Contro la libertà: un pugno allo stomaco per risvegliare le coscienze

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Con il lavoro di Esteve Soler portato in scena da Divina Mania, è stata inaugurata la nuova stagione del More a Cosenza. Notevole la performance di Gianmarco Saurino, Elena Ferrantini e Mauro Lamanna

Libertà. Partecipazione secondo Giorgio Gaber, indissolubilmente legata alla possibilità di vivere in pace secondo Mandela, supremo frutto dell’autosufficienza secondo Epicuro. Definizioni diverse per un concetto fondamentale, troppo complesso, la cui importanza travalica confini temporali e spaziali, ma che pure viene messa continuamente in discussione ad ogni latitudine. Sul tema indaga “Contro la libertà”, il lavoro dell’autore catalano Esteve Soler tratto dalla sua “Trilogia della rivoluzione” (2017), rappresentato da Divina Mania che ha inaugurato, al Cinema Teatro Italia, Focus Residenze, la nuova rassegna del More. Il progetto di Scena Verticale, che dal 2013 porta a Cosenza una selezione del meglio del teatro contemporaneo, quest’anno in particolare intende contribuire al rinnovamento del linguaggio scenico del panorama calabrese, ponendolo a confronto con le realtà drammaturgiche di altri paesi europei.

Contro la libertà” è un viaggio, declinato in sette quadri, che pone l’attenzione su dinamiche relazionali vissute in un presente apparentemente placido e accogliente, che in realtà nasconde tra le sue pieghe elementi di tragico dolore. I personaggi sono uomini e donne, in rapporti di coppia, familiarità o conoscenza, alle prese con situazioni variegate. Si parte dalla ‘madre Europa’ che, forte delle proprie tradizioni socioculturali, invita un figlio oltre confine a raggiungerlo, ma la creatura è ignara di cosa la attenderà davvero all’arrivo nel vecchio continente. Si prosegue con due giovani che, il giorno del matrimonio, davanti all’altare, danno vita a un dialogo surreale sul proprio rapporto e sulla promessa di eternità che stanno per compiere. E ancora, tre ragazzi in una trincea post-futuristica che cercano conforto e risposte nella realtà dei loro smartphone, e una moglie preoccupata che si rivolge al medico perché il marito sta scomparendo, affetto da una strana patologia legata alla lettura dei libri. Proseguendo, ancora una figura femminile in primo piano: racconta del suo rapporto con il coniuge, del quale a poco a poco lo spettatore scopre l’orrendo ‘hobby’, la pedofilia. E poi una coppia alla moda, che, nella tranquillità della propria camera da letto, nasconde un gruppo di persone sfruttate che, in condizioni disumane, lavorano 18 ore al giorno per realizzare capi di vestiario per le multinazionali dell’abbigliamento commerciale. E una donna che decide di acquistare un appartamento nel quale è dimenticato da anni un cadavere (quello del suo ex) impiccatosi per il mancato pagamento del mutuo.

Quadri bizzarri e grotteschi, dove la comicità si mescola in modo terribilmente naturale con l’orrido, e dove il concetto di libertà di espressione e di azione combatte contro i più elementari principi di etica umana. La pièce è un pugno allo stomaco, voluto e ben assestato, per svegliare lo spettatore dal torpore esistenziale in cui, grazie a uno status sociale accettabile, è precipitato autoassolvendosi e annullando ogni possibile ribellione di coscienza. Il microcosmo che ne scaturisce è figlio di una realtà thriller, dove a farla da padrone sono l’ipocrisia e l’indifferenza, se si pensa alle convenzioni di rapporti basati sulla finzione, alla incapacità di dialogo che anima le relazioni umane, e alla mortificazione dei diritti anche più elementari. Soler, e con lui Divina Mania, centrano perfettamente il proprio obiettivo: quello di dare una sferzata alle coscienze. Gli applausi a fine rappresentazione ci sono, e sono strameritati. Notevoli le performance attoriali dei caratteri in scena: Gianmarco Saurino, Elena Ferrantini e Mauro Lamanna si calano nei personaggi con una tempistica perfetta, mantenendo intatto il ritmo della rappresentazione e marcando con straordinaria intensità quel confine, talmente labile e sottile da potersi confondere, tra comico e tragedia. Quasi come un cioccolatino dal retrogusto amarissimo, che non riesce più ad andar via.

Focus Residenze proseguirà con altri tre appuntamenti: venerdì 22 novembre, sempre al Cinema Teatro Italia, con la Compagnia Ragli in “The speaking machine. Giorni in cui non sembreremo umani, ma ancora sapremo come essere tristi”. Stessa sede venerdì 29 per “La nave fantasma. Non eravamo d’accordo che gli uomini non sono pesci?”, produzione Teatro della Maruca/Anomalia Teatri. Infine, giovedì 26 e venerdì 27 dicembre al Teatro Morelli sarà rappresentato “Mario e Saleh”, il nuovo lavoro di Saverio La Ruina, con Dario De Luca anima di Scena Verticale, prodotto dalla stessa compagnia calabrese. Appuntamenti da non perdere per una rassegna partita già con il piede giusto, che continua ad offrire alla realtà culturale cosentina (e regionale) un salto di qualità notevole in un panorama scalpitante ma ancora poco apprezzato, purtroppo, dalla massa.

CONTRO LA LIBERTA’ di Esteve Soler
traduzione Charles Fernandez Giua
regia Mauro Lamanna
con Gianmarco Saurino, Mauro Lamanna, Elena Ferrantini
progetto sonoro eseguito dal vivo Samuele Cestola
scenografia Andrea Simonetti
costumi Chiara Mazzetti di Pietralata
disegno luci Luca Annaratone
aiuto regia Pierfrancesco Ciccone
aiuto scenografia Simone Tentoni, Fabrizio Romito
organizzazione generale Pietro Monteverdi
produzione Divina Mania, Primavera dei Teatri in collaborazione con Fabulamundi – Playwriting Europe