After us: Freedom!: l’avanguardia artistica di Cobra irrompe a Roma

"Abitanti del deserto" (Corneille, 1951-52)

Fino al 3 Aprile a Palazzo Cipolla una mostra che raccoglie le opere più significative del movimento fondato da Jorn, Appel, Constant, Corneille, Dotremont e Noiret

"Abitanti del deserto" (Corneille, 1951-52)
“Abitanti del deserto” (Corneille, 1951-52)

A Palazzo Cipolla, a Roma, è in corso una esibizione temporanea, fino al 3 Aprile, sul movimento artistico europeo “Cobra”, operante nel secondo dopoguerra dal 1948 al 1951, il cui acronimo prende il nome dalle città di provenienza degli artisti: Copenaghen-Bruxelles-Amsterdam. Nato l’8 novembre 1948 al caffè dell’Hotel Notre-Dame, a Parigi, dove si riunirono i fondatori Asger Jorn, Karel Appel, Constant, Corneille, Chrstian Dotremont e Joseph Noiret che crearono un movimento d’avanguardia, di respiro internazionale, di rottura con il passato e il presente artistico.

Il nucleo principale si basa sulla confluenza di tre gruppi: i danesi del gruppo Host, gli olandesi del gruppo Reflex e i belgi del gruppo Surréalisme Révolutionnaire. A questi si aggiungono artisti francesi come Atlan e Doucet, tedeschi come Gotz, britannici come Gilbert e Gear, americano-giapponesi come Tajiri, islandesi come Gudnason.

Fecero fronte comune contro la razionalità dell’astrattismo geometrico di matrice bauhausiana, contro la retorica del realismo socialista e versus il surrealismo di stampo bretoniano. “After us Freedom”: è un monito del gruppo, dove focale era la spontaneità creativa e lo sfogo delle pulsioni. Il loro interesse verteva più sul processo creativo che sul risultato. La fascinazione del mondo primitivo infantile era un loro costante. Automatismo grafico e potenza del colore che quasi fuoriesce dalla tela. Seppur anarchici nel loro ideale e nella realizzazione delle opere essi non abbandonarono mai il figurativismo. Cobra era sia rivoluzionario che primitivo.

Cobra era un movimento di reazione alle brutture e all’alienazione della guerra che aveva come intento di ricostruire una realtà positiva, libera da costrizioni formali e ideali, di rinnovare lo spirito contrito dalla sofferenza e dalle aberrazioni belliche, che dessero sfogo alla libera espressione. Desideravano liberare l’arte. Ne è un esempio nello specifico, l’opera di Constant, artista che fondò un gruppo “La nuova Babilonia”, proprio con questo obiettivo primario di riedificare gli animi, provati dal conflitto mondiale, come si può notare nell’opera in mostra: “Campo di concentramento”. Egli sosteneva che solo l’art vivant fosse capace di attivare lo spirito creatore, di permettere ai sentimenti e desideri di esprimersi.

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“Appassionata” (Asger Jorn, 1962)

Questi artisti non avevano intenti commerciali, la loro era una sinergia a servizio di una battaglia liberatoria dell’avanguardia. Non esisteva uno stile o un’estetica Cobra. Non erano esclusivisti o elitari nei loro propositi, ma anzi desideravano suscitare coinvolgimento e passione in altri individui. Una sorta di movimento paneuropeista in un momento di crisi globale. Le parole d’ordine erano collettività e fratellanza.

Jorn parlava di “collaborazione organica”, dove non si privilegiava più il privato, il capolavoro, l’individuo, ma il fluire della vita stessa, la sua esuberanza e la libera crescita. Aspetti che vediamo trattati formalmente con toni espressionistici nelle sue opere, dove si intravedono figure mostruose tipiche del suo background mitologico danese (“Eine Cobra-Gruppe” 1964; “Appassionata” 1962).

Accolto il principio sinergico come essenziale vengono eseguite anche delle opere a 4 mani, ad esempio di Alechinsky e Christian Dotremont, in “Ondes extremes”, 1974-79.

Il principio estetico viene soppresso, come nell’art brut di Dubuffet. E’ viva la polemica contro l’ideologia borghese e lo spirito capitalista, sintetizzata nel “Discours aux pingouins” di Jorn.

Uno dei fondatori e colonna portante del movimento era Dotremont, nonché fondatore della rivista, che definisce Cobra così artistico nel reale e così reale nell’arte, così libero nelle sue domande e nelle sue affermazioni, così unito nelle sue differenze. Egli inventò i “logogrammi”, presenti in mostra, evidenziando gli aspetti espressivi della dimensione fisica della scrittura, e contemplando un’altra caratteristica insita nello spirito del gruppo: l’ironia e il gioco. Infatti i nomi delle opere risultano sempre dotati di sarcasmo.

Tutta la storia, le origini, la filosofia, le caratteristiche formali e sostanziali sono rappresentate in modo esaustivo e magistrale in questa esibizione, dove i curatori Femfert e Poli organizzano quattro macrosezioni con dovizia di particolari e passione coinvolgente lo spettatore. Per calare da subito il visitatore in questa atmosfera paneuropea vengono all’inizio esibiti vari artisti, di varie denominazioni geografiche. A partire dai quadri di Jorn, pittore danese, con il suo espressionismo non esente da arcaismi mitologici; proseguendo con Pedersen, detto  lo Chagall del Nord, con i suoi uccelli stilizzati simbolizzanti la libertà; Appel rappresentato dal suo noto “Bambini che elemosinano”; Corneille, pittore olandese, l’artista del sole, innamorato dell’Africa; Gotz, esponente tedesco, influenzato dagli espressionisti americani, sutura una rottura e crea un espressionismo quindi più astratto rispetto ai parametri  del gruppo. Si giunge poi alla sala dedicata esclusivamente a Corneille dove è in mostra il noto “Abitanti del deserto” (1951-52), una scena in un mercato algerino eseguita con le tinte ocra, non tipiche dei Cobra. L’esplosione di colore irrompe invece nel suo “Il viaggio del gran sole rosso” (1963) e “La mano della felicità” (1977).

Si prosegue con una sala dedicata a Jorn, che era la mente del gruppo. Qui esposto “Gurkailit” e si possono notare le inflessioni della mitologia nordica. Un episodio narra di come l’artista abbia preso una casa con tutti i membri del gruppo, e rispettivi familiari, e assieme la abbiano dipinta. Questo a significare il concetto di sinergia e di libera espressione creativa. Valore aveva solo il processo di esecuzione dell’opera, non il suo risultato.

La sala Appel caratterizzata dal suo “Animals” (1963), sempre figurativo, ma allo stesso tempo espressionista. Per arrivare a una rappresentazione quasi “pop” con il suo ”Volto con uccello” (1970).

Interessantissima la sala contenente i disegni su carta di alcuni esponenti del gruppo. Per essi era importante questa rappresentazione cartacea poiché immediata, oltre che poco dispendiosa. Ed è presente anche la Biblioteca Cobra, con i libretti degli artisti con i loro commenti reciproci.

In conclusione per aree geografiche sono esibiti i vari esponenti, anche minori, con le loro peculiarità.

Come nelle stesse parole del giovane curatore Femfert, il Cobra ha sdoganato alcuni modi di vedere, di pensare e di rappresentare la realtà. E’ stato un punto di rottura con i dettami stilistici del passato e del contingente e la sua filosofia è entrata a far parte della mentalità giovanile e ha legittimato un certo modo di esprimersi.