“Gigolò per caso”, una commedia alleniana d’altri tempi

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Note verticali.it_Gigolò per caso_John Turturro e Vanessa ParadisPuò la presenza di un attore caratterizzare in modo inequivocabile un film, e farlo girare alla sua velocità da recordman? Sì, senz’altro sì, se l’attore in questione si chiama Woody Allen. Abituato a stare più dietro alla macchina da presa che non davanti, il newyorchese più nevrotico che Hollywood abbia mai conosciuto si cimenta in una storia tagliata su misura per lui dal suo amico John Turturro. “Gigolò per caso” racconta di Murray e Fioravante, due amici non più giovani che vivono nella Brooklyn di oggi. Il primo, costretto dalla crisi a chiudere la storica libreria di famiglia a Brooklyn, raccoglie al volo un pensiero della sua affascinante dermatologa (interpretata da Sharon Stone) e propone all’amico, fioraio single non più giovane, un originalissimo espediente per guadagnare: quello di intraprendere la carriera di gigolò, consolando donne mature in cerca di allegre distrazioni. Fioravante accetta e il business può così aver luogo: nasce la “premiata ditta Bongo-Virgil”, il primo organizzatore delle ovvie frequentazioni di carattere biblico, e il secondo fedele esecutore.

Note verticali.it_Gigolò per caso_locandinaMa, come in tutti gli ingranaggi che sembrano troppo perfetti per essere veri, arriva il momento in cui il marchingegno si rompe. La “causa” ha gli occhi di Avigal (Vanessa Paradis), giovane vedova di un rabbino, che incanta Fioravante-Virgil con il suo sguardo malinconico. Gli incontri tra i due, favoriti dal solerte Murray-Bongo, scatenano reazioni di ogni genere: anzitutto tra gli interessati, che, in misura diversa scoprono la molla nascosta che farà loro cambiare esistenza, e poi tra gli ebrei ortodossi del quartiere, che non vedono affatto di buon grado che una donna, perlopiù vedova, conosca i piaceri del sesso, e perciò arrivano addirittura a sequestrare Murray e a intentargli un improbabile quanto tragicomico processo.

“Gigolò per caso” è una commedia d’altri tempi, oliata come una recita teatrale e perfettamente alleniana nella forma ma forse non nella sostanza. Se infatti, come in diverse opere di Allen, è latente il richiamo alla religione, sono però lontani i registri seriosi percorsi in passato dal regista newyorchese (da “Crimini e misfatti” a “Sogni e delitti”, allo stesso “Match point”): in questo, “Gigolò per caso” non ha morali da insegnare.

Note verticali.it_Gigolò per caso_Sharon Stone e Sofia VergaraAzzeccati i tempi di scena e il cast, che, oltre ai protagonisti Allen e Turturro, a Sharon Stone e alla Paradis, vede la colombiana Sofia Vergara e la francese Aurélie Claudel a completare il quadro delle bellezze in campo. Da segnalare anche Liev Schreiber, Bob Balaban e Aida Turturro, sorella del regista. Il nostro Woody in italiano parla con la voce di Leo Gullotta, che cerca di non far rimpiangere troppo l’inimitabile Oreste Lionello. Qua è là affiora qualche battuta delle sue: la migliore è forse “Sono già stato circonciso” urlata ai rapitori ortodossi. Se i titoli di testa e coda non usano il Windsor, il font maniacalmente preferito da Woody, quasi alleniana è la colonna sonora, con il tappeto jazzato che dà il cambio ai classici della melodia napoletana, vera passione di Turturro. Se Gene Ammons e Eddie Heywood fanno rivivere gli standard più cari a Woody, il regista ci delizia con “Il torrente”, presentata a Sanremo 1955 da Claudio Villa e Aurelio Fierro, da una “Luna rossa” cantata dalla tunisina M’Barka Ben Taleb, fino ad esplodere nel “Tu si’ ‘na cosa grande” di Domenico Modugno, che la Paradis strapazza con una voce quasi orientaleggiante che non fa impazzire, ma riesce a far sorridere.

GIGOLO’ PER CASO (Fading Gigolò, Usa, 2014, commedia, 98′). Lucky Red. Regia di John Turturro. Con Woody Allen, John Turturro, Sharon Stone, Sofia Vergara, Aurélie Claudel, Liev Schreiber, Bob Balaban, Aida Turturro.