Happy end: Michael Haneke racconta la dissoluzione di una famiglia borghese

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Prima che qualcosa finisca del tutto, se ne possono cogliere alcune avvisaglie ma a volte è troppo tardi per fermare il declino. Happy end, l’ultimo lavoro di Michael Haneke parla essenzialmente di una fine, quella della cultura Europea. Ambientato a Calais, il film racconta la storia di una grande famiglia altoborghese e della sua dissoluzione lenta e inesorabile. I due figli del patriarca sono persone alla deriva incapaci di provare sentimenti, falliti come genitori e poco avvezzi al lavoro subiscono passivamente la loro esistenza. Il maschio, ottimamente interpretato da Mathieu Kassovitz, è un chirurgo affermato che conduce una doppia vita tradendo la moglie e ignorando i due figli.


La donna è una madre fallita che sta portando al collasso l’azienda di famiglia, perennemente impegnata a salvaguardare la reputazione di un figlio alcolizzato e un padre (Jean Louis Trintignant) aspirante suicida. Haneke utilizza un gruppo di parenti  per raccontare la dissoluzione dei nostri tempi e non salva nessuno. Una regia capace di sfruttare sapientemente ogni forma di comunicazione: da facebook alle clip da caricare su youtube arrivando al silenzio, il film parla allo spettatore. Il regista recupera il suo sguardo asettico e disincantato, utilizza campi lunghi e spesso ovatta le conversazioni perché a volte è sufficiente intuire. Forse la figlia tredicenne di Thomas (il medico) è l’unica dotata ancora di umanità e buon senso , ma anche lei vacilla in una società dove provare un’emozione sembra essere un difetto assoluto. Isabelle Huppert nel ruolo Anne trasmette perfettamente una donna alla ricerca perenne di se stessa, capace di provare del bene verso il figlio pur considerandolo un perfetto demente. La domanda sorge spontanea : è un bene utilitaristico ? Una madre non ha desiderio di vedere la realtà per non avere un’altra prova del fallimento.  Un nuovo capitolo della produzione creativa di un uomo in grado, attraverso il suo cinema, di esercitare quell’onestà intellettuale così difficile da trovare perfino nella vita reale.  Se nei suoi film precedenti si poteva ancora intuire una via di salvezza , questa volta pare essere solo fingere di non vedere rifugiandosi nel ricordo di un passato glorioso e di un presente dove qualsiasi tipo di valore sembra essere totalmente cancellato.

HAPPPY END (Francia 2017, Drammatico, 110′). Regia di Michael Haneke, con Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard. In sala dal 30 novembre 2017.