Amaro come la notte, caldo come l’inferno e dolce come l’amore: Caffè

noteverticali.it_caffe_hishem_yacoubi

Il nuovo film di Cristiano Bortone racconta tre storie diverse, legate da un comune denominatore dal colore nerastro

noteverticali.it_caffeIl caffè non piace ai bambini: il suo gusto amaro, penetrante, acre li rende recalcitranti nel gustarlo. Solo da adulti, forse, riusciranno a coglierne tutte le “sfumature di sapore”, che vanno al di là del primo sentore pungente, fino a raggiunge le dolci note del cacao e quelle sopite del tabacco. Lo stesso accade con la vita, la cui amarezza, intervallata a brevi attimi di dolcezza, potrà essere compresa e apprezzata in pieno solamente nell’età adulta: esattamente come il caffè. Ed è proprio questo aspetto che Cristiano Bortone indaga nella sua nuova pellicola, Caffè appunto, presentando sullo schermo tre storie di oggi, ambientante in tre parti del mondo molto lontane da loro, ma legate da un unico filo conduttore universale: il caffè.

In Belgio, Hamed, interpretato da un intenso Hichem Yacoubi, fuggito dall’Iraq alla ricerca di una vita migliore, è il proprietario di un piccolo banco dei pegni. Durante una violenta manifestazione di protesta il suo negozio viene assaltato e un’antica caffettiera d’argento a cui era legato da generazioni viene rubato. L’uomo scopre l’identità del ladro e, andando contro la sua indole pacata, cerca di farsi giustizia da solo, ma le cose non andranno come previsto. In Italia, Renzo (Dario Aita) è un giovane sommelier del caffè che lavora sottopagato in un bar di paese. Quando la sua fidanzata Gaia (Miriam Dalmazio) scopre di essere incinta, Renzo finisce per farsi coinvolgere in una rapina che prenderà una piega inaspettata. Infine, in Cina, Ren Fei (Fangsheng Lu) è un giovane manager di successo che sta per sposarsi con la figlia del suo capo, un magnate dell’industria chimica. Tutto procede in modo perfetto, finché non gli viene chiesto di occuparsi di un grave incidente negli impianti di Yunnan, sua regione natia e patria di produzione del caffè. In un paesaggio straordinario una misteriosa artista lo costringerà a fare i conti con i valori della vita.

noteverticali.it_caffe_hishem_yacoubiIn un intreccio struggente e drammatico, Cristiano Bortone mette in scena tre vite di tre uomini diversi, lontani, ma accomunati da un comune antieroismo che li rende reali, umani, spogli e privati di qualsiasi forma di idealizzazione. Sono uomini che sbagliano, cadono e peccano, in una società che si mostra più fragile e degradata degli stessi protagonisti e che cerca di soffocarne la voglia di rivalsa e cambiamento. Ma, una volta toccato il fondo, non può che iniziare la risalita verso l’alto. Ed ecco che l’amarezza iniziale lascia il posto ad una pacata dolcezza che si fa sempre più intensa con trascorrere del tempo: esattamente come il sapore del caffè. «Con Caffè ho voluto realizzare un film che parlasse dell’incertezza che stiamo vivendo in questi tempi – commenta il regista – Il mondo che abbiamo davanti sta attraversando un momento di grande trasformazione e le sfide di cui eravamo stati avvisati si stanno proponendo ora in tutta la loro drammaticità. Ho deciso di legare questi tre destini attraverso l’elemento del caffè, un prodotto apparentemente quotidiano ma in realtà ricco di simboli e legato a momenti importanti della nostra civiltà. Un prodotto che accomuna con gesti e tradizioni culture diverse e lontane. Ma soprattutto è un prodotto che, come altri in passato, attraverso il senso del gusto è in grado di evocare sullo schermo emozioni e sentimenti. Infatti, come nel mio precedente Rosso come il cielo, ho cercato di realizzare anche questa volta un film romantico, che toccasse il cuore e la coscienza dello spettatore. I miei personaggi stanno infatti combattendo la loro piccola battaglia personale, sullo sfondo della situazione economica attuale. Come molti, ho il sentore che stiamo attraversando tempi molto confusi. Alcune persone dicono che è sempre stato così: l’umanità ha sempre trovato il modo per sistemare le cose. Ecco perché ho dato al film in qualche modo un lieto fine, una luce di speranza».

noteverticali.it_caffe_ennio_fantastichiniCon tatto e discrezione, il regista è bravo a seguire passo dopo passo le vicende dei propri protagonisti, senza intromettersi e lasciando che il flusso degli eventi prenda naturalmente la propria piega: e se la fotografia di Vladan Radovic risulta rarefatta e priva della nitidezza da blockbuster, la cinepresa di Bortone si trasforma in uno specchio dell’anima, che indugia sui volti dei propri protagonisti, indagati in ogni piega del volto e ombra dello sguardo, ritratti all’interno di una realtà marginale e degradata su cui l’occhio del regista si sofferma solo parzialmente, relegandola in tal modo a sfondo su cui si intrecciano le storie raccontate.

 

CAFFE’ – Il trailer del film

 

Tag: