Il quarto tempo di Cacciapaglia, anima e natura verso l’assoluto

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Il compositore milanese ha emozionato il pubblico nel concerto di Cosenza che ha aperto EXIT 2018

Se c’è una cosa che accomuna uomini di ogni epoca, cultura o lingua, è il suono. Quello delle parole, dei rumori, delle espressioni di giubilo o dispiacere, ma anche di violenza e tenerezza, che attraversano ogni quotidianità, a ciascun orizzonte o latitudine. E poi c’è il suono della natura, che da sempre sollecita ogni creatura invitandola a manifestare la propria meraviglia davanti a uno spettacolo ogni volta sempre nuovo. E, non ultimo, il suono delle note di un pianoforte, che impreziosisce la malinconia e amplifica le corde più intime di ogni sensibilità. Roberto Cacciapaglia è da decenni maestro conclamato nell’esaltare le magie del suono prodotto dalle “corde d’ebano” che rendono colorato il bianco e nero di una tastiera. Il suo pianoforte, da più di quarant’anni colonna sonora di emozioni che non hanno confine, ha fatto tappa a Cosenza per inaugurare la stagione 2018 di “Exit – deviazioni in musica”, rassegna che esalta l’arte in nome della qualità. Una creazione di Piano B, realtà vocata ad esaltare il territorio, che offre al pubblico calabrese spettacoli di pregio in location di rilievo. Il Castello Normanno-Svevo, fiore all’occhiello della città bruzia, tornato da qualche anno alla città, ha dovuto però abdicare alle ragioni climatiche, imponderabili e sovrane. E perciò l’inattesa pioggia di quasi estate ha costretto gli organizzatori a dirottare il concerto di Cacciapaglia nella più sicura – ma certo meno suggestiva – sala dell’auditorium “A. Guarasci” del Liceo Classico “B. Telesio”.

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Poco male, perché la qualità dell’esibizione del maestro milanese non ne ha affatto risentito. Focus del live, l’esecuzione di “Quarto tempo”, suo storico lavoro del 2007, presentato ora in tutto il mondo in una nuova veste acustica. Il concerto ha esaltato l’arte del compositore, primo in Italia ad aver pubblicato un disco in quadrifonia (era “Sonanze”, del 1974, ottimo esordio dopo la fruttuosa collaborazione con Franco Battiato in Pollution). Il pubblico ha sottolineato ogni esecuzione con applausi convinti e ripetuti, entrando in perfetta sintonia con le note ascoltate in sala e abbracciando idealmente quell’universo ‘oltre’ popolato dal microcosmo infinitesimale riempito dalla profondità delle emozioni scaturite dalla combinazione illuminata dei tasti bianchi e neri. Un connubio tra musica ed elettronica, suggellato dalla presenza sul palco di Gianpiero Dionigi, abile nel gestire i software capaci di portare alla luce – e mescolare sapientemente alle note del pianoforte – gli armonici, ovvero quei suoni che Pitagora amava chiamare ‘l’essenza dell’universo’. Suoni che Cacciapaglia non ha esitato a definire ‘biologici’ perché appunto vicini alla natura. Onde sonore che si propagano nello spazio e arricchiscono in modo prezioso la mera esecuzione di un brano.

Da segnalare, tra le composizioni ascoltate nel corso del concerto, oltre ai brani di “Quarto tempo”, da “Oceano” a “Atlantico”, passando per “Floating” e “Nuvole di luce”, anche “Double vision”, celebre colonna sonora dello spot televisivo della Fiat Uno, nel 1988. Un concerto senz’altro da ricordare, che ha visto coinvolto anche il pubblico nell’ultimo brano prima del bis. Protagonista una semplice nota, quel LA che rappresenta lo start per eccellenza quando si cerca l’accordo, che, declinato in tonalità minore e impreziosito da varianti in diminuita, quarta e settima, in sala ha fatto da tramite per consolidare quell’intesa tra artista e pubblico già ampiamente raggiunta nel corso del live. Armonie lievitate verso l’intimo, alla ricerca dell’assoluto.

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