Birdman: le miserie di Broadway raccontate con cinismo e poesia

NoteVerticali.it_Birdman_1

NoteVerticali.it_Birdman_1“La popolarità è la cuginetta zoccola del prestigio”: una frase che riecheggia più volte nella testa di Riggan Thompson, popolarissimo come interprete di Birdman, la maschera di un supereroe con le sembianze da uccello che gli ha regalato il successo, ma non la fama di grande attore. Riggan vive nel tormento di non essere universalmente riconosciuto per qualità recitative che ritiene di avere e, dopo aver rifiutato l’ennesimo sequel da uccello mascherato, decide di buttarsi a capofitto nell’allestimento teatrale a Broadway di un testo di Raymond Carver, “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, che raccoglie una serie di bozzetti indagatori del rapporto di coppia nell’America degli anni ’80, e che soprattutto appartiene a un genere completamente diverso da quello che lo ha portato ad essere una celebrità di Hollywood.

NoteVerticali.it_Birdman_2

Birdman (o L’Imprevedibile Virtù dell’Ignoranza)”, per la regia di Alejandro González Iñárritu, è un film realizzato con le caratteristiche di un verio e proprio dramma da palcoscenico. Riggan ha movenze ed espressioni di un Michael Keaton in stato di grazia, che affronta la prova cinematografica al meglio delle proprie potenzialità, conferendo alla pellicola una forza espressiva che non sarebbe stato automatico ottenere con chiunque. Keaton riversa su Riggan l’ansia dell’attore in perenne conflitto con se stesso, moltiplicata all’ennesima potenza dal dialogo continuo con il suo smisurato ego, incarnato proprio dal personaggio di Birdman, una presenza inizialmente fastidiosa, che finirà poi per diventare addirittura quasi poetica e rassicurante. Lo status tensivo del protagonista è infatti amplificato ulteriormente dai conflitti esistenziali che lo attraversano e nelle relazioni sociali che lo coinvolgono. Riggan appare turbato nel rapporto che lo lega alla giovane figlia Sam (una bravissima Emma Stone, lontana anni luce dalle sognanti poetiche alleniane) divenuta sua assistente dopo una fase di tossicodipendenza. E’ inadatto con la ex moglie (Naomi Watts), verso cui nutre ancora un sentimento di profondo affetto, fuori posto con la collega attrice amante (Andrea Riseborough), che lo accompagna ma non lo comprende (non ci sembra un caso che il film non mostri un solo momento di vera intimità tra i due), e agita continuamente i pensieri del suo manager Jake (Zach Galifianakis). Non solo, è odiato a morte da Tabitha Dickinson (Lindsay Duncan), la critica teatrale più temuta di Broadway, e in perenne conflitto con l’attore emergente Mike Shiner (Edward Norton) che sceglie come propria spalla a teatro, e che gli ruba la scena sulla stampa, perché, a differenza di Riggan, che porta sul palco le ansie della propria esistenza, quando recita è se stesso e nella vita di tutti i giorni non fa altro che fingere.

“Birdman” è espressione di una cinematografia complessa ma non illogica, che offre un nuovo capitolo, da una prospettiva avanguardistica, al cliché dell’“arte che racconta l’arte” che in passato ha trovato in talentuosi maestri – da Fellini a Truffaut – le sue espressioni più valide. La macchina da presa entra nel backstage del teatro, esplorando le miserie di un mondo dispensatore di illusioni che sembra non avere speranze, e adoperando artifici  registici che danno vigore e slancio al racconto per immagini, calamitando in modo ipnotico l’attenzione dello spettatore: pensiamo agli assoli di batteria jazz (del musicista messicano Antonio Sanchez) che segnano il tempo della narrazione e danno slancio e intensità alla tensione stessa insita in Riggan.

NoteVerticali.it_Birdman_3

Dopo “Biutiful”, controversa disamina di una vita precaria, Inarritu indaga, alla stregua di Altman (che pure già aveva dato spazio alle inquietudini di Carver in “America oggi”) ancora sulla precarietà, quella di un’esistenza dorata solo in apparenza, quella dell’attore sull’orlo del fallimento emotivo e psicologico. La sua è un’indagine sulle miserie umane condotta con un occhio disincantato ma mai cinico. Ne è prova il finale, dove il cinismo lascia il posto alla poetica visionaria, e che, per questo, di altmaniano sembra avere ben poco.

Il film, distribuito da 20th Century Fox, ha aperto la Mostra del Cinema di Venezia 2014, e ha fatto incetta di Nominations (ben 10) agli Oscar 2015.

BIRDMAN – Il trailer