La bellezza ritrovata a Milano

Luca Giordano, "Ratto delle Sabine"

Le Gallerie d’Italia fino al 17 luglio ospitano la mostra con 140 opere restaurate nel corso dell’ultimo biennio, secondo il programma Restituzioni sostenuto dal Gruppo Intesa San Paolo da quasi trent’anni.

Luca Giordano, "Ratto delle Sabine"
Luca Giordano, “Ratto delle Sabine”

Le Gallerie d’Italia di Milano, Piazza Scala, fino al 17 luglio ospitano la mostra La bellezza ritrovata. Vi sono esposte 140 opere restaurate nel corso dell’ultimo biennio, secondo il programma Restituzioni sostenuto dal Gruppo Intesa San Paolo da quasi trent’anni.

Questo è il ciclo di restauri più recenti e documentati da video, nelle pareti degli spazi espositivi di quasi tutte le opere, che ne spiegano le tecniche e le fasi. E, per la prima volta, in questo ciclo trovano collocazione opere nazionali insieme ad alcune internazionali.

In una panoramica globale, si tratta di opere di varia natura: dipinti, sculture, esempi di alta oreficeria, disegni, perfino dei costumi per citarne alcune. Ciò significa sia mostrare vari materiali sia, soprattutto, differenti tecniche artistiche. Oltre che abbracciare un vasto arco di tempo, che va dai primi secoli d.C. agli inizi del Novecento.

Si possono vedere alcuni elementi in marmo di sarcofagi, risalenti a quel primo periodo, che provengono dall’Appartamento di Troia del Palazzo Ducale di Mantova. Oppure, sempre quale esponente dei secoli antichi, si può vedere il gruppo in terracotta policroma, denominato “Cavaliere Marafioti”, appartenente al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Il giovane in groppa al suo cavallo, a sua volta sostenuto da una Sfinge, prende il nome dal luogo in cui è stato ritrovato presso Locri e, all’epoca della Magna Grecia, fungeva da decorazione del tempio dorico che vi sorgeva.

Paul Rubens, “Il Cristo Risorto”

Tra i dipinti spiccano, già all’inizio della mostra, il Ritratto di cavaliere di Malta di Caravaggio e più avanti, in un nucleo centrale in cui prevalgono soggetti di arte sacra, il Cristo risorto di Peter Paul Rubens, peraltro entrambi provenienti dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze.

Tali opere sono accompagnate dall’Adorazione del Bambino di Lorenzo Lotto, mentre il Perugino segna la sua presenza grazie alla Crocifissione con la Vergine e san Girolamo. E ancora, è possibile ammirare l’imponente Ratto delle Sabine di Luca Giordano. Otre a vari trittici e polittici, sempre a carattere sacro e provenienti da diverse regioni italiane.

L’Italia è percorsa da Nord a Sud toccando le città principali, ma anche quelle meno note, in una rete di opere spesso sconosciute eppure di grande valore artistico. In questo viaggio, anche storico fatto tra gli itinerari italiani per il recupero delle opere qui esposte, una significativa tappa all’estero è data da tre pannelli, in rilievo, di legno intagliato e dipinto recuperati presso il Monte Calvario di Banská Štiavnica. Si tratta di un complesso devozionale nella Repubblica Slovacca, composto da ventiquattro stazioni e costruito durante il Settecento. Di queste stazioni, le tre restaurate e qui esposte sono: “L’addio di Gesù a Sua Madre”, “Caifa condanna Gesù”, “Maria piange sul corpo senza vita di Gesù – Pietà”.

Una menzione a parte va data alla Croce di Chiaravalle – conservata a Milano presso il Museo del Duomo, ma nei secoli scorsi appartenuta all’Abbazia di Chiaravalle – realizzata prevalentemente nel Duecento da orefici veneziani e milanesi. Affascinanti le fasi del restauro, che ha visto smontarne i vari elementi per l’opportuna lavorazione per poi rimontarli sulla struttura una volta terminato il tutto.

Altro importante esempio di oggetto sacro è la pastorale di Pio V, risalente al Cinquecento, opera scolpita nell’avorio oltre che testimonianza di fine e sapiente intaglio.

La parte conclusiva della mostra è dedicata anche ai costumi: tre, tutti provenienti dalla Commedia dell’Arte e confezionati nel primo decennio del Novecento, che ancora oggi attestano l’importanza dei personaggi teatrali tipici come la Cantatrice, il Magnifico e Arlecchina.

Vicino a essi trova posto un’altra escursione in un paese straniero, peraltro lontano qual è il Giappone, di cui si è restaurata un’armatura risalente al Cinquecento e conservata, insieme con altri esempi di manifattura giapponese qui esposti, presso i Musei Reali di Torino.

Dunque si tratta di una mostra atipica nella sua originalità e peculiarità, date anche dall’offerta di alcune opere poco note, ma senza dubbio meritevoli di restauri che ne hanno restituito la bellezza messa alla prova soprattutto dal trascorrere del tempo, qui altrettanto ritrovato.