Roma Fringe Festival 2015: Fak Fek Fik è lo spettacolo dell’anno

Roma Fringe Festival 2015 - Fak Fek Fik
Roma Fringe Festival 2015 - Martina Badiluzzi, Ylenia Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli in 'Fak Fek Fik'
Roma Fringe Festival 2015 – Martina Badiluzzi, Ylenia Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli in ‘Fak Fek Fik’

Ad aggiudicarsi l’edizione 2015 del Roma Fringe Festival ci pensano Martina Badiluzzi, Ylenia Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli, le tre giovani di ‘Fäk Fek Fik’, spettacolo portato in scena da Dante Antonelli e ispirato al lavoro drammaturgico di Werner Schwab ‘Le presidentesse’.

Schietta e viscerale come solo un’opera tratta dallo scrittore maledetto del teatro austriaco può essere, Fäk Fek Fik si serve del teatro alla stregua di un territorio di ricerca sociale volto a svelare la realtà nuda, cruda, estremamente blasfema eppure paradossalmente spirituale nel suo aspetto di rivelazione totale.

Sul palco vuoto, tre giovani corpi riempiono la scena ancor prima dell’inizio. Il loro è un delirio lucido, che si articola in monologhi graffianti, nei quali situazioni quotidiane, ricordi passati e sogni ad occhi aperti, vengono scaraventati addosso allo spettatore con parole urlanti. Come in una staffetta senza sosta, i tre corpi si passano la parola, muovendosi e trasformandosi costantemente fino a prendere sembianze animalesche di piccioni incuriositi e cani ululanti. Un racconto che risulta frammentario eppure stranamente lineare nel modo di mostrare vite diverse accomunate da un’unica sporca esistenza.

Roma Fringe Festival 2015 - Fak Fek Fik
Roma Fringe Festival 2015 – Fak Fek Fik

Ed ecco che la realtà contemporanea si manifesta in tutto il suo aspetto di amara pazzia in queste tre giovani donne: una vive all’ombra di un passato di bambina violentata da suo padre, una incinta di un uomo che a malapena conosce e l’altra sfruttata da un lavoro in nero sottopagato. Tematiche attuali, espresse con un tocco di ironia dal retrogusto acido, che emergono da situazioni quanto mai vicine a quelle vissute quotidianamente dallo spettatore: in giro tra gli scaffali dei supermercati, alla disperata ricerca di offerte per risparmiare, nell’ossessione/moda per il bio, lavori extra per mettere da parte qualche soldo in più e deliranti serate in discoteca. Protagonista assoluto è il linguaggio, la parola senza filtri abilmente espressa con tutto ciò che il corpo ha da offrire. Un corpo che dapprima si agita freneticamente al ritmo di una musica elettronica ricreata dal vivo da Samovard, e poi rimane immobile nudo, offrendosi esso stesso senza filtri, spogliandosi degli ultimi oggetti di quel mondo che non fa altro che etichettare manipolare, rivestire crudelmente ogni cosa che tocca.

Grazie all’esemplare lavoro drammaturgico di Dante Antonelli, il risultato è quello di un testo pregno di tutti quei tratti di cui il teatro contemporaneo ha bisogno come drammaturgia coraggiosa, dotata di un ironia pungente e dinamica, eppure mai fine a se stessa. Il merito principale del successo va soprattutto alla vibrante performance delle tre giovani interpreti Martina Badiluzzi, Ylenia Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli.