Cucinar ramingo – in capo al mondo: a teatro l’arte culinaria si intreccia con la storia

NoteVerticali.it_Cucinar_ramingo_ Giancarlo_Bloise_ P1300928

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Al Teatro Morelli di Cosenza, Giancarlo Bloise ha portato in scena uno spettacolo unico e originale

NoteVerticali.it_Cucinar_ramingo_ Giancarlo_Bloise_ P1300982Cuoco, che bella parola!“. Eduardo Scarpetta lo faceva dire a Felice Sciosciammocca, che, grazie alla finzione cinematografica, nella memoria collettiva ha assunto definitivamente le fattezze di Totò. E il cibo è il miracolo che da sempre riesce a rendere nobiltà anche la miseria più nera, perché non solo offre nutrimento, ma dà lustro e meraviglia alle risorse che ci sono date in dono dalla natura. Per la stagione corrente del Progetto More, Giancarlo Bloise ha portato in scena, al Teatro Morelli di Cosenza, “Cucinar ramingo – in capo al mondo” (premio Dante Cappelletti 2012). Definirlo monologo sarebbe senz’altro riduttivo, perché Bloise, pur solo sul palco, garantisce al pubblico in sala un viaggio nel tempo e nella storia, in compagnia di gusti e aromi che non hanno età né limiti, e che esaltano la riscoperta umana delle proprie radici e il suo tendere verso nuove prospettive.

NoteVerticali.it_Cucinar_ramingo_ Giancarlo_Bloise_ P1300928Curioso il presentarsi dell’attore sul palco, in uno stile ossequioso e deciso al tempo stesso, che porge allo spettatore una narrazione fluida e giammai scontata, in una esposizione che fa volare alta la fantasia. E assolutamente calzante la scelta di un aggettivo, ‘ramingo‘ (letteralmente: ‘colui che vaga di ramo in ramo‘), la cui etimologia che pare essere di provenienza germanica associa il termine al contesto di natura. Bloise ci porta per mano e, da affabulatore navigato qual è, ci illustra un viaggio fatto di storie, che intrecciano la vita all’arte della cucina. E’ un excursus che ha un che di magico: d’altronde, per i greci il cuoco è il mageiros, che prima ancora di essere delegato ai fornelli, passava per i sacrifici di animali alle divinità. Machaira è il nome greco che indica il coltello: strumento di morte che si traduce in elemento di vita, generando immagini ancestrali che mescolano la violenza alla necessità di sopravvivenza. Più vicina a noi e al nostro modo di pensare, è senz’altro la scelta di Pitagora, che a Crotone fu rivoluzionario anche nel sacrificio: non più animali ma miele e cereali, doni della natura che non generano morte. Inebriati da questo viaggio, assaporiamo il mescolarsi di storie e tradizioni, che dalla Magna Grecia arrivano ai nostri giorni. E intanto Bloise si dà da fare ai fornelli, perché nel frattempo il palco si è arricchito di una cucina vera e propria. Tra melodie che spaziano da Vivaldi a Jimi Hendrix, vediamo cucinare il pollo, annaffiato in padella dal vino rosso e arricchito da spezie che fluttuano nell’aria, e poi le cozze e il riso, ravvivate dalla curcuma che li colora e li profuma. E il palato macina, mentre la mente e il cuore generano riflessioni, grazie alla narrazione che si mantiene fluida e viva, e che fa pensare a quanta sia la distanza abissale tra ciò che ascoltiamo e ciò che viene quotidianamente propinato dalla tv…

NoteVerticali.it_Cucinar_ramingo_ Giancarlo_Bloise_ P1300857Bloise riesce anche a farci sorridere, come quando racconta del giovane ebreo convertito obbligatoriamente al cristianesimo e del pollo che ‘si converte’ in pesce. O come quando la sua narrazione viaggia da un luogo immaginario all’altro portando alla nostra attenzione il cece, minuscolo seme della pianta erbacea della famiglia delle Fabaceae, la cui origine è probabilmente turca, e che offre agli umani un’ottima fonte proteica. Una benedizione dorata per il caratteristico colore del legume, che certo, richiama alla mente le esperienza scolastiche del passato (“sa farsi punizione per giovani ginocchia“, recita Bloise), e che ha la funzione di pietanza pacificante, se si pensa all’hummus, che unisce le culture ebraica, greco-cristiana e islamica.

Sulle note di “Stoccolma” di Rino Gaetano, il viaggio termina con il lancio beneaugurante di chicchi di riso in platea, ma ne inizia subito un altro, quello della degustazione. Il pubblico è infatti invitato a salire sul palco e ad assaggiare ciò che l’attore-cuoco ha cucinato in tempo reale.  Uno spettacolo nello spettacolo, piacevole e ricco, che dimostra ancor più come il teatro sia frutto di ascolto, interazione e incontro.

(Foto di Angelo Maggio. Si ringrazia per la gentile concessione).