7 minuti: lavoro, paure, dignità e speranze

noteverticali.it_7_minuti_ottavia_piccolo_fiorella_mannoia_ambra_angiolini_cristiana_capotondi_violante_placido_1

Michele Placido porta sullo schermo la piéce di Stefano Massini. Cast di ottimo livello, con Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Ambra Angiolini, Violante Placido e Cristiana Capotondi

noteverticali.it_7_minuti_ottavia_piccolo_fiorella_mannoia_ambra_angiolini_cristiana_capotondi_violante_placido_1Una fabbrica tessile, una tra le tante, protagonista di un glorioso passato e oggi alle prese con la cessione della vecchia proprietà a una multinazionale francese. Delocalizzazione, parola pesante che evoca lo spettro del licenziamento, per le operaie che pur di difendere il proprio posto di lavoro, sarebbero disposte a farlo a tutti i costi, anche se ciò, paradossalmente, comportasse la rinuncia alla propria dignità. Bianca, rappresentante dei lavoratori, è incaricata di partecipare all’incontro con la nuova proprietà, che le trasferisce una richiesta da estendere a tutto il consiglio di fabbrica, composto da 11 lavoratrici. La nuova proprietà chiede ai lavoratori di rinunciare a sette minuti della propria pausa pranzo. Sembra una formalità (“Cosa sono sette minuti?”), in realtà il consiglio si spacca proprio su questa richiesta. Emergono storie di vita differenti, attese e speranze, problemi e paure personali che si riflettono sulla decisione da prendere.

noteverticali.it_7_minuti_ottavia_piccolo_michele_placido_1Ispirato alle vicende delle operaie di una fabbrica tessile di Yssingeaux, nell’Alta Loira, e tratto dal lavoro teatrale di Stefano Massini, “7 minuti”, per la regia di Michele Placido, è un film coraggioso, che per una volta consente alla macchina da presa di raccontare un mondo, quello dei lavoratori, troppo spesso lontano dai soggetti cinematografici del nostro presente, se si escludono poche recenti eccezioni come “Due giorni, una notte” di Jean-Pierre e Luc Dardenne e “Gli ultimi saranno ultimi” di Massimiliano Bruno. Ricco il cast, che comprende Ottavia Piccolo (Bianca), Ambra Angiolini (Greta), Cristiana Capotondi (Isabella), Violante Placido (Marianna) e poi la cantante neomelodica napoletana Maria Nazionale (Angela) – già vista in Gomorra – e nientemeno che Fiorella Mannoia (Ornella), alle prese con una inedita quanto apprezzata interpretazione. La pellicola evidenzia la natura teatrale della sceneggiatura da cui è tratta, per la quale forse paga una certa inevitabile staticità: il tempo, che scorre inesorabile ed è giudice imparziale sulle esistenze di ciascuno, sembra essere motore immobile dell’intera vicenda. Dalla sala, lo spettatore respira in modo del tutto tangibile la tensione che sale fino all’inevitabile finale.

noteverticali.it_7_minuti_ottavia_piccolo_fiorella_mannoia_2E’ un cinema politico, quello che ci consegna Placido – che interpreta anche uno dei fratelli Varazzi, i vecchi proprietari – con una regia partigiana e forse troppo operaia. Ma, per una volta, il cuore sta dalla parte di chi gioca tutto se stesso e rischia di perdere la propria esistenza e la dignità a cui essa si aggrappa. Da segnalare anzitutto l’interpretazione della Piccolo, pasionaria e combattiva alla lunga senza esserlo dall’inizio: questo è indiscutibilmente un merito da ascrivere al personaggio, lontano da cliché a cui forse ci ha abituato troppo bene certo cinema anni ’70. Non c’è più Gian Maria Volontè che cerca di portare la sua classe operaia in Paradiso, insomma. Sono i cambiati i tempi, è cambiata la forza del sindacato e la percezione di poter cambiare davvero le cose con uno sciopero. Il film sembra suggerire inoltre che la multietnicità abbia indebolito la forza del corporativismo all’interno del sistema lavorativo, in quanto gli operai provenienti da altre realtà geografiche più povere (Europa dell’Est, Africa) tendano a rinunciare a ogni tipo di privilegio pur di mantenere intatto il proprio posto di lavoro: ciò rafforzerebbe inevitabilmente il potere contrattuale di chi comanda, indirettamente autorizzato ad azioni coercitive.

La storia narrata deve poi inevitabilmente qualcosa a “La parola ai giurati” (12 angry men), capolavoro del 1957 di Sidney Lumet con un Henry Fonda in stato di grazia: qui i giurati diventano gli operai, e il personaggio di Bianca si sovrappone a quello che era stato di quello interpretato da Fonda (il famoso ‘Giurato n. 8’), dimostrando che a fronte del pacato ragionamento, si riesca a demolire un impianto costruito ad arte che potrebbe nascondere un tranello per gli operai.

noteverticali.it_7_minuti_fiorella_mannoiaInedita Ambra Angiolini in un ruolo ‘cazzuto’ e forse troppo gridato per essere vero, che però le consente di mostrare le sue indubbie qualità recitative. Così come, lo abbiamo anticipato, convince la Mannoia, mamma del personaggio di Cristina Capotondi, giovane e in attesa di partorire, e operaia di lungo corso, così come il personaggio di Bianca. Completano il cast, Clemence Poesy (Hira), Sabine Timoteo (Micaela) e Anne Consigny (Madame Rochette, in rappresentanza della nuova proprietà).

In ultima analisi, “7 minuti” è un film da consigliare, una pellicola militante che getta uno sguardo sul presente di tante realtà di oggi, e stimola la discussione sulla parabola discendente che il mondo del lavoro sta attraversando nel nostro paese, sui diritti calpestati, e sulla dignità dei lavoratori, lasciati sempre più da soli da una classe politica ormai assente e lontana.

7 MINUTI – Il trailer del film

7 minuti (Italia 2016, Drammatico, 88’), regia di Michele Placido. Con Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Fiorella Mannoia, Cristiana Capotondi, Violante Placido, Maria Nazionale, Michele Placido, Clemence Poesy, Sabine Timoteo, Anne Consigny. Koch Media. In sala dal 3 novembre 2016