Giorni Felici: a teatro il Beckett riadattato da Andrea Renzi e Nicoletta Braschi

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Convince poco la trasposizione del capolavoro del drammaturgo irlandese a cura del Teatro Stabile di Torino

NoteVerticali.it_Giorni_Felici_Nicoletta-Braschi_ph-Gianni-Fiorito_2Deserto post – apocalittico, terra inaridita sotto il sole cocente, l’impossibilità di un dialogo di senso tra le parti. Samuel Beckett ai massimi livelli. “Giorni Felici” è sicuramente il testo più compiuto dal drammaturgo inglese, nonché il più ostico per chiunque si trovi al suo cospetto. Questa volta è toccato ad Andrea Renzi, che ci prova alla regia e interpretando uno dei due personaggi in scena. Lo accompagna Nicoletta Braschi in una produzione del Teatro Stabile di Torino, attualmente in scena al Teatro India di Roma.

Il fruscio del sipario da inizio alla pièce. Un campanello scandisce le ore di sonno da quelle di veglia. Winnie è incastrata dalla vita in giù in un cumulo di terra e sabbia. Willie suo marito, si muove strisciante con fatica, passando dalla sua tana al retro del cumulo della moglie. La prima,   impossibilitata a muovere gli arti inferiori ha in dotazione una serie di oggetti essenziali – una borsa contenente una pistola, uno specchietto, un ombrellino parasole – che la aiutano a “trascorrere i giorni”. Logorroica fino alla sfinimento, Winnie evoca ricordi di vita (passata, immaginata?). Da parte sua Willie, insofferente al caldo e al sole, si trascina strusciando dal fresco della sua tana ai piedi del cumulo della moglie. L’impossibilità di movimento dell’una sopperisce alla mancanza di parola dell’altro in un equilibrio instabile che li porta a essere uniti ma separati, nel monotono ripetersi dei giorni. Il campanello suona ancora.

Il sipario si riapre e Winnie è ormai sommersa fino al collo. Willie sembra scomparso, ma riappare vestito di tutto punto con cilindro e papillon, pronto per chissà quale evento importante. Con tutte le sue forse si arrampica sulla roccia, protende le braccia come a voler afferrare la pistola a due passi dalla testa della moglie, ma non ci riesce. Winnie continua a blaterare.

NoteVerticali.it_Giorni_Felici_Nicoletta-Braschi_ph-Gianni-Fiorito_1Accostarsi a un testo come “Giorni Felici” significa esplorarlo dall’interno con tutto il carico di rischi che l’operazione comporta, senza tuttavia intaccare il lavoro creativo che la regia deve in ogni caso svolgere. Qui purtroppo l’una e l’altra parte non vanno mai fino in fondo. E così, del testo si ripescano in superficie solo quegli elementi più formalmente esasperanti. Mentre la regia sembra aver paura di assumersi la responsabilità delle sue scelte, e alcuni elementi rimangono campati in aria dando luogo a un piatto dramma a tratti noioso e cantilenante, e in questo la recitazione della Braschi non aiuta.