Emanuele Arciuli omaggia l’inconscio e l’oscurità

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Five versions of darkness: concerto ricco di fascino presso l’Università La Sapienza di RomaNoteVerticali.it_Emanuele_ArciuliCome di consueto, l’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) provvede all’organizzazione della stagione concertistica alla Sapienza, nell’Aula Magna, dove vengono eseguite varie iniziative tese ad avvicinare un pubblico sempre più vasto all’ascolto e l’interesse per questo genere. Vengono cooptati i migliori musicisti per eseguire programmi scelti accuratamente dove figurano brani musicali che seguono un iter e racchiudono una tematica comune.

In particolare il noto pianista Emanuele Arciuli si è cimentato in una sua interpretazione magistrale di pezzi tratti dal repertorio di Robert Schumann, Franz Liszt, Salvatore Sciarrino, Georg Crumb e infine Béla Bartók, tutti accomunati dal tema delle sfumature della mondo notturno, dominato dall’inconscio e dall’oscurità. “Five version of darkness” è il titolo che è stato dato a questa esibizione.

Arciuli, diplomatosi al conservatorio Piccinni di Bari, perfezionatosi con i migliori interpreti musicali, ha intrapreso la sua fulgida carriera esibendosi per le migliori istituzioni italiane ed estere, dal Teatro della Scala di Milano al Maggio Fiorentino, dalla Biennale di Venezia al Berliner Festwochen, al Teatro San Carlo di Napoli, al Miami Piano Festival. Il suo repertorio attinge sia dal mondo classico che dal mondo contemporaneo. Equilibrio tra moderno e antico rispettato nella sua esibizione nell’Aula Magna della Sapienza, dove esegue, spiegando anche le sue scelte, pezzi che esplorano tutte le diverse ombre sonore di questa atmosfera crepuscolare.

Gesänge der Frühe” op. 133 di Schumann cala da subito l’uditore in quell’habitat emotivo dove regnano i timori e le insicurezze provocati dall’oscurità e le speranze disattese di una luce. Musica che si svela come un dialogo interiore, descritto da Altiero Spinelli in un suo componimento: “C’è un linguaggio notturno. Non è un ragionamento che si spiega alla luce del sole e si articola chiaro e comprensibile a tutti, o perlomeno a chiunque voglia far lo sforzo di capire. E’ un linguaggio che respinge gli altri poiché è un puro monologo […] per parlare con sicurezza la lingua diurna bisogna conoscere quella notturna […]”.

Dissonanze, asimmetrie melodiche che creano una tensione drammatica.

Cambia l’atmosfera con l’esecuzione del brano successivo, “Perduto in una città d’acque” di Salvatore Sciarrino. Sonorità suggestive che conferiscono un senso di attesa, di assenza, di incompiuto. Rintocchi lievi in una sequenza temporale lenta, viscosa, in cui regnano pause che sembrano interminabili.

Il romanticismo e lirismo si riaffacciano con “Après une lecture de Dante – Fantasia quasi sonata” di Litszt, ispirata ad un suo viaggio nelle bellezze artistiche italiane. Immaginando il turbinio delle anime dei dannati nell’Inferno dantesco, si succedono scale ascendenti e discendenti.

Arciuli a questo punto spiega la sua collaborazione con il pianista contemporaneo Georg Crumb e introduce il pezzo seguente “Eine Kleine Mitternachtmusik”. Le sue influenze vanno da Gustav Mahler a John Cage. Sonorità evocative, di stampo simbolista, immergono il pubblico in un clima di profonda inquietudine, con l’intenzione di descrivere le sensazioni dei rintocchi della mezzanotte.

Infine, “All’aria aperta” di Béla Bartók fornisce uno squarcio di luce in questa penombra sonora, la natura con tutta la sua irruenza fa il suo ingresso. Applaudito fragorosamente, Arciuli si esibisce in un notturno di Fryderyk Chopin per chiudere l’ensemble dolcemente. Un percorso introspettivo suffragato da un repertorio pianistico interpretato con maestria e dovizia di particolari. Diverse sonorità accostate che danno sfumature di colore all’ascolto di brani conosciuti.