David Gilmour: l’occasione persa del Live at Pompeii

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Questo luogo è pieno di fantasmi“, esclama David Gilmour sul palco di Pompei, durante il concerto che è stato trasposto in un film, proiettato per soli tre giorni nei cinema, e che è da poco uscito in dvd.
E ha tutte le ragioni Gilmour a dire questo. Per i pochi colpevoli che non sanno chi sia, stiamo parlando del chitarrista dei Pink Floyd, a mio parere il miglior chitarrista che la musica rock abbia espresso, soprattutto per completezza e riconoscibilità del suono.
Il punto è che, se decidi di misurarti con i fantasmi, e li evochi pure, ci devi fare i conti, e non semplicemente scansarli. Mi spiego meglio. Se produci un film di un concerto che fai tra le rovine di Pompei, è evidente che rievochi il famoso Pink Floyd at Pompeii dei primi anni Settanta. Fantasmi compresi.
Gilmour, tanto sul livello musicale che su quello cinematografico, ci ha tenuto ad accostarsi appena a questo paragone, senza però svilupparlo come invece si sarebbe potuto e dovuto fare, vista l’occasione.
Per forse troppo rispetto, o per paura di produrre un clone minore di qualcosa di irripetibile.
Il concerto che prima si è potuto ammirare avrebbe potuto essere ripreso in qualsiasi altro luogo, non fosse per qualche inquadratura dall’alto, e per lo spettacolo dei fuochi intorno al teatro.
Troppo poco, per poter giustificare quel “in Pompei” di forte richiamo.
Sul piano musicale di questo concerto mi sono già espresso, con la recensione del concerto romano al Circo Massimo, altra location storica di livello, suonato qualche giorno prima del concerto pompeiano. E quindi non mi ripeto se non per riaffermare la perfezione del tutto (tranne la dimenticabile versione di The great gig in the sky). Anzi, ancor più in questo concerto, depurato di alcuni brani inutili afferenti alla carriera solista di Gilmour, non certo paragonabile alla casa madre Pink Floyd.
È il piano cinematografico che qui sto discutendo. Il poco coraggio di osare e sfruttare Pompei. Che non vuol dire copiare quanto già fatto ma, perché no, citare, rielaborare, mettersi su un piano parallelo, una sorta di doppio binario, tanto quello della discontinuità quanto quello della continuità, sonora, visiva, contenutistica.

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Far rivivere i fantasmi, per potersene veramente distinguere. E non semplicemente ignorandoli. Doveva essere non la didascalica registrazione di un concerto. Ma anche qualcosa in più.
Come, del resto, è stata la musica dei Pink Floyd, che era sempre qualcosa in più del solito, un invadere altre sfere, un unire più percezioni, deviando dai binari consueti della musica leggera.
Ecco, i Pink Floyd sono stati sempre questo ulterior. Una terza via. Uno scarto di lato. Un altro linguaggio. Un modo altro di guardare al mondo.
Pompei, i suoi misteri e il suo non ridursi a qualcosa di ben definito, è stato il teatro per eccellenza di questo modo di essere.
Pompei avrebbe potuto essere di nuovo questo teatro, e non semplicemente palco, sia pure speciale e unico, di un bellissimo concerto.
Certo, questo comporta il chiedersi quanto in realtà Gilmour voglia misurarsi con il suo passato. Quanto di quella visione ha assorbito, e quanto vi ha dato.
La sensazione è che questo coraggio non lo abbia voluto avere, per suoi limiti, per così dire, caratteriali, e per una certa mancanza di visione. Non certo paragonabile al visionario per eccellenza, il vero leader dei Pink Floyd, Roger Waters.
Gilmour è stato un eccellente chitarrista e un bravissimo cantante.
Ma la visione non l’aveva lui.
È forse per questo che, cantati e suonati da solo, sia pur perfettamente, certi brani non danno quei brividi viscerali che invece regalano nella versione originale.
Ed ecco perché, una volta che si è trovato una occasione potenzialmente enorme, l’ha, a mio parere, persa.
Sia a livello musicale – avrebbe dovuto e potuto essere un concerto diverso, per scaletta, e forse anche per sonorità, da quelli del tour in cui è stato inserito (l’assenza di Echoes grida ancora, più dei misteri pompeiani). Che, soprattutto, a livello di registrazione e resa cinematografica.

David Gilmour, LIVE AT POMPEII (dvd, 2017, 305′, Columbia)

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