Green Day: festa corale nel live di Milano

NoteVerticali.it_GreenDay_Milano_9

Si definisce una persona totalmente dipendente dalla musica, prevalentemente rock e british. Lavora nella Comunicazione e, nel tempo libero, va a concerti, legge, divora serie tv, viaggia

La band californiana ha entusiasmato il pubblico in un concerto che dimostra quanto Armstrong e socisiano ancora in corsa

NoteVerticali.it_GreenDay_Milano_2I Green Day sono tornati in Italia: dopo anni, il “Revolution Radio Tour” ha riportato il trio californiano nel nostro Paese, con quattro concerti palpitanti e adrenalinici: dopo le tappe di Torino, Firenze e Bologna, sabato 14 gennaio è stata Milano ad accogliere la band, per quello che è stato un vero e proprio rito collettivo.

Il concerto milanese è stato per l’appunto una grandissima festa, creata dai Green Day per e con il loro pubblico. Un pubblico – caso più unico che raro – formato da almeno tre generazioni: ci sono i 45enni, quelli che hanno avuto la fortuna di conoscere e iniziare ad amare questa band fin dai loro esordi a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi dei ‘90, ci sono i 30enni che se li sono goduti a partire da “Nimrod” (1997) per arrivare alla conferma mondiale di “American Idiot” (2004) e ci sono i 20enni, che, proprio grazie al famosissimo album anti-Bush, sono diventati fan della band. A partire da questo tour, ovviamente, ci saranno anche gli adolescenti che li stanno scoprendo in questi mesi grazie all’uscita dell’ultima fatica degli ex-ragazzacci di Berkeley, “Revolution Radio”, album pubblicato alla fine del 2016 e a quattro anni dalla deludente trilogia di “¡Uno!”, “¡Dos!”, “¡Tre!”, il punto più basso dell’intera carriera dei Green Day. Di quel lavoro, infatti, più che le canzoni (troppe, troppo simili una all’altra e troppo banali per la band che ha reso il punk-rock melodico un genere di massa amato da milioni di persone in tutto il mondo) resta soprattutto il ricordo dei gravi problemi di dipendenza da alcool e droga di Billie Joe Armstrong, l’amarissima cancellazione del concerto all’I-Day Festival di Bologna nel 2012, seguito di soli pochi giorni dal breakdown nervoso di Billie Joe sul palco dell’iHeart Festival di Las Vegas e dal conseguente annuncio ufficiale, comparso in una sera di settembre sui canali social della band, della decisione del lead-singer di entrare in rehab.

Per questo, il disco del ritorno era investito di una responsabilità enorme: quella di essere un lavoro deciso, in grado di convincere tutti – fedelissimi, scettici, detrattori, nuovi arrivati –   rassicurando i fan di una vita e attirandone di nuovi. E ci è riuscito benissimo. “Revolution Radio” è un album forte, convinto, carico, che riporta al mondo la gioia del connubio unico tra melodie vincenti e orecchiabili e accordi e riff tanto semplici, quanto potenti. Un lavoro fortemente impermeato della voglia di rivincita e di vita di Billie Joe dopo la sua disintossicazione, con un inno alla sopravvivenza che vive in quel “Still Alive” cantato nel secondo singolo estratto dall’album, la radiofonica “Still Breathing”, ma anche ripetutamente urlato negli intercalare con cui il cantante incita il pubblico del tour a cantare insieme a lui.

NoteVerticali.it_GreenDay_Milano_8Perfettamente puntuali, alle 20.30, il trio formato da Billie Joe Armstrong (voce e chitarra), Mike Dirnt (basso) e Tré Cool (batteria) fa urlare il Mediolanum Forum di Assago con l’energica marcia di “Know Your Enemy”, seguita immediatamente da “Bang Bang”, il singolo che lo scorso agosto ha anticipato il nuovo album rievocando le tanto amate – e spesso rimpiante – sonorità punk di “Kerplunk” (1992). Da lì, una scaletta che vede susseguirsi tutti i più grandi successi della band, e che dà spazio soprattutto all’album della consacrazione mondiale, “American Idiot”, e al nuovo lavoro. Sono infatti sei le canzoni estratte dall’ultimo album: oltre all’omonima “Revolution Radio” e alle già citate “Bang Bang” e “Still Breathing”, anche l’adrenalinica “Youngblood”, la bellissima “Forever Now” e la dolcissima “Ordinary World” (tema centrale della colonna sonora del film omonimo, che vede Billie Joe Armstrong nei panni di un quarantenne, ex-aspirante rocker, che torna a rivivere la sua vecchia passione per la musica grazie a quella della figlia adolescente). E poi una palpitante ed emozionale sequenza di pezzi storici come “Basket Case”, “She”, “Burnout”, “Longview”, “When I Come Around”, “Scattered”, “Christie Road”, “St. Jimmy”, “Jesus of Suburbia”, “Minority”, e l’immancabile poesia dolce-amara di “Good Riddance”, il pezzo che ha chiuso un concerto condito da luci potenti, fiammate e fuochi d’artificio. Non sono mancati, come sempre, il consueto medley di cover con “Shout”/“(I can get no) Satisfaction”/”Hey Jude” e la scelta di due fan (in questo caso due ragazze) chiamate sul palco da Billie Joe per unirsi a lui su “Longview”, prima, e “Knowledge”, poi: un momento che, ormai da anni, è diventato parte integrante dei live della band.

NoteVerticali.it_GreenDay_Milano_9E’ naturale, quindi, che il concerto dei Green Day sia stato una festa corale. Anche dopo una carriera di più di vent’anni di successi planetari e show imponenti, i tre di Berkeley riescono a fare una cosa semplice ma affatto scontata: mettere la musica al centro di tutto, e per tutti. Chiunque, dal parterre fino agli spalti di un Forum sold-out e gremito in ogni dove, ha urlato, cantato, ballato, saltato, riso, pianto, abbracciato. Uno show indubbiamente più potente del loro ultimo concerto in Italia, la tappa a Rho (Milano) nel maggio del 2013, quando, seppur in ripresa, la band risentiva ancora troppo della crisi personale e creativa di Billie Joe. Un live che sicuramente alimenta l’entusiasmo dei fan per i due concerti estivi della band in Italia, quello – appena annunciato – che aprirà il Lucca Summer Festival, il 14 giugno, e quello all’autodromo di Monza, il giorno seguente: una doppietta di date che ha il sapore di un regalo al pubblico italiano, uno dei più calorosi e fedeli tra il seguito planetario dei Green Day, capace di aspettare a braccia aperte la band anche dopo le delusioni cocenti dei concerti cancellati o la lunga assenza dalla scena.

Perché la musica dei Green Day è talmente bella nella sua disarmante semplicità che chiunque ci si può ritrovare, immedesimare ed emozionare.

E’ un inno alla vita, al non darsi mai per vinti, alla forza di continuare a lottare che accompagna ogni fan di questa band. In qualsiasi fascia d’età si trovi, un fan dei Green Day porta dentro di sé paure, fragilità e delusioni che trovano sfogo nell’energia delle chitarre e nel disincanto dei testi: un adolescente ci trova tutto il suo sentirsi solo contro tutto e tutti; un giovane adulto coltiva la sua voglia di successo in tempi politicamente e socialmente avversi; un adulto – coetaneo o quasi di Armstrong – ripercorre i suoi errori, le sue scelte, le sue delusioni e le sue vittorie. E tutti loro, insieme, sorridono nel realizzare di essere ancora in corsa, di essere “Still Alive”.

 

LA SCALETTA DEL CONCERTO DI MILANO:

  1. Know Your Enemy
  2. Bang Bang
  3. Revolution Radio
  4. Holiday
  5. Letterbomb
  6. Boulevard of Broken Dreams
  7. Longview
  8. Youngblood
  9. 2000 Light Years Away
  10. Hitchin’ a Ride
  11. When I Come Around
  12. Christie Road
  13. Burnout
  14. Scattered
  15. Minority
  16. Are We the Waiting
  17. St. Jimmy
  18. Knowledge
  19. Basket Case
  20. She
  21. King for a Day
  22. Shout / (I Can’t Get No) Satisfaction / Hey Jude
  23. Still Breathing
  24. Forever Now

Encore:

  1. American Idiot
  2. Jesus of Suburbia

Encore 2:

  1. Ordinary World
  2. Good Riddance (Time of Your Life)