De Andrè, Pagani e Daniele: all’Unical incroci di culture e saperi, da Genova, a Napoli al Mediterraneo

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Successo di pubblico a Rende per il concerto di Cristiano De Andrè, supportato da Mauro Pagani e Nello Daniele, a conclusione della “Notte dei ricercatori” all’Università della Calabria

NoteVerticali.it_Cristiano De Andrè_Unical_250915_2Cultura e ricerca hanno in comune la passione, la costanza, la voglia di imparare cose nuove, preservando quelle che già si sanno, per migliorare la propria esistenza e quella degli altri. Nell’ambito della ‘Notte dei ricercatori‘, lodevole iniziativa che ha aperto le porte dell’Università della Calabria a migliaia di visitatori attenti e curiosi, evidenziando quanto potenziale abbia l’ateneo calabrese, è entrata di prepotenza la musica. Un bel concerto, presentato dal giornalista Gianmaurizio Foderaro, che ha visto su uno stesso palco Cristiano De Andrè e Mauro Pagani, accompagnati da Nello Daniele. Una serata di gioia e condivisione anche in nome di Fabrizio De Andrè, la cui anima nobile è riecheggiata più volte sul palco, grazie alle perle disseminate da Faber nel corso degli anni, ripresentate in chiave acustica dal figlio e dall’ex violinista della Pfm.

NoteVerticali.it_Cristiano De Andrè_Unical_250915_4Cristiano è apparso in forma, desideroso di dire la propria per esortare gli studenti calabresi a credere fermamente nella forza delle proprie idee, per provare a cambiare “questo cazzo di paese“, intorpidito da un letargo di trent’anni fatto di plastica e di televisione. Spazio quindi alle sue canzoni, da “Credici“, invettiva feroce e intensa nei confronti del potere “che subito si inchina a un altro più rapace“, a “Disegni nel vento“, dedicata ai suoi figli (“E lascio i miei sogni a te, perché tu li riprenda domani…“). E ancora, “Lady Barcollando” (il trionfo dell’avere sull’essere) e “Invisibili“, scritta con Fabio Ferraboschi e premiata dalla critica a Sanremo 2014: un dialogo a viso aperto, condito di incomunicabilità, con un interlocutore immaginario (forse suo padre) che racconta la sua difficoltà di vivere a Genova da ragazzo. Il passaggio verso i classici di Faber ha portato a risentire con piacere “Se ti tagliassero a pezzetti“, inno alla “signorina anarchia” scritto con Massimo Bubola, così come “Andrea“, dedicato a chi, soldato combattente sui monti di Trento, aveva un amore diverso. C’è stato spazio poi per “Nella mia ora di libertà” e, soprattutto, “Verranno a chiederti del nostro amore“, intensa e struggente più che mai, che Cristiano ha eseguito in solitaria al piano, lasciandosi poi andare al racconto di quando, bambino, la sentì per la prima volta, cantata e suonata da suo padre a sua madre Puny, in una notte genovese del 1972.

NoteVerticali.it_Cristiano De Andrè_Unical_250915_67Dopo un breve intermezzo di Nello Daniele, che ha riproposto in chiave acustica, tra gli altri, uno dei classici di suo fratello Pino, “Yes I know my way“, il pubblico è esploso grazie a “Don Raffaè“, cantata da Nello e Cristiano coadiuvati dal violino di Pagani. La storia in napoletano del secondino Pasquale Cafiero, tristemente beffarda, ci ha riportato alle latitudini di un’Italietta piccola piccola, dove in mezzo alla corruzione e al malaffare la povera gente cerca di sbarcare il lunario alla bell’e meglio. Da Napoli al Mediterraneo, grazie ancora a Pagani, che ha riproposto prima l’intensa e vibrante “Davvero davvero” e poi “Sinan Capudan Pascià“, ispirata alla storia vera del visconte genovese Scipione Cicala, divenuto, per ragioni di opportunità, fiduciario del sultano e addirittura Gran Visir. Nuovamente il dialetto genovese, e ancora Cristiano al bouzouki (coaudiuvato dai suoi valenti musicisti, Osvaldo Di Dio alle chitarre, Davide Pezzini al basso e contrabbasso e Davide De Vito alla batteria) a supportare Pagani, per “Megu Megun“, “A dumenega” e “Creuza de mà“, con lo spirito sorridente di Faber chiamato a raccolta da una nuvola del Paradiso, che ha fatto l’occhiolino a quello di Pino quando sul palco, per il commiato finale, hanno vibrato le note di “Napule è“. Incroci di culture e saperi, profumi di Mediterraneo, per una serata senz’altro da ricordare.