Candido Torquato Portinari: la mostra all’Ambasciata del Brasile di Roma

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Siciliana DOC, laureata in Comunicazione, non riesce a staccarsi da Roma nonostante tutte le contraddizioni e i problemi. Ama l'arte in tutte le forme espressive e adora leggere. E' alla ricerca di un po' di equilibrio

La “Galleria Candido Portinari” ospita per la prima volta dall’inaugurazione, nel 1962, una mostra dell’artista cui è dedicata, esponente di maggior spicco dell’arte brasiliana.

 

“Portinari, la mano senza fine” è il titolo dell’esposizione individuale organizzata presso Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile a Roma, in omaggio al maggior rappresentate dell’arte brasiliana del XX secolo: Candido Torquato Portinari.

Figlio di immigrati veneti, Portinari nasce nel 1903 a Brudowski, nello stato di San Paolo del Brasile e sin piccolo mostra il suo talento o meglio la sua vocazione, occupandosi della decorazione della chiesa del paese.

Nel 1919 s’iscrive alla Scuola Nazionale di Belle Arti a Rio de Janeiro, studiando pittura e disegno, ma è grazie ai suoi viaggi in diversi paesi europei tra cui l’Italia che Portinari potrà migliorare le sue conoscenze e competenze artistiche, scoprendo l’arte pittorica dei maestri del Rinascimento nostrano tra cui Piero della Francesca così come il cubismo e il surrealismo di Picasso e De Chirico. Artisti cui Portinari sarà maggiormente ispirato e influenzato, senza tuttavia perdere di vista la concezione di un’arte prettamente brasiliana.

Nelle sue opere Candido Portinari si rende testimone del forte legame con il suo paese raccontando dei ricordi dell’infanzia, della povertà, della situazione del popolo brasiliano, la sua gente, senza tuttavia voler rimandare un’immagine idealizzata del Brasile, né tantomeno rappresentarne solamente il lato più provinciale, quanto piuttosto mostrare la condizione generale dell’uomo nella società nazionale dell’epoca.

Monica Xexéo, direttrice del Museu Nacional de Belas Artes (MNBA) di Rio de Janeiro, da cui provengono le 26 opere in mostra spiega: “La scelta di Portinari è importante perché è  uno dei maggiori artisti brasiliani del secolo passato, riconosciuto internazionalmente.

Era un uomo plurale e umanista. La nostra intenzione è proprio quella di ritrarre la brasilianità di un grande artista che mostrò i vari aspetti del Paese.”

Le opere esposte alla Galleria Portinari costituiscono una parte significativa del lavoro dell’artista, dagli anni ’30 agli anni ’60. Ne fanno parte alcuni interessanti studi di mani e piedi per il murale in piastrelle della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Pampulha,in Brasile, un vero capolavoro che vide la collaborazione di artisti quali Oscar Niemeyer, Ceschiati e Burle Marx. O ancora gli schizzi per una serie di pannelli volti a illustrare I Cicli Economici del paese, dai quali emerge l’influenza della poetica rinascimentale di matrice italiana; le illustrazioni per il romanzo “ Memorie postume di Bras Cubas” dello scrittore brasiliano Machado de Assis; gli studi  per i murales Guerra e Pace esposti presso la sede ONU di New York, opere da cui traspare un forte senso di pace e giustizia, per cui Portinari ottenne il “Premio Guggenheime venne riconosciuto come uno dei più importanti artisti brasiliani nella storia.

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L’opera più significativa dell’esposizione è l’olio su tela intitolato “Caffècapolavoro che racchiude l’essenza più intima del Portinari, la sua storia, le sue radici: i genitori, infatti, erano impiegati nelle piantagioni di caffè, pertanto la tematica del lavoro agricolo costituisce l’elemento principale dell’arte di Candido Portinari. Un’opera carica di realismo, da cui emerge il profondo interesse e attaccamento alle problematiche sociali e alla situazione del popolo brasiliano (all’epoca costituito principalmente da immigrati italiani), un segno di rispetto e un omaggio ai lavoratori rurali.  Ciò traspare anche dall’uso di tinte scure, marroni  e castane che richiamano e simboleggiano la terra.

“Sono uscito dalle acque del mare e sulla pianta di caffè sono nato”

Nel 1935 il dipinto venne presentato all’Esposizione Internazionale d’Arte Moderna come simbolo del Brasile e premiato dal Carnegie Museum of Art di Pittsburgh. Portinari fu il primo modernista brasiliano ad ottenere un riconoscimento a livello internazionale.

“Un artista che con la sua “mano senza fine” ci ha lasciato una produzione di grande risonanza umana e universale, in linea con la sua doppia identità, brasiliana e italiana. Le sue immagini rimangono eloquenti e contemporanee”. L’Ambasciatore del Brasile Antonio de Aguiar Patriota.

 

“Portinari, la mano senza fine”- Collezione del Museu Nacional De Belas Artes, Rio de Janeiro. A Palazzo Pamphilj, Roma. Fino al 22 aprile 2017, ingresso gratuito