Il ministro: Gianmarco Tognazzi al cinema tra corruzione e commedia

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Un film dall’impianto teatrale, fatto più di piani sequenza che di stacchi, e che deve gran parte della sua riuscita all’interpretazione dei personaggi

NoteVerticali.it_Il_ministro_Gianmarco_Tognazzi_Fortunato_Cerlino_Jen_Ichikawa_1Ispirato a fatti probabilmente accaduti.. Dissolvenza, un cane nell’atto di fare i suoi bisogni. L’immagine iniziale è eloquente e difficilmente lascia aperto il margine di sperare in un lieto fine. Vedere per credere.

Il Ministro”, terzo film del regista Giorgio Amato, che approda alla commedia dopo le prime due esperienze thriller – horror (“Circuito chiuso” e “The Stalker”) è una grottesca fotografia su una società ai limiti della civiltà, in cui tutti agiscono per necessità e nessuno può fare a meno di mostrare il suo lato più “mostruoso”. Ed è proprio a “I mostri” di Dino Risi e alla grande tradizione della commedia all’italiana degli anni sessanta-settanta che il regista ha attinto nello scrivere e delineare i suoi personaggi. «Come se il figlio di quel personaggio» – interpretato da Ugo Tognazzi ne “L’educazione sentimentale” (primo episodio del film di Risi) – «fosse diventato l’adulto di oggi e portato sullo schermo» dice il regista. Filo conduttore che punta dritto alla scelta di Gianmarco Tognazzi come protagonista della storia.

In procinto di giocarsi il suo futuro economico, l’imprenditore romano Franco (Gianmarco Tognazzi, appunto) riesce ad ottenere un incontro con un pezzo grosso della politica. Tutto deve essere perfetto affinché la cena e il tentativo di corruzione annesso vada a buon fine. Così Franco addomestica le persone che gli stanno intorno, il cognato e socio Michele (Edoardo Pesce), sua moglie Rita (Alessia Barela), la escort dell’ultimo momento, la cinese Zhen (Jun Ichikawa), e si accerta che ogni cosa sia al suo posto. Dal vino più costoso dell’enoteca al coniglio che sua moglie vegetariana incallita cerca ripetutamente di boicottare e che la sua domestica Esmeralda (Ira Fronten) nasconde sotto le patate. Quando l’onorevole tanto agognato (Fortunato Cerlino) arriva con scorta a seguito, la serata può avere inizio. Purtroppo per Franco però il suo tentativo di messa in scena sembra rivoltarglisi contro e andare verso direzioni non previste.

Una commedia nera, un gioco al massacro, un “Carnage all’italiana” tra il comico e il grottesco, in cui ogni personaggio manifesta la sua disperazione attraverso un egoismo torbido e meschino. Se la regia appare in alcuni punti un po’ frettolosa, buona la scelta di una commistione di stili diversi, cosicché ogni situazione fa in modo che la lancetta oscilli dal comico al tragico, senza fermarsi troppo sull’uno a discapito dell’altro. L’attenzione dello spettatore rimane alta grazie all’estremizzazione di personaggi e situazioni, e allo stratagemma del non visto (probabilmente dovuto anche ai numerosi tagli a cui è stato sottoposto il film per questioni di durata) che fa in modo che alcune situazioni vengano solo immaginate a partire da particolari e porte chiuse. Al pari di quei personaggi meschini e ingiusti che ne anelano la presenza sullo schermo, la snervante attesa dell’ospite, presente soprattutto nella prima parte del film, finisce per invadere anche chi guarda. Un film dall’impianto teatrale, fatto più di piani sequenza che di stacchi, e che deve gran parte della sua riuscita all’interpretazione dei personaggi. Si potrebbe poi parlare a lungo della questione morale e sociale che la storia innesca, dei rimandi alla realtà, della corruzione del potere e di tutto quello che la circostanza vuole per un film che tratta argomenti come questi. Ma in fin dei conti la cosa importante è saper raccontare una storia e ancor meglio saperlo fare bene. “Il Ministro” ha il nostro voto.

IL MINISTRO – Il trailer

IL MINISTRO (Italia 2016, Drammatico). Regia di Giorgio Amato. Con Gianmarco Tognazzi, Edoardo Pesce, Alessia Barela, Jun Ichikawa, Ira Fronten, Fortunato Cerlino. Europictures.