Io sono tempesta: quando il confine tra bene e male non è mai abbastanza netto

NoteVerticali.it_io_sono_tempesta_marco_giallini_elio_germano_daniele_luchetti

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Nel nuovo film di Daniele Luchetti, Marco Giallini incarna alla perfezione un faccendiere condannato ai servizi sociali a confronto con il mondo della povertà

Rendere comprensibile la condizione umana di un senzatetto senza cadere nella retorica del già visto in salsa disperazione, è impresa assai difficile. In “Io sono tempesta”, il nuovo film di Daniele Luchetti, si parla di divario sociale senza incasellare per forza i protagonisti. L’imprenditore Numa Tempesta è condannato a un anno di lavori sociali per frode fiscale: dopo una prima fase di assestamento riuscirà a tirar fuori la parte migliore degli ospiti del centro. La vicenda riflette su vizi e virtù dei ricchi come dei poveri, che non sono così intonsi nella loro morale, arrivando a proporre un’interpretazione del popolo italiano stesso dove sono le sfumature a regnare sulle personalità.

La pellicola ricorda i lavori della commedia italiana negli anni 70, quella degli Scola e dei Monicelli, dove la linea di confine tra bene e male non era mai totalmente netta. Questa scelta permette un’umanizzazione dei protagonisti rendendoli più vicini allo spettatore: su questo il regista di Domani accadrà ha fatto centro. Io sono tempesta è un film divertente, imperfetto in alcuni passaggi ma che ha il grande pregio di non prendere una posizione netta (trasformando tutti i personaggi in mostri) andando ad approfondire alcuni aspetti caratteriali. Se l’imprenditore è un intrallazzone senza scrupoli, il gruppo di meno abbienti cui si lega non sembra da meno nel mentire per convenienza. Una vicenda metafora della condizione sociale italiana di questo periodo storico dove “una legge buona costa come una cattiva, se è buona è meglio” – come dice Marco Giallini nel film – e dove “L’empatia è il miglior affare” anche quando diventa così eccessiva da non stimolare la voglia di affrancarsi dalla condizione di indigenza.

Acquista su Amazon.it

Un film onesto intellettualmente, che forse non arriva alla mordacità delle pellicole storiche cui s’ispira, ma lo fa volutamente. Il paese è cambiato e figure come Bruno Cortona (Il Gassman de Il sorpasso, ndr), oggi, sarebbero meno invadenti e più comprensibili anche nei loro egoismi. Ottimo il lavoro del regista e degli scrittori che sono riusciti a smussare gli angoli mettendo insieme una sceneggiatura che funziona: dialoghi non eccessivi e mai eccessivamente prevedibili, recitati da un gruppo di ottimi attori.

Una considerazione su Marco Giallini è d’obbligo: il miglior attore italiano. Questo straordinario professionista è una garanzia per qualsiasi progetto cui prenda parte. Guardando la sua filmografia è impressionante la gamma di personaggi che Giallini ha affrontato, fornendo sempre interpretazioni maiuscole (anche in film meno riusciti). Il lavoro qui fatto per “Io sono tempesta” riesce a trasmettere tutta l’ingenuità e l’ingegno di un finanziere carico di intuito, ma in cerca di quel riscatto che la vita, condizione a parte, non gli ha ancora regalato. Un uomo essenzialmente solo come tutti, pronto ad aiutare se stesso e solo di conseguenza gli altri.

IO SONO TEMPESTA (Italia 2018, Commedia, 97′). Regia di Daniele Luchetti, con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini. 01 Distribution. In sala dal 12 aprile 2018.