“Gli equilibristi”: Mastandrea e il disagio esistenziale di un uomo separato

NoteVerticali.it_Gli equilibristi_Valerio Mastandrea

NoteVerticali.it_Gli equilibristi_Nel carnet dei film presentati all’ultimo Festival di Venezia, “Gli equilibristi” di Ivano De Matteo, nella sezione “Orizzonti”, ha meritato più di una segnalazione. Se, con “Posti in piedi in Paradiso”, usando i toni banalotti e ridanciani della commedia più semplice, Carlo Verdone aveva provato a raccontare l’esperienza di mariti separati all’alba della seconda decade del terzo millennio, la pellicola di De Matteo mette in scena la separazione declinata in forma di dramma esistenziale, realistico e cinico, almeno nelle intenzioni iniziali. La storia è immediata e lascia poco spazio alla fantasia: Giulio (Valerio Mastandrea), quarantenne romano impiegato comunale, conduce una vita apparentemente tranquilla con la moglie Elena (Barbora Bobulova). La coppia ha due figli, una adolescente rockettara e simpatica e un bambino dolce e sognatore. Tutto sembra procedere nella normalità, mentre, in realtà, l’esistenza della coppia è minata alla base dal tradimento, occasionale, consumato poco tempo prima da Giulio con una collega di lavoro.
L’episodio, sintomatico probabilmente di un malessere diffuso all’interno del rapporto tra Elena e Giulio, agisce sottotraccia come un tarlo fino a far scatenare l’evento detonatore chiamato separazione. Dopo l’ennesimo litigio coniugale consumato tra le mura domestiche, davanti ai figli, Giulio decide infatti di andar via di casa. La separazione avviene senza apparenti strappi, civilmente: l’uomo assicura alla moglie che penserà a tutto, garantendo che riuscirà a far mantenere ai figli lo stesso tenore di vita avuto fino a quel momento, e forse confidando in cuor suo in un possibile perdono da parte della compagna con conseguente suo ritorno a casa.
In realtà per il protagonista è solo l’inizio di una discesa all’inferno, che lo porterà ad attraversare tappe via via sempre più squallide: lo vedremo prima barcamenarsi tra doppi lavori sacrificati e prestiti umilianti, poi acquisire un cinismo e una cattiveria che non gli erano propri, quindi giungere a non riconoscersi più e a trascinarsi ai margini, in quell’Ade suburbano che lo renderà ultimo tra gli ultimi, invisibile tra gli invisibili, dimenticato tra i dimenticati. A quel punto, la scelta di De Matteo (oltre che regista, sceneggiatore assieme alla moglie Valentina Ferlan) preferisce virare dal cinismo verso un finale aperto alla speranza, a cui fa da cornice, guarda caso, l’atmosfera natalizia. E dove, oltre al pranzo del 25 alla Comunità di Sant’Egidio, per Giulio al posto dell’angelo Clarence c’è la figlia a far ritrovare – forse – le ali della normalità al proprio genitore. E questo, se da un lato tranquillizza lo spettatore, dall’altro porta il film verso un epilogo ricco di speranza ma scontato e, ahinoi, poco realistico.
NoteVerticali.it_Gli equilibristi_Valerio Mastandrea_2Questo non intacca tuttavia lo spirito del film, che intende raccontare il disagio esistenziale attraverso uno sguardo, quello del protagonista, che da vivo diventa vuoto e assente, dove il vuoto e l’assenza stridono con brutalità ferina in un mondo dove si è artefici del proprio destino, e dove la “cazzata” (così il Giulio-Mastandrea del film definisce il proprio tradimento) fine a se stessa, in realtà pregiudica promesse e desideri di normalità, e stravolge tutto, come in uno tsunami che abbatte e distrugge tutto ciò che incontra, e dove la solitudine non solo non riempie i vuoti, ma invade con il lutto esistenziale ogni diritto e ogni attesa, intaccando la dignità umana, pur non scalfendola mai. In questo, l’interpretazione di Mastandrea è a dir poco superba: lo vediamo vagare all’infinito, quasi come un Umberto D. dei nostri tempi, prima consapevole del proprio errore ma forse ancora sicuro di un riscatto, al di fuori della famiglia o ancora al suo interno, poi via via sempre più risucchiato dall’inadeguatezza della propria condizione, che lo fa precipitare al di sotto degli standard minimi di accettazione da parte della società, una società che lo respinge e lo rifiuta senza mezzi termini: in questo senso, sono emblematici gli approcci che ha con gli extracomunitari, dai quali riceve addirittura compassione perchè è diventato “meno di loro”. Perchè lo sappiamo, il vero equilibrismo sta nel riuscire a tirare avanti con 1200 euro al mese a Roma garantendosi un tetto (e auspicabilmente una nuova vita) per se stessi senza rinunciare all’esistenza “in target” per i propri figli, che lamentano esigenze e aspirazioni che sarebbe ingiusto non offrirgli. E perchè – come gli sceneggiatori fanno dire a un personaggio che Giulio incontra casualmente – “il divorzio è per quelli ricchi”. Inevitabilmente, il film prende una posizione marcata, tutta dalla parte del marito, la cui condizione (dis)umana fa dimenticare presto il fatto che sia stato lui a tradire, a “chiamarsi fuori” dalla famiglia e dai suoi canoni. Di contro, la moglie passa quasi da vittima a carnefice, perchè, dopo la separazione, pretende i soldi dal marito senza preoccuparsi di come l’ex coniuge stia davvero, ignara però che lui sia costretto a dormire in macchina circondato dallo squallore della stazione Tiburtina.
NoteVerticali.it_Gli equilibristi_Valerio Mastandrea_3Un film che colpisce a muso duro, che, se fosse stato realizzato negli Usa, probabilmente avrebbe fatto gridare al capolavoro, e avrebbe senz’altro garantito all’attore protagonista una nomination agli Oscar. Soddisfacente il cast, da Rolando Ravello a Maurizio Casagrande, a Paola Tiziana Cruciani, Antonio Gerardi e Pierluigi Misasi, attori che si prodigano in camei apprezzabili, dando corpo a personaggi che animano il sottobosco di vita del protagonista.
Una curiosità: Mastandrea e De Matteo avevano recitato insieme da rivali (gareggiando in una corsa clandestina vinta poi dal primo) nel 2002 in “Velocità massima” di Daniele Vicari (regista di “Diaz”), film discreto che puntualmente Italia 1 manda in onda a intervalli più o meno regolari.

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GLI EQUILIBRISTI

(Italia, 2012, Drammatico).

Regia di Ivano De Matteo.

Con Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers, Grazia Schiavo, Antonio Gerardi, Giorgio Gobbi, Francesca Antonelli, Damir Todorovic, Pierluigi Misasi, Paola Tiziana Cruciani, Lupo De Matteo, Maurizio Casagrande, Rolando Ravello.