Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Alberto Burri

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Palermitana di origini asiatiche. Amore per il cinema, le istantanee e le storie. Scrive per dar voce alle sue passioni e vivere la vita è la sua aspirazione più grande. “Carpe diem” il suo motto.

A Parma, presso le Sale della scuderia del Palazzo della Pilotta, dal 20 dicembre e fino al 29 marzo ha luogo una particolare mostra che ha come titolo “Fuoco Nero: materia e struttura attorno e dopo Burri”.

NoteVerticali.it_Alberto Burri_Fuoco neroPerché Parma sceglie Alberto Burri e perché il “Fuoco nero” del titolo? La storia è semplice. L’organizzatore della mostra, lo CSAC – Centro studi archivio e comunicazione, riceve in dono, circa quaranta’anni fa, un importante Cellotex di Alberto Burri. L’opera si intitola per l’appunto Grande nero Cellotex M2 (1975), una grande tela nera di cellotex e acrilico, che imponente domina una delle sale e ad essa sono strettamente collegate le fotografie di Aurelio Amendola, che ritraggono Burri mentre crea con il fuoco la sua Plastica e il Grande Cellotex nero.

In questi anni viene ponderata l’idea di rendere omaggio a quest’opera, approfittando anche del centenario della nascita dell’artista (1915-1995), per cui negli ultimi due anni diversi artisti legati e collegati alla sua figura sono stati coinvolti nel progetto chiedendo loro di rappresentarsi e rappresentare il suddetto legame con alcune opere ispirate al tema. Fotografi, pittori e scultori significativi del panorama contemporaneo, sono stati ben lieti di partecipare. L’idea è anche quella di chiedersi oggi cosa resta dell’artista scomparso nella memoria dell’arte. Tra i protagonisti più importanti: Bruno Ceccobelli e Nunzio, Mimmo Paladino e Luca Pignatelli, Marcello Jori e Alberto Ghinzani, Pino Pinelli e Giuseppe Maraniello, Giuseppe Spagnulo e Emilio Isgrò, Attilio Forgioli e Mario Raciti, Medhat Shafik e Franco Guerzoni, Luiso Sturla e Renato Boero, Raimondo Sirotti e Davide Benati, Concetto Pozzati e Enzo Esposito, Gianluigi Colin e William Xerra.

NoteVerticali_Alberto Burri_mostra ParmaPrendendo spunto dalla componente struttura dell’opera di Burri, si sono individuati due percorsi in qualche modo comunicanti: la ricerca sulla materia e quello della articolazione delle strutture. Lo CSAC, per poter cogliere al meglio questo collegamento, ha puntato, ad esempio, su alcune figure del Gruppo Origine (1950-1951), con opere di Colla, Ballocco, Guerrini e ancora del Gruppo 1 con Biggi.

È da sottolineare anche l’importanza dei due centri principali della ricerca di quegli anni, da una parte Roma con, ad esempio, Gastone Novelli e Toti Scialoja che dialoga con Cy Twombly e con l’Abstract Expressionism americano e, a Milano con Lucio Fontana.

Indispensabile è stato ricostruire, dalla Liguria all’Emilia, dalla Lombardia a Napoli, le proposte di alcuni dei protagonisti della ricerca sulla materia, così che tra le opere troviamo quelle di Tavernari e Spinosa, di Pierluca e Morlotti, di Mandelli e Bendini, di Arnaldo Pomodoro e Zauli, di Mattioli e Padova, di Zoni, di Lavagnino e Ruggeri, di Olivieri e Vago, di Guenzi e Carrino, di Ferrari, Repetto, Chighine.

Distinto da questo filone si pone un altro modello, quello dell’indagine sulla struttura, un percorso che in mostra si individua attraverso opere di Perilli, Pardi, Garau, Toti Scialoja.

NoteVerticali.it_Alberto-Burri-Grande-nero-cellotex-M2-1975È stato anche importante provare a definire, il significato dell’opera di Burri fuori dai confini, così ecco la presenza in mostra di un pezzo di Joe Tilson e, a contrappunto, un grande collage di Louise Nevelson legato alla ricerca americana degli anni ’50, a cui si sono aggiunti un gruppo di collage della statunitense Nancy Martin attenta al filone astratto dopo Josef Albers.

Anche la fotografia ha una parte significativa. Le immagini di Aurelio Amendola, come abbiamo detto, mostrano Burri che crea col fuoco una Plastica a confronto col “nero” del Cellotex. Altri contributi invece sono quelli di Nino Migliori con i suoi pirogrammi degli anni ’50, di recente ristampati, un importante “muro” di Mimmo Jodice, una ricerca degli anni’70 di Giovanni Chiaramonte su una casa distrutta, e una sequenza di Mario Cresci sulle rocciose spiagge di Sicilia.

Alla generosità degli artisti, o dei loro eredi, si sono aggiunte le donazioni di due sensibili galleristi. A Matteo Lorenzelli si deve l’esposizione della scultura di Pierluca e del torso ligneo di Tavernari, e a Giorgio Marconi quella del collage di Louise Nevelson e della grafica di Antoni Tàpies.

Anche se di non immediata comprensione, soprattutto se non si conoscono le ricerche e i personaggi che ruotano intorno alla mostra, le didascalie che accompagnano l’esposizione permettono di avere una visione globale sul tema. Il contribuito di artisti più noti come Fontana fornisce alla mostra una riconoscibilità che dà al visitatore meno esperto in materia spunti interessanti per l’accrescimento della cultura nell’arte contemporanea.

La mostra, curata da Arturo Carlo Quintavalle, proporrà oltre settanta dipinti e altrettante fotografie e un gruppo di opere grafiche per un totale di 172 pezzi tutti riprodotti in un ampio catalogo edito da Skira.