Botero a Roma: volumetrie e colori in mostra al Vittoriano

Siciliana di nascita, romana di adozione, laureata in lingue straniere, ha vissuto a Lisbona dal 2014 al 2016. Simpatica e solare, trova nella scrittura e in tutto ciò che è arte il porto sicuro, un luogo senza tempo e senza spazio dove essere liberi.

Inaugurata all’interno del suggestivo Complesso del Vittoriano la mostra che vede le grandi opere di Fernando Botero protagoniste di un viaggio, tra forme e colori.

L’artista colombiano ha scelto Roma per festeggiare i suoi 85 anni  e ha deciso di omaggiare la capitale italiana di 50 dei suoi capolavori, tra opere scultoree e pittoriche.

Oltre 50 anni di carriera rinchiusi in un sorriso sommesso e sincero, proprio come le sue opere, lo stesso sorriso che il maestro Botero concede senza indugio alle telecamere e che incrocia lo sguardo di un pubblico ammaliato con il quale girovaga per le sale, quasi come se il genio fosse al di fuori di lui e volesse osservarlo dall’esterno.

Il Cavallo con briglie in bronzo, esposto nella piazza centrale di Pietrasanta nel 2012, e altre opere scultoree, fanno da apripista e ci introducono nella dimensione pittorica dell’artista, quella dimensione che lo stesso Botero definisce “necessità interiore” ed “esplorazione ininterrotta”.

Pennellate piene, colori accessi , forme dilatate e sospese padroneggiano lo spazio regalando all’osservatore momenti di “felicità piena”, come l’artista sostiene, un “rifugio” tra variazioni cromatiche, un tuffo in un caldo e avvolgente mare di forme.

Ciò che ha reso noto Botero e la sua arte non è, per l’esattezza, la raffigurazione di “figure grasse”, quanto piuttosto il determinare quale fosse la reale fonte di piacere nell’osservare un quadro.

L’esaltazione della vita rappresenta, per l’artista, il vero piacere e giunge dall’esagerazione, dalla sensualità che solo le volumetrie riescono a conferire. Il processo di dilatazione dei soggetti, dunque, si muove allo stesso modo in tutte le sue opere, conferendo lo stesso potere ammaliante e la stessa autenticità ad un paesaggio, una natura morta, un animale o, ancora,  un uomo e una donna .

Piero della Francesca visto da Botero
Piero della Francesca visto da Botero

Il percorso espositivo è suddiviso in sette sezioni. La prima è un omaggio ai grandi maestri tra cui si riconoscono tele dedicate a Piero della Francesca, Raffaello, Velàzquez, grandi opere reinterpretate dal Maestro. Seguono le nature morte, elementi inanimati che assumono una identità piena, fatta di sostanza e realismo. I personaggi politici tra cui Il Presidente e i suoi ministri e quelli religiosi come Il Cardinale addormentato o i soggetti di Passeggiata in collina, immersi in un clima quasi favolistico, aprono altre due sezioni per poi lasciar spazio alla vita latino-americana dell’artista che narra a colpi di pennellate una nostalgia recondita e il legame con la sua terra. Il visitatore si ritrova proiettato in scene di vita quotidiana, all’interno di una Sartoria o in un romantico Picnic e ne diventa parte integrante. Pierrot, il Contorsionista, Il pagliaccio, invece, lo guidano verso il fantastico mondo del circo per poi approdare nella sfera intima, il pianeta dei nudi.

L’esposizione, curata da Rudy Chiappini, apre le porte al pubblico offrendo una buona fetta di quell’arte che Fernando Botero è stato capace di donare al mondo. Un cammino artistico privo di astrazioni, fatto di plasticità e voluttà, dove poter cogliere la pienezza stilistica e quella della vita. La mostra chiuderà i battenti il 27 agosto.

Fernando Botero all'inaugurazione della mostra al Vittoriano
Fernando Botero all’inaugurazione della mostra al Vittoriano