BlueBird Bukowski: l’anima del poeta maledetto in un incontro di solitudini

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_BlueBird Bukowski_1L’aria è fredda, come solo una sera d’inverno sa essere. Una donna fuma nervosamente fuori da un’ospedale. Ha l’aria stanca e svogliata, un’età indefinita e il viso di un colore che non puoi descrivere. Ancora qualche minuto, poi getta nervosamente a terra la sigaretta ed entra in un’ospedale. La ritroviamo con l’uniforme da infermiera. Nella stanza, di un candido slavato, la attende un cadavere. Un uomo anziano, in evidente sovrappeso, morto per chissà quali ragioni, ormai un peso e un rifiuto da smaltire, ma una persona famosa, per la quale si è mobilitata lì fupri una folla di giornalisti e curiosi. Sembra ordinaria amministrazione, ma non è così. Per una strana ragione, d’improvviso il cadavere non è più tale. Si rianima e dà fiato a un uomo brutto e sporco, incarnato nella propria rozza nudità, che prima la terrorizza, poi le grida parole che le esplodono addosso. Lui è Charles Bukowski, poeta maledetto, giunto al termine dei suoi giorni dopo un’esistenza borderline, vissuta sempre sul ciglio di una strada in salita, vuota di sorrisi e arida di felicità. Dopo un evidente turbamento, qualcosa cambia nell’atteggiamento dell’infermiera. D’un tratto, quelle parole, quel grido di dolore diventano un richiamo alla vita e alla speranza. Un invito a ballare, giunto da un uomo alle soglie dell’inferno, che rappresenta lo stimolo a dare una nuova chance all’esistenza, a elevarsi al di sopra dello squallore di un quotidiano sempre troppo grigio e troppo amorfo.

NoteVerticali.it_BlueBird Bukowski_2Vito Signorile è un personaggio credibile, portato in scena nell’interpretazione di “BlueBird Bukowski” piéce di Riccardo Spagnulo che ha fatto tappa a Cosenza, al Teatro dell’Acquario. Con lui Mary Dipace nei panni dell’infermiera, in un gioco narrativo che cattura l’attenzione dello spettatore e lo ipnotizza dall’inizio alla fine della rappresentazione, pur con qualche concessione stilistica – la scelta del brano ‘Pregherò‘ di Adriano Celentano, per esempio – che avremmo rappresentato in modo diverso. La regia di Licia Lanera, che si avvale dell’organizzazione di Michele Iannone e del disegno luci di Vincent Longuemare, è essenziale, senza fronzoli. Lo spettacolo restituisce anima e sostanza al personaggio maledetto di Bukowski, con un testo che indaga nella cripticità di un uomo ricco di contraddizioni, odiato e amato al tempo stesso. Un pesce fuor d’acqua destinato, in un modo o nell’altro, alla solitudine e all’incomprensione, atteggiamenti che la società riserva ai geni e ai pazzi.

E quell’uccello azzurro che vuole uscire dal cuore, ma che rimane ingabbiato dal whisky e dal fumo, ha vita e libertà solo nell’oscurità della notte, quando nessuno vede, o quando solo in pochi sanno cogliere la reale essenza di un’anima che grida la sua voglia di vita.

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