritta e diretta da Tindaro Granata, di violenza pedofila nella apparente banalità del nucleo familiare. E’ stato dato poi spazio a “Lucido”, il lavoro di Milena Costanzo e Roberto Rustioni, su testo di Rafael Spregelburd, che indaga con sapienti giochi ad incastri e una buona dose di humour nero sui complessi anfratti della psiche umana.

NoteVerticali.it_AlexisIl teatro militante ha estremizzato la propria radice politica con il dramma epico di “Alexis”, dei Motus, dove lo spettatore è stato guidato in un viaggio alle radici della protesta dei giovani greci, che ha toccato corde altissime di lirismo e pathos e reso omaggio e dignità a un novello Polinice, suscitando il coinvolgimento non solo figurato del pubblico in sala. Il delirio della follia dittatoriale di Hitler, il cattivo per eccellenza della storia umana, ha invece celebrato con “A. H.” (scritto da Antonio Latella, con un superbo Francesco Manetti in scena) la debolezza e caducità dell’uomo, creato come essere perfetto ma destinato a cadere e a rinunciare per sempre alla propria irraggiungibile purezza. Con “Pinocchio”, una produzione di Babilonia Teatri, Valeria Raimondi ed Enrico Castellani hanno messo in scena un esperimento originalissimo di teatro verità, dando vita e speranza, luce e dignità a tre persone comunissime (Paolo Facchini, Luigi Ferrarini e Riccardo Sielli) che, passando dal coma, sembravano destinate a un’esistenza statica e senza sogni.

NoteVerticali.it_Due passi sonoIn ultimo, con “Due passi sono”, Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi hanno celebrato la piccolezza e la fragilità umana con una “recitazione non recitata” che ha preso forma e vigore da ansie e paure per allargare i limiti del proprio possibile verso un orizzonte fatto di speranza dove possa trovar posto, perché no, anche un banalissimo lieto fine che sa di carillon, e profuma di talco e veste un abito da sposa. Spettacoli tutti di altissimo livello, urge sottolinearlo, e arricchiti, a fine rappresentazione, dal confronto con gli attori, introdotto da Carlo Fanelli: un momento irrinunciabile che ogni volta crea uno spettacolo nello spettacolo, grazie alla voglia di comunicare e di interagire che ciascuno possiede ancora, e persino dopo aver dato l’anima sulla scena. Una stagione unica, ancora una volta, che prosegue a dicembre con altri due appuntamenti al venerdì (“W l’Italia.it” e “Totò e Vicé“), e che resta già tra le cose migliori viste da queste parti. La speranza è che il discorso prosegua, magari con la possibilità di far entrare Cosenza nel circuito delle prime teatrali: il pubblico del “Morelli” lo merita ampiamente.