Anelante di RezzaMastrella: l’avanguardia oltre il teatro

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

In scena al TAU di Rende la surreale drammaturgia che, con un’incursione nella psicanalisi, unisce verbalità e fisicità. Protagonista, un Antonio Rezza dirompente più che mai

noteverticali.it_anelante_rezza_mastrella_foto-di-stefania-sammarro_5Non esiste realtà, non esistono dimensioni nel teatro di RezzaMastrella che, proprio nel giorno in cui mai Matteo Renzi avrebbe pensato di incontrare Sergio Mattarella al Quirinale, ha invaso il TAU di Arcavacata, portando nel teatro universitario rendese, con “Anelante”, la folle genialità di una drammaturgia surreale e senza schemi. Lo spettacolo, nuovo appuntamento della programmazione dal titolo “Verso l’attore” della stagione 2016/2017, consegna una teatralità sanguigna e ricorsiva, animata dalla brillante schizofrenia attoriale di Antonio Rezza e ravvivata dalle scene di Flavia Mastrella che dispone sul palco chioschetti in legno che di volta in volta diventano elementi comunicativi per nascondere o per esternare, a seconda dei casi, volti, corpi, respiri, emozioni. Rezza, sguardo allampanato e chioma sconvolta alla Emmett Brown, fisico asciutto, camice bianco e stivaletti rossi, in scena incarna diversi ruoli, dallo scienziato pazzo che eleva all’infinito la fantasia della parola come propria arma di distruzione di massa, trasformando in lavagna immaginaria il parquet calpestabile del proscenio, al Frank N Furter che, direttamente dal Rocky Horror Picture Show, ma senza educare alla disinibità, inneggia alla rivoluzione sessuale come emblema ultimo di frontiera superata oltre ogni confine. Con Rezza condividono la scena Chiara Perrini, Manolo Muoio, Enzo Di Norscia e Ivan Bellavista, quasi circensi nelle azioni, che si lasciano trascinare in una girandola estremizzante e ossessiva che unisce movimenti fisici e verbali, e coinvolge, quasi ipnotizzandolo, il pubblico che ride, certamente inibito dalla verbalità dirompente di Rezza. Che, invocando il culo, Dio e Freud, madre e padre, sconvolge, travolgendoli, i tempi di ricezione dello spettacolo, dividendo probabilmente in due la platea che interrompe più volte, con applausi e risate, il fluxus rappresentativo.

noteverticali.it_anelante_rezza_mastrella_foto-di-stefania-sammarro_7Un teatro, quello di RezzaMastrella, che non è forse nemmeno più solo lo “sciopero di coscienza” secondo la definizione cara a Carmelo Bene, in quanto l’ozio ha oltrepassato ogni inventiva. E’ piuttosto un teatro che supera i confini della rappresentatività (non a caso, in un momento della rappresentazione sul palco salgono alcuni spettatori che vengono coinvolti nella ‘sodomizzazione-sottomissione’ dei personaggi) per allargarsi a tutto tondo e investire in modo dirompente lo spettatore che si lascia travolgere da una furia di parole, espressioni e gesti, la cui meccanica è da applausi per quanto sia collaudata alla perfezione. Tutto diventa ossessione, in primis il sesso, la cui oralità è mimata forse in modo troppo stucchevole da risultare ridondante, così come l’ostentazione dei sederi al vento, quasi in un rigurgito di goliardia previttoriana. E poi la politica, la religione, la morte, la psicanalisi, il rapporto con i genitori, declinazioni illimitate di esistenze dipinte di folle normalità. E il tutto viene acuito da quella voce stridula di Rezza che, in versione a metà tra un palombaro e un marziano, cessa di emettere suoni solo per qualche decina di secondi, prima che venga riconvertita al rumore da una frase (“Aò, mica so’ morto!”) che semina la risata generale di tutto il pubblico.

noteverticali.it_anelante_rezza_mastrella_foto-di-stefania-sammarro_3“Anelante” è teatro d’avanguardia che si spinge oltre, è palestra che lascia trasparire esercizio di arte oratoria e recitativa che non è più solo verbale, ma che diventa suono unito alla fisicità dei corpi. Parole maciullate in un tritacarne di azioni che fanno del teatro uno slapstick apparentemente senza capo né coda. Rivoluzione al potere, libertà e anarchia bambina, questo si direbbe in un gioco al massacro in cui, se il teatro fosse solo e sempre impegno, a cedere sarebbe sempre e comunque lo spettatore, vinto dopo un match impari con la propria coscienza. Ma poiché il teatro solo e sempre impegno non è, la coscienza, che in fondo non è mai in sciopero, può vigilare anche su ciò che apparentemente non ha logica, e plaudire a un esperimento che regala copiosi i propri stimoli. Peccato per la totale assenza di musica in uno spettacolo che consegna al TAU un’altra gran bella serata di teatro contemporaneo.

(Foto: Stefania Sammarro)

Anelante, una produzione RezzaMastrella, di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, con Antonio Rezza, Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, Enzo Di Norscia.