Good Kill, quando la guerra ai talebani diventa un videogioco

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Andrew Niccol dirige una pellicola che indaga su uno degli aspetti della guerra al terrorismo più controversi e non ancora analizzati a dovere

NoteVerticali.it_Good_Kill_Ethan_Hawke_1Il maggiore Tommy Egan (Ethan Hawke) è un ex-pilota di caccia F-16 che ha combattuto per anni in Iraq e Afghanistan. Ora combatte un’altra guerra, con i piedi ben piantati a terra. Tommy pilota droni da una base dell’esercito americano nel deserto del Nevada, vicino a Las Vegas dove vive con la moglie Molly (January Jones) e i due figli. La sua routine quotidiana è molto semplice: di giorno uccide talebani davanti a uno schermo premendo un pulsante, e la sera torna a casa a occuparsi della sua famiglia. Almeno fino a quando l’arrivo di un nuovo co-pilota, la giovane e tenace Suarez (Zoe Kravitz), e una serie di eventi imprevisti non scuoteranno la sua coscienza, portandolo a interrogarsi sulla vera natura del proprio lavoro.

Andrew Niccol ha sempre affrontato, fin dai tempi di Gattaca, il tema dei rapporti di potere all’interno della società contemporanea e dell’influenza della tecnologia sulla vita reale. Con Good Kill ci mostra l’ultima frontiera della guerra nella sua variante più spietata e spersonalizzante: i bombardamenti effettuati dall’esercito americano in Afghanistan tramite le incursioni di droni a controllo remoto. Ciò comporta semplicemente che se prima piloti con una certa esperienza come Egan rischiavano la pelle in prima persona sul campo, ora le nuove generazioni di aviatori vivono la guerra come un vero e proprio videogame. Non corrono nessun rischio, ma le bombe che sganciano sono vere e i (presunti) terroristi che fanno saltare in aria sono persone in carne e ossa.

Egan non può sopportare quello che lui vede come un declassamento. Difende il Proprio Paese esattamente come prima, ha la prospettiva di una promozione, vede la sua famiglia ogni giorno senza dover restare dall’altra parte del mondo per lunghi periodi con il dubbio di non tornare mai più. Ma lui è un pilota, e il fatto di non poter più volare e di dover obbedire come un automa agli ordini dei superiori che chiedono di mirare e colpire comincia a pesare. Dal suo abitacolo nel buio di un container dotato di aria condizionata, il maggiore Egan comincia a porsi delle domande e a mettere in discussione gli obiettivi della missione: quello che lui e i suoi colleghi stanno facendo è davvero utile o produce più danni che vantaggi? Stanno davvero proteggendo il loro Paese e i loro cari o stanno forse “creando” più terroristi di quanti riescano a combatterne?

NoteVerticali.it_Good_Kill_Ethan_Hawke_2Sensi di colpa, alienazione e senso di impotenza sono dietro l’angolo. Davanti a uno schermo la tentazione a “giocare a fare Dio” punendo i “cattivi” che si osservano dall’alto è forte, come pure l’impressione di essere un burattino manovrato dall’alto, dai poteri forti. Chi è che decide chi può vivere e chi deve morire? Che senso ha colpire indiscriminatamente tutte le possibili minacce per la sicurezza nazionale? E se stessero semplicemente sterminando civili inermi?

Per Egan tutto ciò comincia anche ad avere effetti sulla vita personale. Manifesta sintomi da disturbo da stress post- traumatico “a distanza”, sviluppa un progressivo distacco dalla realtà che lo porta ad essere freddo e distante nei rapporti con i famigliari. Paradossalmente riusciva a godersi di più i brevi periodi che trascorreva con la moglie e i figli quando era costretto a stare fisicamente lontano, rispetto ad ora che li vede tutti i giorni.

Peccato che, da un certo punto in poi, le questioni etiche e militari sollevate dal film vengano accantonate per incentrare l’attenzione sul protagonista, la sua deriva psicologica e i poco convinti tentativi di ribellione e di riscatto personale. Peraltro la crisi interiore di Tommy non è del tutto chiara: si tratta davvero di sensi di colpa, dubbi morali e perdita di fede nel sistema politico-militare del quale ha sempre fatto parte, o è solo una crisi d’identità legata alla frustrazione di non poter più ricoprire il ruolo e la professione che lo definiva come uomo e lo faceva sentire utile e necessario a una causa?

NoteVerticali.it_Good_Kill_Ethan_Hawke_3Anche gli altri personaggi sono un po’ sacrificati dalla scelta di insistere sulla vita privata del maggiore. La co-pilota schietta e combattiva che prova a mettere in discussione gli ordini, i colleghi più giovani che non hanno nessuna esitazione di fronte alla prospettiva per loro più che giustificata di far fuori i “bastardi” musulmani per il bene della Patria, meritavano probabilmente un po’ più di attenzione.

In definitiva, Good Kill è un film che avrebbe potuto essere ma non è appieno, pur offrendo un interessante approfondimento su uno degli aspetti della guerra al terrorismo più controversi e non ancora analizzati a dovere.

GOOD KILL – Il trailer

 

GOOD KILL (Usa, 2014, Drammatico, 102’). Regia di Andrew Niccol. Prodotto da Nicolas Chartier, Zev Foreman e Mark Amin. Con Ethan Hawke, Bruce Greenwood, Zoe Kravitz, Jake Abel, Dylan Kenin, January Jones. Distribuzione Barter Entertainment. In sala dal 25 Febbraio 2016