Il più bel secolo della mia vita: interessante incontro/scontro generazionale

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Immaginazione, creatività e simpatia sono le tre parole chiave che delineano al meglio il suo carattere. Adora scrivere perché riesce a trasformarla in ciò che desidera, quando e come vuole. Può sentirsi libera in qualsiasi luogo, a qualsiasi ora della giornata pur rimanendo in una stanza.

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari portano in scena le ansie e le speranze di due personaggi, opposti caratterialmente e anagraficamente  NoteVerticali.it_Francesco_Montanari_Giorgio_Colangeli_Il-piu-bel-secolo-della-mia-vita_Teatro_EliseoDue N.N., due nescio nomen ovvero due “non nominati”, abbandonati fin dalla nascita, due anime opposte, completamente in antitesi (dal punto di vista caratteriale e per stile di vita), due destini uniti dalla stessa sorte se pur appartenenti a due mondi distanti. Nasce così il confronto generazionale diretto da Luigi Di Capua e Alessandro Bardani che mette in luce il restrittivo art. 28 legge 184/83 che sancisce che tutti i figli adottivi e non riconosciuti alla nascita non possono conoscere le proprie origini biologiche se non dopo aver compiuto il fatidico secolo, i 100 anni. La trama dell’opera “Il più bel secolo della mia vita”, in scena presso il Teatro Piccolo Eliseo, viene sviluppata attraverso l’incontro/scontro dei due protagonisti che rappresentano rispettivamente il riso (interpretato da un esilarante Giorgio Colangeli) e il pianto (interpretato da un appassionante Francesco Montanari).

Lo spettatore, già all’inizio delle prime battute, si ritrova coinvolto nella vicenda (che rappresenta il fulcro della storia) relativa alla riunione della cosiddetta F.A.E.G.N.(Associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali). L’inizio, rigorosamente in medias res, catapulta lo spettatore direttamente sulla scena, che prende inconsciamente partecipazione alla riunione, facendolo sentire parte integrante della lotta per l’abolizione di una legge che proibisce agli N.N. di avere notizie e di conoscere il nome della propria madre naturale.

Se da una parte questa situazione diventa assurda ed insostenibile per il 30enne Giovanni, dall’altra parte la questione è considerata totalmente innocua per l’arzillo centenario Gustavo che esordisce, in merito a questo contesto, con parole sprezzanti piene di cinismo e sarcasmo. Quest’opera tragicomica nasce da una problematica, analizzata da due punti di vista differenti: il primo contraddistinto dal carattere goliardico del quasi centenario Gustavo. Mezzo anno lo separa dalla verità, dalla possibilità di conoscere il vero nome di sua madre ma a lui poco importa in quanto è stato abbandonato e non intende conoscere una persona che non ha mai fatto parte della sua vita. Dietro questo carattere forte e vivace, si nasconde una persona triste e sola, che cerca di riempire il vuoto e la paura della vita, tanto quanto della morte, occupando il tempo tra battute e risate fragorose per cercare di sopportare l’assordante rumore del silenzio che ha dentro. Adora McDonald’s, Instagram, Facebook, le donne e lo stile di vita giovanile e libero, ha una mentalità completamente aperta ed è aggiornato su tutto, un anziano fuori dalle righe, high-tech e smart. Il suo abbigliamento risulta essere in perfetta sintonia con il suo carattere apparentemente gioioso: camicia hawaiana, espadrillas e jeans.

NoteVerticali.it_Francesco_Montanari_Giorgio_Colangeli_Il-piu-bel-secolo-della-mia-vita_Teatro_Eliseo_2Il secondo, definito dall’animo metodico del sensibile Giovanni, tra paure e insicurezze vuole invece a tutti i costi conoscere il nome della donna che lo ha messo al mondo: ipocondriaco e timoroso della vita, questo personaggio reprime tutto ciò che sente, ed è completamente razionale; un pensatore analitico che dimostra questa sua sfaccettatura anche dal modo di vestire: camicia, borsello e gilet che definiscono uno stile classico, agli antipodi delle tendenze bizzarre. La comicità e la serietà si incontrano e si mescolano perfettamente dando vita a sketch che sono più che apprezzati dal pubblico, infatti, sono numerosi gli applausi che seguono quasi ogni scena e non mancano di certo le risate che si protraggono ad eco per tutta la sala. Attraverso l’umorismo, queste gag ci comunicano un messaggio profondo: la rinascita di un uomo costretto su una sedia a rotelle, che avrà un nuovo bastone per la vecchiaia, un nuovo amico e di un ragazzo che, finalmente, invece di tarpare le sue ali, imparerà finalmente a slanciarsi verso l’esistenza.