Cristiano De Andrè: suggestioni e ricordi sulle orme del padre

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NoteVerticali.it_Criistiano_De_Andre_live_Roma_2016_bPartito a Roma, alla cavea dell’Auditorium. il nuovo tour di Cristiano De André, la terza fase del progetto De André canta De André, incentrato tutte sulle canzoni di suo padre Fabrizio.
Su quest’ultimo, da quando è morto, c’è stato tutto un florilegio di iniziative, ricordi, concerti, studi, libri, e quant’altro, non tutto centrato e spesso molto, troppo, tendente alla costruzione del santino.
Il più deputato a ricordare Fabrizio De André rimane invece proprio suo figlio Cristiano. Ed è un ricordo che, pur essendo molto affettuoso, non sfiora affatto la retorica e la pesantezza.
Le canzoni vengono recuperate e rinfrescate da arrangiamenti, a cavallo tra il rock, l’elettronica e la world music – e lui stesso, dice, con rimpianto, “chissà, magari sarei riuscito a portarlo verso queste sonorità, se avesse vissuto di più“.
Sullo sfondo del palco un disegno con braccia abbraccianti, proprio a simbolizzare questo ideale abbraccio generazionale.
Effettivamente, sembra quasi di sentire la presenza del padre, come fosse lì, sul palco, a seguire, magari con la nota pignoleria di sempre, diluita dall’inevitabile non attaccamento alle cose terrene che il passaggio all’altro mondo pare regali.
A volte, sembra una seduta psicoanalitica, come lo è la lettura del libro autobiografico di Cristiano, La versione di C.. Si capisce che l’eredità del padre, artistica ed umana, è stata pesante per il figlio. Un padre spesso assente, quanto paradossalmente presente nelle vite e nei giradischi dei suoi ascoltatori. Un rapporto fiorito solo negli ultimi mesi di vita del padre, durante la sua ultima tournée, e poi bruscamente interrotto, prima ancora che dalla morte, dalla volontà del padre di non vedere il figlio, quando quest’ultimo aveva scoperto la notizia del tumore, che invece Fabrizio voleva tenergli nascosta (vai a capire certe reazioni…).
Cristiano ci sta facendo ancora i conti – “la mia incudine era un cognome inesorabile” – e il giro di concerti e il libro ne sono la realizzazione pratica ed artistica.
L’ombra è lì, ma è un’ombra che non fa né impressione né nostalgia, forse perché veramente la si sente così presente, eppure così “altra”, da non creare confusione, né di ruoli né di identità.
La fusione tra le canzoni del padre e il loro rifacimento da parte del figlio è molto ben riuscita. Non c’è alcun ammiccare, né un appoggiarsi alla gloria paterna, anzi la si evita in modo intelligente. E anche il pubblico non va in confusione. Non si è lì perché si vorrebbe stare a un concerto di Fabrizio ma, non potendo, si va ad ascoltare il figlio Cristiano che rifà le sue canzoni. Si è lì appositamente per ascoltare Cristiano, con quegli arrangiamenti. Non è un accontentarsi, ma uno scoprire e riscoprire le pieghe, ancora inesplorate, che certe canzoni ancora possono svelare.
Alle canzoni viene tolta, infatti, una certa patina di polvere che inevitabilmente il passare del tempo produce, ed è il caso soprattutto di Coda di lupo, Canzone per l’estate, Quello che non ho, Il bombarolo, Sulla collina. Alcune sono rese senza alcun fronzolo e in maniera semplice, ed è il caso della Guerra di Piero, resa ancora più drammatica dall’incedere quasi recitativo, o La canzone dell’amore perduto o Amore che vieni, amore che vai. Poi, ci sono i pezzi etnici, l’iniziale Sinan capudan pascià, A dumenega, Creuza de ma, ‘A cimma. E recuperi di canzoni più recenti (si fa per dire, sono pur sempre di 20 anni fa) come Dolcenera e Khorakhanè.
Molti bis, forse neanche tutti previsti. Un Amico fragile di grande intensità finale.
Una nota particolare merita il chitarrista, Osvaldo Di Dio, che di tour in tour cresce sempre di più: poca forma e poca scena, molta sostanza.
Se ne trarrà un altro disco dal vivo.
Poi è inevitabile che il passaggio successivo, per uscire da quel “cognome inesorabile”, sia un nuovo disco di canzoni inedite. D’altronde, Cristiano De André ha scritto uno dei dischi italiani più belli degli anni Novanta, Sul confine, e anche degli anni Zero, Scaramante. Ora, dopo questo nuovo giro e questa rielaborazione, i tempi possono essere maturi per aprire un nuovo capitolo.

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