Hamlet Travestie: da Shakespeare a Napoli, una farsa che fa riflettere

NoteVerticali.it_Hamlet_Travestie_foto_Stefania_Sammarro_2

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Gianni Vastarella è un Amleto partenopeo disadattato cronico, circondato da personaggi che vagano tra comico e tragico   

NoteVerticali.it_Hamlet_Travestie_foto_Stefania_Sammarro_2Quante complicazioni ha un nome, a volte. Lo sa bene Amleto Barilotto, giovane napoletano chiamato a ricoprire un ruolo che non vorrebbe a causa del nome che porta. Sprofondato in uno stato depressivo causato dalla prematura scomparsa del padre, il giovane vive, anzi vegeta, aggrappato alla sua coperta, come una sorta di Linus che vaga disadattato in mezzo al resto del suo nucleo familiare e affettivo, che cerca di tirare avanti nonostante le angherie subite da un oscuro strozzino. E’ questo l’habitat in cui prende vita “Hamlet Travestie“, sgangherato, dirompente e a tratti geniale adattamento teatrale messo in scena dalla compagnia Punta Corsara, che abbiamo avuto il piacere di vedere al Teatro Morelli di Cosenza.

NoteVerticali.it_Hamlet_Travestie_foto_Stefania_Sammarro_4Lo spettacolo, nuova tessera del mosaico allestito dal programma della rassegna ‘More Young‘, che porta nel capoluogo bruzio le migliori espressioni del teatro contemporaneo, ha offerto una chiave di lettura grottesca e chiassosa del dramma shakespeariano, riveduta e corretta grazie alla fondamentale parodia settecentesca dell’inglese John Poole, shakerata alle latitudini del ‘Don Fausto‘ di Antonio Petito. E’ con questi innesti che il brio e la cazzimma bonaria di personaggi altrimenti troppo inquadrati su binari di seriosità acquista colore e dimensione, che prendono vita in una storia sgangherata ma che è allegoria di un modo di essere e di comportarsi. La chiave di volta della storia è rappresentata dall’ingresso in scena di don Liborio detto ‘O Professore, una sorta di azzeccagarbugli che con i suoi consigli cerca di suggerire ai familiari un modo per far svegliare Amleto dal suo torpore. Rilevante l’attore che lo interpreta, Emanuele Valenti – che è anche regista dello spettacolo e autore con Gianni Vastarella (Amleto) e con la collaborazione drammaturgica di Marina Dammacco – capace di calamitare a sé una vulcanica forza espressiva, che si ritrova anche negli altri attori, da Giuseppina Cervizzi a Christian Giroso, a Carmine Paternoster, a Valeria Pollice. Una drammaturgia che è anzitutto farsa, capace di mescolare in sé il comico e la tragedia, in un miscuglio grottesco che offre sguaiatezza e goliardia, umorismo e trash, ma che nasconde in sé una lettura della realtà capace di far riflettere.

NoteVerticali.it_Hamlet_Travestie_foto_Stefania_Sammarro_3L’Amleto napoletano di Vastarella è infatti un disadattato cronico, perché vive in un contesto nel quale proliferano povertà e bisogno: lo strozzino non avrebbe potuto esistere né dettar legge se le condizioni economiche della famiglia Barilotto fossero state di altro tenore. E allora il testo, ben supportato da una colonna sonora che recupera “Where do you go to (My lovely)?“, brano del 1969 di Peter Sarstedt che racconta la storia di una ragazza che viene dai quartieri poveri di Napoli, ci suggerisce una chiave di lettura che esula dalla farsa per approdare alla tragedia. Un dramma che ha connotazioni esistenziali rilevanti, e che offre allo spettatore un momento di riflessione che si veste di spessore, se si pensa che Punta Corsara nasce da Scampia, uno dei quartieri senz’altro più difficili di Napoli. La cultura, unita al talento e all’entusiasmo, possono andare lontano. E’ quello che auguriamo ai ragazzi corsari che al Morelli ci hanno fatto divertire e riflettere.

(Foto di Stefania Sammarro)