Erano tutti miei figli: a teatro si riflette con Arthur Miller

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NoteVerticali.it_Erano tutti miei figli_Mariano Rigillo_2Gli applausi del pubblico dimostrano come, anche a teatro, c’è voglia di riflettere. Pensare. Depurare l’anima da una vita troppo veloce. Con “Erano tutti miei figli” in scena al Politeama, fermarsi e riflettere è possibile. Anzi, a fine spettacolo, è quasi inevitabile. Il valore della famiglia, il peso dei segreti, i danni delle bugie, la paura della verità sono tutti lì. Stati d’animo messi in scena ma vissuti dall’uomo, oggi come ieri. È, forse, questa la chiave del successo della pièce teatrale approdata al Politeama per celebrare il centenario della prima guerra mondiale. L’iniziativa, promossa dalla Prefettura di Catanzaro e fortemente sostenuta dalla Fondazione Politeama, è realizzata con il contributo della Camera di Commercio, dell’Amministrazione provinciale e di Confindustria Catanzaro. Con Mariano Rigillo recitano Anna Teresa Rossini, Filippo Brazzaventre, Annalisa Canfora, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo. La regia è di Giuseppe Dipasquale, le scene sono di Antonio Fiorentino; i costumi di Silvia Polidori; le luci di Franco Buzzanca.

La storia è quella di una famiglia. Distrutta dalla verità. Dal dolore. Dalla paura. C’è un padre, una madre, un figlio. Anzi due. Uno però non è mai tornato dalla guerra. La sua fidanzata – stanca di aspettare il ritorno dell’amato – s’innamora del fratello. Ma l’amore tra i due è ostacolato dal fatto che la madre del giovane non accetta la morte del figlio. Il padre, invece, – ricco imprenditore – convive con un terribile segreto. La verità viene presto a galla. Non appena George, fratello della giovane fidanzatina, compare in scena
nell’allegra famiglia irrompe il sospetto che Joe Keller possa, effettivamente, aver scaricato la responsabilità di aver spedito pezzi d’aereo mal funzionanti – costati la vita a ventuno soldati – sul suo socio, padre della fidanzata del figlio. Il sospetto diventa certezza. La famiglia è dilaniata dal dolore. Joe continua a sottrarsi alle sue responsabilità. Esce di scena. Il teatro viene squarciato dal rumore di uno sparo. Il peso di aver causato la morte del figlio disperso in guerra che, mal aveva sopportato l’azione del padre, e di altri 21 soldati, è tutto racchiuso nell’ultima frase che Joe pronuncia sul palcoscenico: “Erano tutti miei figli”.

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