Family Day: al Roma Fringe Festival una commedia che diverte e fa riflettere

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La sacra istituzione della famiglia, l’ancora più sacra abitudine della domenica da passare tra le mura domestiche, questi gli elementi cardine di “Family Day. Dio benedisse il terzo giorno e lo consacrò”. Per la regia di Nicola Alberto Orofino, la commedia è tra gli spettacoli in concorso al Roma Fringe Festival.

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I cinque personaggi in scena – padre, madre, nonna, figlia e cane – tra corse frenetiche e sospesi momenti di ritualità domestica, danno origine a una serie di gag comiche, che diventano la parodizzazione di tutto un insieme di situazioni radicate in un sistema sociale. Il marito mammone, i litigi tra suocera e nuora, la Santa Messa domenicale, la preghiera prima del pranzo, la gita fuori porta del pomeriggio, il necessario momento di ritrovo davanti allo schermo della Tv. È proprio la scatola televisiva, che diventa un inquilino presente e vivo, tanto quanto i personaggi, e che anzi parla di più dei personaggi stessi. Per tutta la durata infatti, gli attori si limitano a mimare le situazioni dando origine a una satira sottile, efficacemente studiata sul piano del messaggio finale. Il cane poi, membro della famiglia a tutti gli effetti, è anche colui che ne svela l’assurdità, come quando rubando il telecomando, getta tutti in una delirante ricerca.

Una commedia che sa divertire, scavando a fondo nelle radici del Bel Paese, in un sostrato culturale intriso di dettami cattolici diventati abitudini, alle quali non possiamo far a meno di ritornare costantemente, nonostante il passare degli anni. Di fatto la famiglia in questione non appartiene a un periodo storico stabilito. Se infatti, l’episodio di trash televisivo a cui i personaggi assistono rapiti, lo sfogo della Carrà a ‘Domenica in’, risale alla metà degli anni ’80, nel finale vediamo presente in scena un computer, il che ci riporta a un epoca più vicina a quella odierna. Ma la famiglia tradizionale, paradigma che supera gli ostacoli del tempo, nasconde contraddizioni e segreti che vengono fuori quando ogni membro, al riparo dagli sguardi degli altri è libero di mostrarsi per quello che è.

L’assenza della parola, che si limita a pochi momenti essenziali, lascia spazio a un elemento sonoro di particolare importanza. Ogni situazione diventa tic ossessivo, che si manifesta nella sonorità ingigantita di lancette di un orologio che scandisce il tempo, aleggiando costantemente e donando un senso di ritualità tanto inesorabile quanto soffocante. A livello di costruzione scenica i pochi, ma funzionali elementi posizionati sul palco, si rivelano funzionali al ritmo frenetico del cambio di situazioni e all’interazione degli attori – Alessandra Barbagallo, Francesco Bernava, Eglae Doria, Alice Ferlito e Rita Salonia – che mostrano una superba capacità espressiva nella recitazione gestuale.

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