Alamar: Pedro Gonzalez-Rubio in una storia a metà tra documentario e narrativa

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Matraca è un anziano pescatore messicano, esercita il mestiere secondo un antico codice ed è refrattario ai cambiamenti che hanno travolto la sua professione. Rivoluzioni per lo più dovute all’invadenza del turismo, l’uomo lavora in un’estesa barriera corallina dei mari sudamericani, dove l’oceano smette man mano di recitare il ruolo di un padre per la gente della zona. L’arrivo di suo nipote Natan darà modo al nonno di tramandare a una nuova generazione quegli antichi segreti che hanno scandito per secoli la vita dei popoli di quelle zone. Natan e suo padre vivono a Roma e pur appartenendo a quelle terre non ne conoscono il fascino e le problematiche, Metraca rappresenta il testimone di un periodo dove le navi da crociera fanno scomparire la natura e il divertimento omologato rischia di cancellare del tutto un pezzo di paradiso.

A metà tra il documentario e la narrativa, Alamar nasce dall’urgenza di salvaguardare il Banco Chinchorro effettivamente sull’orlo dell’annientamento. Il regista Gonzàlez Rubio ha dovuto attendere 8 anni per vedere l’uscita italiana del suo lavoro, ma questo tempo non ha assolutamente inciso sulla forza e sulla veridicità della pellicola. Pregio della vicenda è di non affrontare il tema in maniera manichea, ma proponendo una vasta esplorazione della natura marina a testimonio indiretto di quello che il mondo rischia di perdere.

La contrapposizione tra la vita cittadina del piccolo Natan, amato da entrambi i genitori nonostante il  loro divorzio e la vita del nonno, danno alla vicenda un valore aggiunto permettendo un’identificazione da parte dello spettatore. Le immagini sono degne del miglior documentarista. Cadenzate, spettacolari e magnetiche s’intersecano perfettamente nella vicenda di una parte di universo che chiederebbe solo, di non essere svenduto ad alberghi di lusso continuando a stupire visitatori ma in maniera più rispettosa. Il sistema di convivenza uomo\natura va preservato a tutti i costi, un messaggio che arriva attraverso una vicenda e un regista coraggioso e audace.

ALAMAR (Messico 2009, Drammatico, 73′). Regia di Pedro González-Rubio. Con Jorge Machado, Roberta Palombini, Natan Machado Palombini, Nestór Marín. In sala dal 25 maggio 2017.

 

ALAMAR – Il trailer