Dragon Ball Z: La resurrezione di F. Una malriuscita “operazione nostalgia”

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NoteVerticali.it_Dragon-Ball-z-la-resurrezione-di-f_1Parlare di Dragon Ball mette tutti d’accordo, e viste le peculiarità  che lo caratterizzano, capaci di renderlo indiscutibilmente la migliore opera crossmediale di intrattenimento degli ultimi trent’anni, non potrebbe essere altrimenti. Il manga partorito dal genio di Akira Toriyama ha affascinato intere generazioni di appassionati grazie a una storia vivace, avvincente, condita da combattimenti epocali diventati vere e proprie fonti di ispirazione per chiunque desideri  avventurarsi nel genere. Un successo senza confini, a cui hanno contribuito una lunga serie animata, divisa in più saghe e remake (Dragon Ball, Dragon Ball Z, Dragon Ball GT, Dragon Ball Kai e la nuovissima Dragon Ball Super), e un vasto elenco di lungometraggi per la televisione e il cinema accresciutosi, nell’ultimo periodo, con la realizzazione de La battaglia degli dei e La resurrezione di F. Nonostante i fini marcatamente commerciali dell’operazione, quest’ultima pellicola ha il merito di aver riavvicinato Toriyama alla sua creatura preferita, dandole così quell’impronta, nell’economia della trama e della caratterizzazione dei personaggi, che stava pian piano sbiadensosi.

Distribuito da Lucky Red in alcune sale italiane selezionate, e solo dal 12 al 14 settembre, la pellicola prodotta da Toei Animation ruota, come è facilmente intuibile, attorno alla resurrezione di Freezer attraverso le Sfere del Drago utilizzate da Sorbet, l’attuale capo delle sue armate aliene. Ciò comporterà il manifestarsi di una nuova minaccia per il nostro pianeta, alla quale Goku e soci dovranno far fronte dando libero  sfogo a qualsiasi risorsa a loro disposizione.

NoteVerticali.it_Dragon-Ball-z-la-resurrezione-di-f_2Dedicare il film a Freezer, una delle nemesi del Saiyan cresciuto sulla Terra (e non solo) più amate dai fan, è una scelta apprezzabile in grado di produrre il cosiddetto “effetto traino” nei confronti di tutti, vecchie o nuove generazioni che siano. Tuttavia, l’andamento dell’intero film si concentra su quanto detto poc’anzi, imbottigliandosi in una linearità stucchevole priva di autentici colpi di scena, ed inframezzata qua e là con sequenze di allenamento, power up e qualche siparietto umoristico che preludono soltanto a quello che poi sarà lo scontro finale tra di due antagonisti principali. Discorso analogo per le animazioni, troppo approssimative per un lungometraggio di 93 minuti, e per i disegni, i cui difetti di proporzione ed espressività tendono ripetutamente a palesarsi; nulla da dire, invece, sulla qualità del doppiaggio italiano, fedelissimo alla versione originale giapponese sia nei dialoghi che nell’utilizzo dei vari titoli onorifici impiegati da alcuni personaggi in direzione di altri. Tirando le somme, quindi, si può dire che Dragon Ball Z: La resurrezione di F è un film piuttosto mediocre, poiché non è stato compiuto quello sforzo necessario per elevarlo a pellicola di spessore. E considerando i pezzi da novanta coinvolti nel progetto, gli elementi per farlo c’erano eccome.