Dogman: Matteo Garrone racconta una storia di periferia e redenzione #cannes71

cannes_dogman_marcello_fonte

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Il cinema di Matteo Garrone ha il grande pregio di essere onesto intellettualmente, Dogman non fa eccezione. Piaccia o no, il regista di Gomorra (il film) ha da sempre l’ottima abitudine di raccontare storie vere. Ripresi da fatti di cronaca o del tutto romanzati, i soggetti dei suoi film sono delle riflessioni sulle derive che la vita porta con sé, proposti senza la spiacevole tendenza a prendere posizione.

In un quartiere periferico della capitale, un ex pugile lobotomizzato prende di mira tutti i negozianti della zona terrorizzandoli con una serie di atti vandalici. Tra questi il più vicino al guitto rimane Marcello (Marcello Fonte), parrucchiere per cani. Di temperamento mite e indole remissiva, l’uomo è costantemente bullizzato da Simone, il cattivo, che lo usa a suo piacimento in ruoli diversi.

Da pusher non pagato a basista, Marcello non riesce a dire di no all’amico delinquente. Dopo un anno di galera e la messa all’indice da parte della comunità, l’uomo troverà la forza di reagire.

Acquista su Amazon.it

Il film parte da un soggetto non certo rivoluzionario, ma è in grado di poter interessare. L’ennesima ottima rappresentazione di una periferia dove le vite sono prive di umanità e il più forte (spesso cocainomane) primeggia a tal punto da condizionare i “vessati”. Una sorta di nuovo e solito “West”, con le forze dell’ordine assenti nella certezza che il cattivo alla fine morirà. Un tempo sarebbe stato definito neorealismo, oggi assomiglia a un brutto spin-off di Gomorra senza la criminalità “bene”, la scena è dei ritardati.

La bravura del regista è nel presentare un gruppo di personaggi, Marcello Fonte in testa, tanto cattivi quanto pavidi. L’ex pugile disoccupato è l’unico che ha il coraggio di mettere in pratica, attraverso la violenza, i suoi propositi. Ottima la fotografia che deve molto alla location stile territori di guerra e buoni i dialoghi, ridotti al minimo, che qualche volta i personaggi si scambiano.

Film di buona fattura che contestualizzato nella produzione italiana guadagna abbondantemente la sufficienza.

DOGMAN (Italia 2018, Drammatico, 120′). Regia di Matteo Garrone, con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli. 01 Distribution. In sala dal 17 maggio 2018.