Goldoni e l’amore secondo Quinta Scenica

NoteVerticali.it_Gli Innamorati_Goldoni_QuintaScenica

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Gli Innamorati_Goldoni_QuintaScenicaDiceva bene Flamminia a Ridolfo: innamoratissimi, sì, ma puntigliosi. Davvero i protagonisti della più bella commedia di tutto il mondo. Eugenia e Fulgenzio si amano, ma impulsività e gelosia hanno il momentaneo sopravvento, per poi rientrare nei ranghi, e, come nel più classico dei temporali estivi, fare spazio alla luce che dà vita. “Gli innamorati” scritta da Carlo Goldoni nel 1759, è rinata in un nuovo adattamento, curato dalla compagnia Quinta Scenica, che ha fatto tappa al Teatro Gambaro di San Fili (CS) sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo, in una due giorni che ha fatto registrare il tutto esaurito. Teatro di tradizione, sì, ma anche commedia esilarante e viva, che mette in scena splendori e miserie di una società che non è poi così distante dalla nostra. Basta un pizzico di immaginazione, fulcro e vanto di ogni esperienza teatrale, e la Milano del 18mo secolo, nella quale è ambientata l’opera, può trasformarsi nella realtà di oggi, dove i piccoli e grandi ricatti, dispettucci, gelosie, ripicche e malintesi trovano posto a ravvivare dialoghi e azioni, fino al tanto atteso lieto fine, che si celebra, immancabilmente.

Merito agli attori di Quinta Scenica l’aver saputo stimolare il pubblico con una interpretazione degna di nota, declinata anzitutto nelle prove rilevanti dei due protagonisti, Marilena Morabito e Stefano Milazzo, che hanno incarnato in modo pimpante e variegato la Eugenia e il Fulgenzio della fantasia goldoniana. Non meno intensa l’interpretazione di Tiziana Migliano, che ha dato alla sua Flamminia colore e carattere inattesi, e quella di Lisetta, messa in scena da Emanuela Gaudio, che ha offerto al personaggio arguzia e personalità. Bravi, poi, gli altri componenti del cast, da Sergio Martire ad Aldo Curcio, a Gianluca Musca e Maria Miceli. Un plauso doveroso, infine, ad Alessandro Chiappetta, che ha curato l’allestimento e la regia dell’opera, oltre a vestire i panni di Fabrizio, l’eccentrico zio di Eugenia e Flamminia.